Sant'Agata di Rosciano

ANTONIO MEZZANOTTE. In quest'atmosfera di incertezza (contagi in aumento, varianti, crisi di governo, della giustizia, dell'economia, ecc. ecc.) ricordo a me stesso che oggi, ma 1770 anni fa, moriva una ragazza ventunenne di Catania che si chiamava Agata. Dotata di grande bellezza, di profonda e caritatevole devozione (era stata consacrata diaconessa, all'epoca si poteva fare), di famiglia benestante. Attirò le attenzioni del governatore della città, Quinziano, che però, saputala cristiana, la obbligò a ripudiare la fede (un editto di Decio disciplinava la procedura di abiura). Al fermo rifiuto della giovane, la affidò ad Afrodisia (nomen omen), celebre prostituta (o forse appartenente ad un collegio sacerdotale sovrintendente ai rituali della ierogamia), al fine di rieducarla a facili costumi. Niente, la giovane non cedette. Allora, il governatore pensò in primo luogo di confiscarle i beni di famiglia (in ogni persecuzione le ruberie a danno delle vittime sono state spesso ammantate da una qualche giustificazione ideologica più o meno legalizzata), poi, sottoposta ad un processo farsa, la torturò, ferocemente, fino a farle recidere i seni con delle tenaglie, infine la bruciò sui carboni ardenti. Morì, come dicevo, il 5 febbraio del 251.Sant'Agata è raffigurata in uno degli affreschi conservati nella chiesa di San Nicola a Rosciano, con palma del martirio, pallio rosso porpora (il celebre velo, tuttora conservato, che non bruciò durante le torture e che dopo la sua morte tante volte ha protetto la città di Catania dalla lava dell'Etna) ed il seno reciso: per linee, forme, colori, stato di conservazione è uno dei dipinti più belli, tra quelli coevi, rinvenibili nell'intera area vestina e Val Pescara.Perché venne commissionato ad uno dei tre anonimi allievi del maestro Andrea De Litio che lavorarono a San Nicola tra il 1480 ed il 1522? Ebbene, la lettura di questi affreschi è strettamente connessa alla vita quotidiana degli abitanti del luogo.Che poteva fare la povera donna roscianese del Quattrocento per proteggere il proprio bimbo neonato dalla fame? Ricorrere all'intercessione di Sant'Agata, protettrice dei seni, delle balie, delle nutrici in genere, invocata contro la perdita del latte materno e per curare le infiammazioni dei capezzoli. Ecco spiegata, così, la grande devozione che si rinviene in quel di Rosciano per la Santa catanese, almeno sino al Seicento, prima della Grande Crisi di metà secolo, all'esito della quale il culto verrà dimenticato ed infine sostituito, unitamente a quello degli altri Santi Patroni del paese, con quello di Santa Eurosia. Seppure, però, l'affresco di Sant'Agata restò imbiancato con calce per circa 300 anni a seguito della pestilenza del 1656, una lontana eco di quella devozione restava ancora viva nella memoria collettiva delle donne anziane di Rosciano, almeno fino a qualche decennio or sono (io stesso annotai da mia nonna la seguente invocazione: "Sant'Agate de Rusciane, gne l'acque de sta fundane, lu latte fa arevenì pe stu citele mi, e se tante ci n'avanze pure pe lu vicinate": il riferimento è ad un probabile rituale che si svolgeva nei pressi di una fonte o una sorgiva. A mio avviso, la particolarità di questa preghiera è la dimensione collettiva della grazia invocata: Sant'Agata, dammi il latte per mio figlio, non solo per me ma tanto che ce ne avanzi anche per i bimbi delle altre donne a me vicine).Ricordiamoci di questi piccoli capolavori nascosti nei nostri paesi, essi rappresentano quanto di meglio e di unico questo territorio ha saputo offrire nei secoli ed andrebbero conosciuti, tutelati e valorizzati.

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