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DOCUEMENTI "Adriano Silvestri e l'orto degli Agostiniani: Penne, 6 dicembre 1824"

di PARIDE MARIOTTI

IL 6 dicembre 1824, Adriano Silvestri lasciò il palazzo di famiglia a Brittoli e raggiunse Penne. Ad attenderlo c'erano tre periti agrimensori - Giannandrea Cassano, Luigi Angelini e Massimo Nicola de Donatis - incaricati di misurare un terreno appartenuti ai Padri Agostiniani.

Per capire perché Silvestri fosse lì bisogna fare un passo indietro.

Tra il 1806 e il 1815,le riforme di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat modificarono profondamente il Regno di Napoli. La legge del 13 febbraio 1807 decreto' la soppressione di numerosi ordini religiosi e l'incameramento dei loro beni da parte del Demanio Pubblico.

Anche il Convento degli Agostiniani di Penne fu soppresso, nel 1809.

Terre e immobili appartenuti per secoli ai religiosi entrarono così nel mercato dei beni demaniali.

Tra questi vi era anche il loro orto, acquistato il 16 luglio 1816 dal Principe Luigi Maria Boncompagni Ludovisi (1767-1841),per mezzo del notaio Angelo Quartarola.

Ad occuparsi degli interessi patrimoniali del Principe nell'area Vestina era Adriano Silvestri, uomo di legge e amministratore di fiducia della famiglia. La sua esperienza era preziosa in un patrimonio fatto di terre, immobili, diritti e, inevitabilmente, controversie.

E così, otto anni dopo l'acquisto, eccolo a Penne per verificare personalmente la consistenza dell'antico orto.

La precedente misurazione gli attribuiva una tomolata, due coppe e cinque stoppelli. I tre agrimensori, dopo il sopralluogo, stabilirono invece che il terreno misurava tre stoppelli, circa 6000 metri quadrati.

Ma è la descrizione dei confini a rendere oggi particolarmente interessante questo documento.

L'orto confinava a settentrione con le mura della chiesa e del convento e si estendeva nell'area verde posta sul lato opposto della facciata principale, scendendo lungo il costone della collina.

Per chi conosce Penne, è quasi una piccola mappa del passato.

Dove oggi riconosciamo largo Sant'Antonio e le aree circostanti, nel 1824 si trovava dunque un terreno agricolo appartenuto agli Agostiniani. E non era un terreno qualsiasi :I periti vi registrarono anche 22 alberi di ulivo.

È curioso pensare che, passeggiando oggi in quel luogo, si possa attraversare uno spazio che due secoli fa appariva completamente dlverso:un orto che scendeva lungo la collina, accanto alle antiche mura del convento, con i suoi ventidue ulivi.

IL Convento, intanto, avrebbe avuto un destino diverso. La struttura originaria andò progressivamente in rovina nel corso dell'Ottocento e, tra il 1930 e il 1932, sui suoi resti venne costruito l'attuale edificio monumentale, successivamente occupato dai Frati Conventuali.

Rimane così, in una perizia del 1824,una piccola fotografia di Penne scomparsa.

E forse è proprio questo il fascino della storia locale:prendere un luogo che conosciamo bene e scoprire che, duecento anni fa, aveva un'altra forma, un'altra funzione e persino ventidue ulivi in più.

Quel giorno Adriano Silvestri era andato a Penne semplicemente per far misurare un orto.

Oggi grazie a questo documento, possiamo provare a immaginarlo.

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