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DOCUMENTI "I De Felici di Villa Santa Croce"

-Una famiglia, una proprietà e una controversia giudiziaria nel 1805-

Nel 1805,una disputa per alcuni terreni coltivati a orto porto' i De Felici di Villa Santa Croce davanti alla Corte Civile di Caramanico.

Dietro quella lite c'erano una vedova, alcuni figli minorenni, un'eredità e una vendita di terreni che, a distanza di pochi anni, era diventata motivo di accesa controversia.

Agli inizi dell'Ottocento, a Villa Santa Croce, piccolo borgo di Civitella Del Tronto, vivevano i fratelli Liborio e Donato De Felici, insieme alle sorelle Ippolita e Apollonia e all'anziano padre Domenico.

Liborio era Abate, mentre la famiglia continuava a occuparsi delle proprie proprietà e dei propri interessi patrimoniali.

Ippolita aveva sposato Giuseppe Nicola Grossi, appartenente a una famiglia di proprietari terrieri di Caramanico.

Nel 1802, Grossi aveva ceduto a Giambattista Persico alcuni terreni coltivati a orto, con il cosiddetto "patto di ricompra" :una clausula che gli consentiva di riacquistare i beni entro due anni.

Nel frattempo, però, Grossi continuo' a coltivare quei terreni, pagando a Persico un affitto annuo.

Poi arrivo' la morte improvvisa del Grossi.

Ippolita rimase vedova con i figli minorenni e suo fratello Donato De Felici assunse il ruolo di tutore, intervenendo nella gestione degli interessi della famiglia.

Ed è qui che la vicenda si complica.

Nel 1805, Donato si rivolse alla Corte Civile di Caramanico per far valere le proprie ragioni sui terreni e sulle relative rendite.

Persico reagi' con fermezza.Sosteneva che la vendita del 1802 fosse regolare e che quei terreni fossero ormai di sua proprietà.

Affermava inoltre che Donato e il fratello Liborio fossero perfettamente a conoscenza dell'accordo e dei pagamenti degli affitti.

La situazione precipito' quando Persico che i terreni erano stati messi all'incanto.

Secondo lui, si stava tentando di vendere "la roba altrui", trasferendone il possesso ad altri offerenti.

Persico chiese quindi alla Corte di annullare gli atti relativi alla vendita e intimo' a Donato De Felici di lasciare i terreni. Si riservo' persino di intraprendere un'azione criminale.

La controversia non riguarda dunque soltanto la proprietà della terra.

Dietro quella lite c'erano gli interessi di una famiglia, la tutela di alcuni minori e il diritto a percepire le rendite dei terreni.

IL 6 aprile 1805, Biase Varrasco, pubblico servitore della Corte di Caramanico, si recò a Villa Santa Croce per notificare l'istanza a Donato De Felici, consegnandola alla sorella Apollonia. Un gesto apparentemente semplice, registrato in poche righe di un documento giudiziario, ci permette oggi di riaprire una finestra sulla vita di quella famiglia e sul mondo nel quale viveva.

Dietro i nomi di Donato, Liborio, Ippolita e Apollonia De Felici, di Giuseppe Nicola Grossi e di Giambattista Persico, ritroviamo una storia fatta di terre, eredità, interessi familiari e controversie.

Una piccola vicenda giudiziaria del 1805 che, dopo più di due secoli, ci restituisce un frammento concreto della vita delle famiglie proprietarie dell'Abruzzo.

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