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PICCOLA STORIA PIANELLESE. Luigi DE FELICI, davanti al Pretore di Città Sant’Angelo su un brutto incidente

ELSO SIMONE SERPENTINI

L’11 dicembre 1908 il Marchese LUIGI DE FELICI, figlio di GESUALDO e di SILVINA OLIVIERI, fu chiamato a deporre davanti al Pretore di Città Sant’Angelo su un brutto incidente, avvenuto la sera del 23 settembre, per il quale lo si incolpava, aver provocato, guidando la sua automobile, la fuga precipitosa di un cavallo attaccato ad un carretto che, spaventato, si era messo a correre all’impazzata, lungo la strada Pescara-Castellammare.

Il Marchese raccontò che quella sera era di ritorno da una gita, non sapeva precisare se a Chieti o a Francavilla, e si trovava a passare nella piccola piazzetta antistante la casa del dott. Puca, guidando la sua automobile a velocità normale, anzi, al inferiore a quella di un cavallo da trotto, senza accorgersi per nulla del cavallo e della sua fuga all’impazzata. così come non se n’era accorto il suo meccanico, Ottavio Ciarburo. Né quando era tornato a casa, né nei giorni successivi, aveva saputo che a causa della sua automobile un cavallo, spaventato, si era dato a precipitosa fuga attaccato al suo carretto. Lo aveva saputo solo molti giorni dopo, dal maresciallo dei carabinieri che era andato da lui e gli aveva chiesto le sue generalità, dicendogli, con suo grande stupore, che lo si accusava di aver provocato la fuga di un cavallo attaccato ad un carretto che aveva provocato delle lesioni ad alcuni passanti. Aveva assunto sue informazioni e aveva saputo che nelle ore pomeridiane del 23 settembre si erano trovate a passare altre due automobili sulla stessa strada dove era passato lui, e aveva anche saputo che il cavallo si trovava a molta distanza dalla strada pubblica e questo spiegava come mai egli non l’avesse visto. Aveva anche saputo che il cavallo si trovava solo, abbandonato a se stesso.

Per ora non poteva indicare testi, ma dichiarò che teneva a far notare che l’automobile alla cui guida si trovava, una delle tre che possedeva, portava il numero 55-67 ed era una Fiat di 16 cavalli, che non aveva la sicura in funzione, perché era guasta da un anno, ma aveva la tromba regolamentare. Il Marchese ribadì che la sua velocità era inferiore al normale e perciò non gli si poteva addossare alcuna responsabilità, perché, passando per il corso Umberto I di Castellammare, come era sua consuetudine aveva usato la massima prudenza, anche perché le strada non era nelle migliori condizioni di manutenzione, a causa del continuo traffico, specie in quel tratto. Le guardie municipali di Castellammare Cetteo Di Matteo ed Evangelista Brandimarte potevano testimoniare sulla sua velocità, così come il suo meccanico Giuseppe Chimenti, oltre ad Amedeo Ceselli di Roma, abitante in via Leoniana, n. 47, potevano testimoniate che sulla sua automobile n. 55-67 la sicura non funzionava da oltre otto mesi, anzi, era stata smontata. Il marchese per queste ragioni negava ogni sua responsabilità nell’accaduto, Venne sentito di nuovo dalla giustizia il 31 marzo 1909 e disse che non ricordava bene se a guidare l’automobile al momento della fuga del cavallo fisse lui o il suo meccanico Ciarburo. Per il resto si riportò a quanto dichiarato l’11 dicembre 1908 al Pretore di Città Sant’Angelo. Poi ammise che molto probabilmente era lui a guidare l’automobile, ma ribadì che nessuno, né lui, né chiunque altro era a bordo della sua automobile, si era accorto della fuga di un cavallo attaccato ad un carretto.

Sempre il 31 marzo 1909, il meccanico Ottavio Ciarburo, dichiarò di non poter dire sull’episodio, perché non ricordava di aver mai visto un cavallo che scappava attaccato ad un carretto passando con l’automobile del Marchese De Felici per Castellammare Adriatico. Tenne però a precisare che stavano a Castellammare in permanenza e pertanto quasi ogni giorno uscivano con l’automobile,così era probabile che fossero usciti anche il 23 settembre 1908. In questo caso sarebbero certamente passati in via Umberto, essendo la via principale di Castellammare. “Ripeto però” ribadì “che io non ho mai visto un cavallo imbizzarrito al nostro passaggio”. Non essendosi accorto di nulla, non sapeva precisare se a guidare l’automobile nell’occasione fosse lui o il Marchese.

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