Pianella. Notizie e cenni storici sulle fornaci del territorio di Pianella.

REMO DI LEONARDO

Esiste da sempre una correlazione geografica tra aree ricche di materie prime e distretti industriali che le utilizzano, è il caso ad esempio dei settori che producono materiali da costruzione come le fornaci da laterizi.

A Pianella, sin da tempi antichissimi, abbiamo testimonianze della lavorazione dei mattoni dei matunari che fabbricavano nelle fornaci mattoni, tegole, maschere per fontane, fregi, ma anche olle, vasi, ciotole, boccali, quartare, trufoli, pignatte.

Lo Statuto di Pianella del 1549 fissa le caratteristiche nel fabbricare mattoni.

Capitolo 35

DE CHI FACESSE MATUNI

 Statuto et ordinato, è, chi qualuncha persona volesse far matunj et Pencj (tegole ricurve dette anche coppole) debia pigliare lo Modello da la università et sigillato, alla pena dun carlino per oonne fiata […]

Diverse fornaci a cielo aperto erano presenti in c/da Fornace, sotto la zona chiamata “le Cavune” (cave di argilla), Fonte Prigliano (Ponte dello Stocco), Callariello, Borgo Carmine, Colle da piedi e Santa Lucia.

Dalla fine dell’800, primo ventennio del ‘900, con l’avvento del forno a fuoco continuo se ne evidenzia una particolare concentrazione nella Valle del Pescara.

Entrano in funzione le fornaci di Popoli, Bussi sul Tirino, Bolognano, Torre de’ Passeri, San Valentino, Alanno, Manoppello sino a raggiungere Pescara con le sue 12 fornaci Hoffmann. Forno Hoffman del 1873.

La struttura portuale riveste un ruolo economico interessante per alcuni settori produttivi come per l’industria laterizia che importa dalla costa balcanica carbone e legname ed esporta laterizi.

Saranno gli anni tra le due guerre mondiali a vedere una nuova fase dei cicli di produzione quando nella quasi totalità delle fornaci abruzzesi verrà introdotta la forza motrice e con essa la razionalizzazione e meccanizzazione delle operazioni di preparazione e di trafilatura dell’argilla.

Negli anni ’20 le direttrici di espansione della cittadina rivierasca rivolgono il loro interesse anche verso la vallata vestina: malgrado l’agricoltura agisca ancora da traino sulle economie locali, la nuova linea ferroviaria Pescara-Penne con la stazione di Pianella, chiusa il 20 giugno 1963 (a servizio del comune di Pianella pur rimanendo sul territorio di Loreto Aprutino),crea le possibilità di nuovi scenari economici consolidando le zone dell’asse fluviale del Tavo-Saline che da sempre si è posto come infrastruttura a sostegno di attività produttive quali mulini, frantoi, guarchiere, cartiere e naturalmente fornaci.

Anche in questa zona la produzione di materiali laterizi rientra tra le vocazioni territoriali più tipiche tanto da poterle definire specificità territoriali. Fornaci a fuoco continuo sorgono a Penne (definita la città del mattone), Loreto Aprutino, Picciano, Spoltore, Città Sant’Angelo e Montesilvano.

Se ne aggiunge un’altra quella di Pianella nel 1930,fondata da Vincenzo Di Gregorio e suo nipote Antonio Di Gregorio (Sperucce),padre del notoavvocato Eugenio.Una realtà produttiva che diventò ben presto motore di sviluppo locale con l’impiego di molti operai e tra questi ricordiamo: Rocco Scipione (Tabanare) ed Ernesto, Vincenzo e Peppino Pietrolungo (Surgine), Tonino Norscia, (Lu Trasulande) Alfonso Vicario, Di Nicolantonio Silvestro (La Zipirille), Di Martile Paride (Davidde, meccanico e scavatore), Pompeo Aielli (Pumbelijane sfornatore). 

Il luogo dove costruire la fornace venne scelto dai Di Gregorio appena fuori dall’abitato, in contrada S. Lucia, per la presenza di alcune cave di argilla. L’argilla in stampi di legno veniva immessa all’aperto nelle aree adiacenti alla fornace e la cottura si effettuava nei forni collocati sotto la tettoia.

Con il nuovo metodo Hoffmana, gli stampi di argilla venivano inseriti all’interno della fornace, sopra i forni, costruiti in numero non inferiore a dodici. Questo diverso metodo di lavorazione consentiva una migliore essiccazione dell’argilla ed un notevole incremento dei “pezzi” cotti nei forni.   

Ad un lato della fornace vennero costruite delle casette a schiera per gli operai, proprio vicino l’abitazione del proprietario.

Ricordo quando dopo la chiusura della fornace, avvenuta tra il 1966 e il 1967,essa divenne luogo di ritrovo per i bambini più temerari per giocare a “Guardia e ladri” e giochi di avventura mentre le casette abbandonate ritrovo di ragazzi in cui ascoltare musica e fumare qualche sigaretta di nascosto dai genitori.  

Oggi, nell’area dell’ex fornace rimane la Villa della famiglia Di Gregorio mentre al posto della fornace vi sorge il complesso abitativo Poker, costruita dall’impresa Pozzi, con annesso l’ex Albergo Ristorante Casa Bianca oggi Centro polivalente “Casabianca Salus S.r.l.”.

Si ringrazia per alcune notizie riguardanti la fornace di proprietà la famiglia Eugenio Di Gregorio.

Bibliografia:

Loredana Rainaldi, Quando il fuoco camminava. Nascita e sviluppo dell'industria laterizia in Abruzzo, Editore: Tinari 2005.

Vittorio Morelli, Historiae de Planella, Penne: tip. Litografia Cantagallo, 1979.

Roberto Liberatoscioli Pianella dolce Pianella, Tipografia Hatria Edizione 2004.

Sitografia:

http://www.latermeccanica.it/ambiente/?lang=it

Localizzazione delle fornaci a fuoco continuo in Abruzzo

Foto: Archivio privato famiglia Eugenio Di Gregorio.

ARTICOLO PUBBLICATO SU LACERBA IL 21 LUGLIO 2021

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