
Remo DI LEONARDO - LACERBA 27 GIUGNO 2025

Nel 2016 la Pro Loco di Pianella partecipò al Bando Regionale denominato “PRO LOCO E TURISMO”, ottenendo fondi comunitari per un progetto turistico collegato non solo agli eventi in programma (come "Incanto sotto la Luna", Il Premio Nazionale di Poesia G. Porto, il Premio di Lettere, Arte e Scienze “Rosone d’oro", lu Bbongiorne, etc.) ma anche ad uno specifico, “I pannelli turistici e la Torre civica”.
Si trattò della realizzazione, nell’area scolastica di “Villa de Felici”, di una Torre in metallo contornata di luci a led, progettata dall’architetto Eugenio Cancelli, a ricordo dell’antica Torre e simbolo del Comune di Pianella, distrutta da amministratori locali negli anni ‘60, e la creazione di pannelli informativi sulla storia di “Villa de Felici” e la sua Torre. Nel corso di questi anni, i pannelli, purtroppo, hanno subito delle criticità. Usurati dal tempo e a seguito di atti vandalici, sono stati tolti, anche se, come mi è stato assicurato dagli amici della Pro Loco di Pianella, presto saranno risistemati e di nuovo visibili al pubblico.
Resta ancora la “Torre” contornata da luci a led da revisionare. A dire il vero in molti speravano potesse avere un maggior richiamo simbolico e forse meriterebbe di essere meglio contestualizzata, anche se resta, insieme alla statua di Venere che si trova presso il chiostro del Comune di Pianella (ex convento dei Domenicani), grazie a diverse foto ricordo e reperti archeologici, l'unica testimonianza di quella che era una volta la rinascimentale Villa de Felici.

Il 26 maggio del 2017 durante i lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza dell’area scolastica di Pianella, mentre si procedeva alla sistemazione della nuova rete fognaria della Scuola Primaria, in programma dall’amministrazione comunale di Pianella di allora, furono rinvenuti: parte delle antiche mura, resti di laterizi, frammenti di ceramica da fuoco, da dispensa, ceramica invetriata, vasi, brocche, tazze, piatti e piccole lampade ad olio appartenenti alla rinascimentale Villa de Felici.
Dopo questa premessa, sperando di fare cosa gradita ai miei concittadini, ai ettori, agli appassionati di “Storia Patria”, mi accingo ora qui di seguito a pubblicare il contenuto informativo di quei pannelli, integrato da immagini, ai fini di far conoscere ad un più vasto pubblico la storia di quello che è stato lo splendido gioiello storico-architettonico, Villa de Felici (ex "la Tolfa") e la sua Torre.
Il 10 aprile 1487, il Re Ferdinando I concesse ad Organtino Orsini Pianella, assieme a San Valentino, Abbateggio, Cusano e Bacucco. La famiglia Orsini riconobbe gli statuti, capitoli, privilegi e le immunità della Università di Pianella per mano del notar Nicolai.
Come scrive Alterisio Lizza, nel 1507 Organtino e Francesco Orsini vendono a Giacomo della Tolfa per 6000 Ducati gli stessi territori. I della Tolfa mantennero e confermarono i diritti dell'Università per mano del notar Domenicantonio Magnante nel 1509.

Il commendatore Camillo de Felici, già sindaco di Pianella, nel 1852 riporta nelle sue notizie manoscritte su Pianella alcune notizie sulla Villa. Nello stesso manoscritto si legge che i della Tolfa cominciarono la costruzione di “un magnifico palagio a forma di castello fuori l'abitato aprire (oggi borgo Santa Lucia). Di esso restava parte delle mura esteriori in forma rettangolare, delle quali quelle più lunghe erano di palmi 134, le più corte palmi 115, elevandosi dal suolo altri palmi 18 ed avendo la spessessa di palmi 7. Nell'area racchiusa dalle indicate mura, e propriamente nelle vicinanze dell'angolo Nord-Est vedevasi costruito un serbatoio d'acqua, il quale nella parte esteriore aveva la lunghezza di palmi 64, la larghezza di palmi 33, e l'altezza di palmi 20, mentre il vano interno era delle seguenti dimensioni, cioè lunghezza palmi 59, larghezza palmi 24, altezza palmi 31, il ripetuto serbatoio vedesi pavimentato a mosaico. Il fu cavaliere D. Luigi de Felice dè baroni di Rosciano ed il Commendatore Camillo suo fratello acquistarono nel 1836 dal Real Demanio detti avanzi, i quali fanno oggi parte di una villetta, della quale si terrà appresso proposito.”

Molti autori sono concordi nell’affermare che la famiglia della Tolfa sia un ramo derivato dall'antica famiglia Frangipane.
Carlo della Tolfa figlio di Giulio, vendette Pianella nel 1583 a Margherita D'Austria per 6.600 ducati con i tanti privilegi accordati e specialmente tra “la salvaguardia delle contribuzioni dei passaggi dei soldati a piedi ed a cavallo ".
La Villa de Felici era un edificio ameno con latomie, uno chalet dal tetto in legno intarsiato e dalle pareti esterne stuccate ed affrescate. Essa fu acquistata dai de Felici, baroni di Rosciano, San Giovanni e Villa Oliveti, dal reale demanio nel 1836. Luigi de Felici I era nel 1849 Capo Plotone della Guardia Nazionale a cavallo.
La Villa, che si sviluppava su due piani, a pianterreno era occupata da una grande camera da pranzo con un importante tavolo in noce allungabile che dava su una cucina fornita di ogni accessorio compresa una macchina per cucinare a petrolio. Subito dopo v’era una camera “dopo cucina” con divani in noce a spalliera imbottiti in stoffa, una camera della cuoca con il letto, quella delle “tre signorine” (la servitù). In un'altra stanza v’era un biliardo provvisto di rastrelliera con stecche in legno e palle in avorio con ai lati diversi tipi contenenti la cristalleria.

Al primo piano il visitatore era accolto da un porta abiti di noce con annessa specchiera. Seguiva una cameretta da pranzo con “apparecchio” telefonico che comunicava con il palazzo (in Piazza Garibaldi) con tavolino in noce e stipi a muro contenenti i servizi piatti e bicchieri. Uno studio con scrivania in noce “a nove tiretti”, poltrone, sedie e un altro apparecchio telefonico introduceva nel grande salone con cinque divani, dieci poltrone con tavolinetti tondi in legno nero, le pareti erano affrescate con strappo dell'unico affresco superstite e a terra troneggiavano quattro grossi vasi etruschi punti il piano superiore finiva con le due camere padronali con annessi Camerini con bidet con piedi a coperchio di noce e vaso di Stanlio. Nella camera della signora marchesa Silvina Olivieri una lettiera in ferro e un comodino entrambi verniciati in nero e in quella del signor Marchese una lettiera a due spalliere di noce un busto di Dante in scagliola e un quadro raffigurante la Madonna con il bambino opera del cavaliere Luigi de Felice I. Annessa al palazzo una torre con 7 feritoie e con l'antenna all'interno 5 scaffali a 16 piani e un grosso cassone a cinque scompartimenti.


Non distante dalla Villa uno chalet con due lettiere di ferro verniciate uso mogano a spalliere alte due colonnine in ferro con bacile, boccale per acqua e piattino per sapone, un tavolino di noce con piano in marmo ed un orologio a pendolo. Le tende di stoffa uguali alla tappezzeria, in terra un grande tappeto a fiori.
La Villa con parco giardino e circa 0,50 ettari di terreno come si evince da un elenco del 1914 apparteneva alla marchesa Silvina Olivieri. La Villa de Felice, il palazzo in Piazza San Salvatore, in altre otto diversi corpi di fabbricato erano stimati all'epoca ben 100 mila Lire a fronte del palazzo de Felice in Piazza Garibaldi proprietà del marchese Luigi II, figlio di Gesualdo III, valutato esattamente la metà.

Il giardino della Villa era ricco di piante consisteva, in base alla descrizione riportata da Pasquale Castagna (1819-1887) in “una aranciera, alberi fiori esotici amarilli, anemoni, dalie, giacinti, iridi, ranuncoli, tulipani, rose bengala, begonie, magnolie, peonie, rododendri, the multiflores, mierophilla semper florens, citrus berganica, bigarraida, citrus limonum, album, monstruosum, cactus grandi flores, tringularis, foliis variegatis, jucca aulifolia, dragonis, variegata, corneus novus, violaceus, ribes palmatum, sanguineum, speciosum, rubinia grandifolora, micro phjlla, umbrallifera, siphlora pendula,siringa clinensis, fiore albo, persica, lancineata grandiflora, mespillus japonica.

Lo studioso e letterato pianellese Vincenzo Tribuzi nel suo manoscritto “Memoria di Pianella” 1920-1940 c.a. riporta alcuni cenni sulla villa: “questa villa è piantata sugli avanzi, o palagio che fosse, il quale non fu mai proseguito. (…) Comunque in angusti confini si faceva coltivare con molta solerzia una flora, una pomona, un’aranciera ed una collezione di piante grasse, altre di quelle ornamentali così sempre Verdi come a foglie caduche chiuse".
L'antico edificio poi riconvertito in villa era munito di torrette di difesa con finestre e feritoia per gli archibugieri, passaggi sotterranei, serragli per Leoni, uccelli ed animali esotici.
Estintosi il ramo dei baroni di Rosciano la villa passò ai marchesi di Casalincontrada per poi entrare nel patrimonio della nobildonna Silvina Olivieri, moglie del marchese Gesualdo de Felici, che morì nel 1934.
Come riporta lo storico Vittorio Emanuele la villa de Felice nel 1944 era occupata da soldati tedeschi. Dal 1963, dove un tempo sorgeva la villa, è presente l'edificio che ospita la Scuola Elementare. Nel 1970 gran parte dei Pini secolari vennero salvati per volontà della popolazione che si oppose al taglio degli stessi.
La Torre di Pianella era costruita in una posizione isolata e, almeno all'origine, aveva una merlatura alla ghibellina o anche detta “a coda di rondine"; disponeva, inoltre, di una porta e di una piccola finestra e, con molta probabilità, era su una posizione rialzata e difesa da un recinto seppur semplice. Venne costruita con conci di pietra, laterizio e malta e si avvalse dell'opera di numerose maestranze provenienti dalle zone circostanti. Come punto di osservazione privilegiato, guardava a nord a Moscufo ed a sud la città di Chieti per ricevere di giorno il segnale di fumo e di notte segnale di fuoco.
La torre presentava superiormente una serie di archetti pensili ben visibili fino agli anni ‘60 del Novecento. La torre in araldica è segno di potente e antica famiglia nobile, nonché simbolo di forza e vigilanza.
Nelle armi si rappresenta ordinatamente a pianta circolare. Il suo simbolo vuol significare la presenza di tale costruzione posti a fortificazione della città ed è riscontrabile come arma del comune di Pianella e molti edifici civili e religiosi come ad esempio nel portale del palazzo de Caro, in una cappella della chiesa di Sant'Antonio Abate e nella torre dell'orologio della chiesa di San Domenico in Piazza Garibaldi.
Lo stemma dei Frangipane della Tolfa, antica famiglia che possedeva anche un castello a Tolfa, era rappresentato da una torre finestrata a tre piani e una merlatura alla Ghibellina, ripresa anche nello stemma del comune di San Valentino in Abruzzo Citeriore.
Le torri costiere ebbero un'importanza funzione importante di difesa le torri costiere ebbero un importante funzione di difesa dei territori anche nel Seicento: la forma circolare deve maggiori garanzie di difesa contro le armi da getto e da fuoco. La loro costruzione venne abbandonata in epoca rinascimentale poiché venne inserita nelle ville di campagna per rievocare suggestione antiche e come luogo di osservazione.
Il conte San Valentino a Pianella, Giulio della Tolfa governò Pianella per 11 anni; il figlio Carlo nel 1562 confermava gli statuti concessi precedentemente. L’Università di Pianella era governata da un delegato dei conti della Tolfa, un camerlengo, quattro massari, otto uomini e due balii.
I colori dello stemma riprendevano quelli della famiglia della Tolfa dove predominava l'azzurro ed il rosso, rossa era anche la Pianella nel lato inferiore.
Le torri che ebbero anche un “uso civile” come simbolo di potere, rappresentanza e di aggregazione della popolazione sotto un’opera monumentale.
A Pianella la storia ed il prestigio della famiglia della Tolfa si tramandano sino ad oggi attraverso il simbolo araldico del comune, diventando, col tempo, simbolo stesso della comunità.
Il 2 luglio 1964 la torre dei signori di Pianella, simbolo della città, viene demolita per fare spazio alla scuola materna.
Foto archivio "Ama Pianella"
Bibliografia:
V. MORELLI, “Historiae de Planella” Tipografia – Litografia CANTAGALLO – Penne, maggio 1979.
FONDO DE FELICI – ARCHIVIO PROVINCIALE “MELCHIORRE DELFICO”
Si ringrazia per la segnalazione L. Di Giovanni















