
REMO DI LEONARDO (Lacerba Mercoledì 3 giugno 2026)
L’antico rione dell’Albania (Alvania), Alvaneje nel dialetto locale, era situato in Via Meridionale, tra Via Isonzo (Torrione, lu Terrone) e Vico della Neve. Il toponimo deriva da un nucleo di albanesi trasferitosi a Pianella sin dal XVI secolo. All’attuale numero civico 33 sorgeva la Chiesa della Madonna della Neve, risalente al XIII-XV secolo. A Pianella è presente una bella statua della Madonna della Neve è un’opera in terracotta policroma e dorata del 1531, attribuita allo scultore Troiano Gizzi (Troianus de Giptiis de Castro Montis), che troneggiava in un’apposita nicchia sopra l’altare maggiore; attualmente è custodita nella chiesa di Sant’Antonio Abate.
Nel Catasto del 1685 è già attestata la Contrada dell’Alvania, l’Alvaneje, a conferma del fatto che il toponimo è anteriore al 12 novembre 1743, quando 18 famiglie albanesi furono alloggiate in paese proprio nella zona già così denominata. Il giorno successivo esse furono censite e risultarono composte da 39 uomini e 34 donne.
Nel frattempo, al primo nucleo di albanesi si aggiunsero altre cinque famiglie sbarcate a Brindisi. Questo nuovo gruppo, composto complessivamente da ventitré famiglie e forte della protezione regia, chiese di costituirsi in Università autonoma e indipendente da quella di Pianella, adottando statuti e capitoli propri, ricavati da quelli di Pianella del 1549 con pochissime variazioni, ancora in vigore nel 1744.
Secondo lo storico Vittorio Morelli, nel 1743 un gruppo di albanesi provenienti da Bacucco (attuale Arsita), prima di giungere a Pianella, si stanziò temporaneamente in Via Piana (1). In data 3 marzo 1744 fu poi assegnato loro il territorio di Piano di Coccia e Badessa, oggi Villa Badessa di Rosciano, prima della stesura del Catasto del 1746.
Secondo alcune ricostruzioni di carattere popolare, gli albanesi, che hanno come santa protettrice la Madonna del Buonconsiglio, avrebbero chiesto all’allora canonico Don Sbaizero una chiesa in cui poter celebrare le proprie funzioni religiose. Avrebbero così ottenuto una piccola chiesa poco utilizzata, che da allora i Pianellesi avrebbero chiamato chiesa de l’Alvaneje (Albanesi). La chiesa o cappella di S. Lucia di proprietà de Felici, anticamente era dedicata, secondo una fonte scritta, alla Madonna del Buon Consiglio, come è stato riportato in una conferenza del prof. Morelli.
L’eparchia di Lungro degli Italo-Albanesi, sede della chiesa bizantina cattolica in Italia di rito orientale e soggetta alla Santa Sede, comprende le comunità che hanno mantenuto vivo il tradizionale rito religioso bizantino-greco.
Secondo quanto scrive lo storico Eliseo Marrone, gli albanesi costruirono invece una chiesa nel 1746, nel luogo detto Morrecine (Morrocino); l’opera fu realizzata da Francesco di Mascio di Pianella per un importo complessivo di 140 ducati. La comunità albanese si sarebbe poi integrata lentamente nel territorio, raggiungendo nel 1804 la consistenza di 212 residenti. (2)
Una descrizione tecnica della fabbrica, utile a comprenderne struttura e caratteristiche costruttive, è riportata nella seguente citazione: “La chiesa costruita nella località Morrecine (…) di lunghezza di luce di palmi ventidue, e di altezza di luce palmi sedici, con due Porte e con occhio sopra una Porta, con due finestrini laterali, con altare e Corino alla Greca, simile alla Chiesa di S. Angelo di questa medesima Terra (...) le Muraglie debbono essere tirate tutte a pietra, e che j fondamenti non debbano essere di larghezza, meno che palmi tre, ed il dippiù sopra terra palmi due, e mezzo. Detta fabbrica deve essere fatta con pietre, con calce ed arena di fiume, e perfezione secondo l'Arte, con i Mattoni nelle pontonate, et altri luoghi accessorj, Porte e Finestre; il Tetto dovrà essere sostenuto da Cavalli e Filagni di abeto delle grossezze necessarie, eccetto però che i telaroli, che dovranno sostenere le mattonelle, e sopra desse i coppi, e detto tetto dovrà essere colle tra Sanna, che intorno sporgono in fuori, in modo che secondo l'arte guardino, e riparino al possibile le muraglie delle dalle acque che gronderanno” (3).
Purtroppo, a oggi, non si conosce il nome di questa chiesa; inoltre, se si identifica la località di Morrecine con l’ex contrada oggi corrispondente a Via Morrocino, non risultano tracce visibili né resti riconoscibili dell’edificio come tante altre chiese di campagna e edicole religiose.
La storia degli albanesi in Italia inizia nel XV secolo con la prima diaspora. Pur conservando il proprio patrimonio etnico, linguistico, culturale e spirituale orientale, le comunità albanofone entrarono progressivamente in conflitto con i latini. Inizialmente dipendevano dal Patriarcato di Ocrida e dal metropolita ortodosso; dopo il Concilio di Trento (1563) passarono sotto le giurisdizioni latine, acuendo tensioni e incomprensioni con i vescovi, che cercarono di latinizzarne la fede. In breve tempo molte comunità persero definitivamente il rito greco a favore di quello latino.



Note
Bibliografia e approfondimenti:
E. MARRONE, Il Granaio d'Abruzzo dal comune all'età farnesiana Pianella statuto del 1549 a seconda edizione catasto del 1746 documenti editi ed inediti, Ed. Tracce 2012. p. 265-266 note 9.10,11.
V. MORELLI, Catalogo “Il Rosone d’Oro”, 1997, XII Edizione
V. MORELLI, Festa delle Anime Sante tra Storia e Tradizioni, Collana de “Il Melarancio” Arti Grafiche Cantagallo, nota 23, pp.39-40.
Sitografia:
V. MORELLI, https://parolmente.it/la-madonna-della-neve/
R. DI LEONARDO, parolmente.it/s-maria-ad-nives-lantica-chiesa-dedicata-alla-madonna-della-neve-di-pianella-in-uno-scritto-di-vittorio-morelli/
V. Morelli (2014). Villa Badessa degli Abruzzi colonia albanese del XVIII secolo, aspetti storici, linguistici, antropologici, linguistici e religiosi, consultato il 12 maggio 2026, disponibile su: https://www.academia.edu/43390279/L_enclave_linguistica_e_culturale_di_Villa_Badessa_Verbi_Lessico_Fraseologia_Numeri_Toponomastica















