I GIALLI DI PAROLMENTE. L'uomo, la bestia... senza virtù. Pescara 1955, Il giardiniere ossessionato che uccise l’amante

Remo di Leonardo / Mer 20 aprile, 2022 /

Ogni giorno le notizie di cronaca raccontano storie di violenza familiare immerse in dinamiche perverse di amore.

Di frequente, la scintilla che accende la violenza è un'ossessione di controllo e di dominio, un sentimento patologico di rabbia, gelosia e vendetta rivolto alla persona desiderata, amata e allo stesso tempo odiata.

La violenza di genere, intendendo l’eventualità in cui la vittima sia donna e l’autore del reato sia uomo, per 1 italiano su 6 è colpa della donna, il 35% fa appello alla prudenza quando nasce in famiglia. Dalla ricerca Ipsos realizzata per WeWorld Onlus, su 1000 italiani tra i 18 e i 65 anni, il 16% ritiene normale una aggressione dopo il tradimento e il 19% fare battute a sfondo sessuale.

Solo un italiano su due pensa che le colpe della violenza di genere non siano imputabili alla donna, mentre quasi 1 italiano su 6 attribuisce proprio a lei parte delle responsabilità. Lo certifica una ricerca Ipsos per WeWorld Onlus - organizzazione non governativa che da vent’anni difende i diritti delle donne e dei bambini in Italia e nel mondo.

Nessun tipo di violenza, sia fisica che morale ed in qualsiasi circostanza, è giustificabile, ma dobbiamo riscontrare, purtroppo, in alcune circostanze la violenza di genere, sia la conseguenza di una provocazione.

Un esempio è la storia della drammatica vicenda di cui fu protagonista nell’ottobre del 1955 G. S. che destò un morboso interesse in tutta Pescara e provincia. Tre clamorosi processi e, dopo, la definitiva condanna a otto anni e mezzo, grazie alle attenuanti della provocazione grave; nel settembre del 1964 riacquistò la libertà.

“…Dopo otto anni e sei mesi scontati in vari istituti di pena dell’Abruzzo e dell’Umbria, nel settembre del 1964 tornò nella sua casa, nel popoloso rione dell’INA di Via Rigopiano a Pescara, l’ormai ultra settantenne G. S., ex giardiniere comunale che il 7 ottobre del 1955 uccise, con ripetuti colpi di coltello, vibrati con inaudita violenza, la domestica quarantaduenne R. P., in pieno centro di Pescara. Il vecchio genitore fu calorosamente accolto dai figli Vincenzo, Antonio, Alberto e Anna, che hanno sempre mantenuto con lui continui rapporti epistolari ed effettuato frequenti visite nei luoghi di detenzione paterna. Il fatto di sangue di cui si macchiò G. S. ebbe notevole risonanza per la notorietà dei protagonisti della tragedia. Rimasto vedevo da un anno e desideroso di affetto, l’allora sessantenne giardiniere comunale, si invaghì perdutamente di una procace ed avvenente domestica che prestava servizio nell’abitazione di un avvocato. A nulla valsero le esortazioni dei figli per dissuaderlo dalla sconvolgente passione: essi avrebbero preferito che il genitore passasse in secondo nozze con una buona donna che avrebbe potuto comprenderlo ed amarlo. 

La R. P. non era in grado di assicurare a G. S. una vita serena e tranquilla: era sposata, madre di un figlio, ma legalmente divisa dal marito.

“Non era più lui – affermarono i familiari di S. dopo il delitto- non rimetteva più un soldo in casa, appariva sconvolto ed irascibile”.

Come spendeva i suoi denari?  

Evidentemente per la donna della quale era pazzamente innamorato: le comprava vestiti ed altro. Ma l’amante, non ripaga con pari affetto le attenzioni dell’anziano giardiniere tanto che per farlo ingelosire frequentemente la R. P. si intratteneva lungamente a parlare con altri uomini, dei quali non disdegnava la corte. Toccato dal suo amor proprio G. S. era divenuto scontroso e taciturno e spesso trascurava il lavoro per porsi in paziente attesa, per lunghe ore, sotto l’abitazione della donna.

Il suo carattere si faceva giorno per giorno sempre più chiuso ed impenetrabile; il comportamento della donna e le insistenze dei figli che preferivano vederlo nuovamente ammogliato anziché legato ad una illecita passione devono aver agito come un tarlo roditore nel suo cervello, tanto che cercò di porre fine ai suoi giorni lanciandosi in mare. Fu salvato a stento ma non rinuncio ai suoi propositi suicidi; qualche giorno dopo, infatti, tornò alla carica cercando di uccidersi con un fucile da caccia che i figli riuscirono, non senza fatica, a togliergli dalle mani. Poi sembrò placarsi, fece conoscere la sua intenzione di sposare una giovane della vicina Loreto Aprutino, C. T. di anni 36, ed il matrimonio venne celebrato alcune settimane dopo. Sembrava tutto risolto, ma la vecchia fiamma non era stata soffocata dalla cenere delle nuove nozze. Il pensiero di G. S. era costantemente rivolto alla sua ex amante. 

 Parlò con lei, finalmente, ma il colloquio non ebbe alcun esito; la donna non voleva più saperne di lui, specie ora che era sposato. Lo scherniva, lo faceva oggetto di pungenti offese, pur non disdegnando di lanciarli occhiatine maliziose e seducenti, che avevano tutta l’aria di un allettante invito. Fu l’ultima goccia che fece traboccare il vaso. Roso dalla passione morbosa G. S. decise di porre alla donna un preciso ultimatum “O stai nuovamente con me, o t’ammazzo” voleva dirle. La mattina del 7 ottobre del ’55, uscito di casa di buon’ora si presentò nel negozio di arrotineria A. D. B. in via Quarto dei Mille, nei pressi della Villa De Felice. Trovò la moglie dell’arrotino M. A. la quale, interrogata più tardi dagli agenti della

Squadra Mobile, dichiarò:” Stavo sola nel negozio, allorché è entrato un uomo alto di statura e dall’aspetto robusto. Ha chiesto di acquistare un coltello ed io, pensando che desiderasse un normale temperino ne presi uno dall’armadietto a muro per mostrarglielo. Ma lui, facendo un segno di diniego, ha aggiunto che desiderava un grosso coltello, buono per tagliare la pasta all’uovo, abbastanza acuminato e dalla lama affinatissima. Allora gliene ho mostrati vari tipi e lui, senza esitare, ne ha scelto uno della lunghezza di 26 centimetri. Mentre l’avvolgevo in un pezzo di carta, l’uomo ha messo sul banco le 150 lire da me richieste. Poi è uscito in fretta senza salutare”.

Poco dopo verso le 8,30 dello stesso giorno G. S. venne notato seminascosto, nei pressi di Via Carducci, dietro un pannello cinematografico. L’attesa fu breve; R. P. uscita anch’essa per tempo per recarsi al mercato, si trovò a passare nei pressi del cartellone pubblicitario. Fu questione di un attimo. Il giardiniere comunale balzato in mezzo alla strada, seguì la domestica per alcuni metri, poi, all’improvviso, senza proferire una parola, le si avventò addosso affondandole ripetutamente il coltello nella schiena. R. P. senza un grido si accasciò a terra immersa in una pozza di sangue. Aveva pagato con la vita la sua breve e peccaminosa avventura. Il cameriere che prestava servizio al Bar Milano e che coraggiosamente si lanciò contro lo S. nel generoso tentativo di portare soccorso alla povera donna rantolante, dichiarò ai giornalisti: “S. non ha cercato di fuggire: ha detto solo, fissando la donna boccheggiante a terra, queste precise parole” Si, l’ho uccisa, l’ho colpita con intenzione, ma se lo meritava. Essa mi aveva avvelenato l’esistenza, mi aveva reso impossibile la vita”.

Si fece ammanettare, senza reagire, da alcuni agenti richiamati dalle grida di coloro che avevano assistito alla tragedia.

Il difensore, che si batté tenacemente per risparmiargli l’ergastolo, riuscì ad ottenere le attenuanti generiche dovute alla “provocazione grave”.

Tornato a casa G. S., tra l’affetto dei figli e delle nuore, cercò di dimenticare i brutti giorni trascorsi in gattabuia e con l’aiuto dei figli insieme alla povera moglie C.T. che vide infrangere tragicamente la sua “luna di miele” quindici giorni dopo il matrimonio manifestò il desiderio – del resto condiviso – di tornare a vivere accanto al suo uomo.   

Disegno - Paolo Chichiriccò

BIBLIOGRAFIA

Remo di Leonardo, L'uomo, la bestia... senza virtù - Pescara 1955, Il giardiniere ossessionato che uccise l’amante, Lacerba , 13 novembre 2019 pag. 15

Il Tempo, Cronaca di Pescara sabato 12 settembre 1964

Da un articolo del giornalista M.D.M.

www. repubblica.it › cronaca,  Giulia Santerini 22 novembre 2017

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