
Dal volume miscellaneo per il Premio Nazionale Lettere, Arte e Scienze - XXVedizione Selezione di Poesia "G. Porto" dicembre 2024.

Edmondo Cione (Napoli, 9 giugno 1908 - Napoli, 19 giugno 1965), era uno storico della filosofia, politico e critico letterario al quale Benito Mussolini affidò a fine marzo 1945, sul territorio della Repubblica Sociale Italiana, la pubblicazione dell'ultimo quotidiano, da lui fondato "L'Italia del Popolo", organo del Raggruppamento Nazionale Repubblicano Socialista, pur senza avere fiducia né nell'uomo, né nell'impresa, tanto che durante una conversazione con l'ambasciatore Rudolf Rahn - preoccupato per una possibile apertura "a sinistra" del capo del fascismo - ebbe a dichiarare:
«Per ingannare i nostri avversari ho lasciato, non appena ho pensato che il nuovo fascismo in Italia fosse abbastanza forte, che alcune controcorrenti dicessero la loro, tra l’altro ho permesso che si formasse un gruppo di opposizione sotto la guida del professor Cione. Il professor Cione non ha una gran testa, e non avrà successo. Ma la gente che ora sta cercando di crearsi un alibi si raccoglierà intorno a lui e quindi sarà perduta per il Comitato di liberazione che è molto più pericoloso.»

Cione nel 1948 stava scrivendo un libro, intitolato "Il paradiso dei diavoli", in cui dedicava molte pagine alla figura, per lui enigmatica, del nizzardo Enrico Sappia De Simone. Si era perso le sue tracce, sapeva vagamente che poteva essere stato per qualche anno a Pianella e scrisse il 7 novembre 1948 una lettera al Sindaco di quella cittadina abruzzese che forse non sapeva nemmeno dove stava. Scriveva che stava ricostruendo minuziosamente la vita di “quella strana figura di agitatore che aveva avuto una certa importanza nel Risorgimento”, nato a Nizza intorno al 1830 [in realtà nel 1833], legato al Mazzini e partecipe alla “Comune” di Parigi. Cione scriveva che dal 1880 Sappia poteva aver soggiornato a Pianella e al Sindaco chiedeva, non sapendo dove Sappia De Simone fosse morto, se per caso non ci fossero nel suo comune delle famiglie che fossero state amiche del Sappia, che avrebbero potuto averlo conosciuto e avere avuto dimestichezza con lui, e fossero magari ancora vive e capaci di fornirgli delle informazioni. Cione diceva di rendersi conto di abusare della cortesia e del tempo del Sindaco di Pianella, ma era sicuro che l’abituale gentilezza della gente d’Abruzzo l’avrebbe indotto a rispondere ad uno studioso come lui, che consacrava la propria vita ad illustrare il passato dell’Italia.
Il Sindaco di Pianella, la Contessa Briseide Verrotti, sapeva certamente che Sappia era stato a Pianella, ospitato negli anni ’80 dell’Ottocento dal Marchese Gesualdo De Felici, e chiese alla famiglia De Felici di rispondere e dare informazioni a Cione, al quale però nessuno rispose e nessuno disse nulla. Così quando uscì il suo libro, Cione scrisse che Sappia doveva essere morto nei bassifondi di Napoli.
Lo studioso morì nel 1965 senza sapere che fine avesse fatto Sappia, nulla sulla sua vita successiva al 1880, non della sua permanenza a Pianella, non delle altre lunghe vicende della sua vita, che Sappia aveva fatto un discorso su Garibaldi a Chieti, che aveva fondato il giornale “L’Abruzzo”, con i soldi del Marchese De Felici, poi diventato “Abruzzo nuovo”, che poi era stato a Torino e aveva scritto romanzi, che poi era tornato a Nizza assumendo il nome francesizzato di Henri Sappia, che aveva fondato la rivista “Nice historique” e l’Accademia Nizarda (entrambi ancora in vita), e non seppe mai che Sappia era morto nella sua Nizza nel 1906 a 73 anni di età.
Fu lo storico francese Maurice Mauviel che, sulle piste di Sappia, arrivò a Pianella e frugò tre le carte del Comune, aiutato da Silvia Cancelli, e poi a Pescara, dove, ostacolato dalla non perfetta conoscenza della lingua italiana trovò assai poco di Sappia, a riempire molti buchi conoscitivi della seconda parte della vista di uno straordinario personaggio. Dalla nostra collaborazione nacque la nostra biografia di Sappia, scritta a quattro mani, che fece seguito alla prima che aveva scritto in francese rivelando tutto ciò che era scaturito dalla nostra ricerca, e soprattutto arricchita dalla scoperta di documenti dell’antico immenso archivio De Felice, disperso tra la Biblioteca di Teramo e quella di Pescara. Successivamente ho continuato la mia ricerca da solo e sono riuscito a sapere molte altre cose di Sappia e della sua avventurosa vita, cose e dettagli pubblicati in successivi miei libri, nell’ultimo dei quali ho potuto dare la prova certa della presenza nel 1861 si Sappia a Trapani come docente del locale liceo. Avere oggi tra le mani e davanti agli occhi la lettera che il 7 novembre 1948 Edmondo Cione scrisse, purtroppo invano, al sindaco di Pianella di allora, dà una certa emozione, immaginando la frustrazione del celebrato ricercatore nel doversi arrendere al tentativo di sapere con certezza che fine avesse fatto quel Sappia di cui aveva ricostruito nei dettagli la vita fino quando non se l’era visto sfuggire tra le mani senza sapere che fine avesse fatto e dove e come fosse morto.
















