L’artigianato tessile nella prima metà dell’Ottocento. Il lavoro femminile nell’ombra domestica

Alessandro e Vittorio Morelli / Dom 01 maggio, 2022 /

Note sulla lavorazione della lana

Dal conto del foglio manoscritto si desumono molte informazioni sulla strutturazione del lavoro nei piccoli centri, dove la maggior parte del lavoro avveniva in casa o nelle botteghe sottostanti; molte famiglie tenevano in casa un telaio, intorno al quale lavoravano moltissime donne.

La lavorazione della lana, legata ai prodotti della transumanza e della pastorizia, copriva in gran parte la richiesta dei manufatti da parte delle famiglie possidenti.

Utilizzando anche il lino e il cotone, venivano prodotti cappelli, gonnellini, maglie, coturni, tappeti, lenzuola, coperte, scialli, bisacce.

Inoltre, si rilevano le fasi della filatura e torcitura, tessitura, pulitura, tintura, confezione; le misure sono espresse in braccia (circa 70-75 cm); a Pianella era in uso il braccio di S. Nicola), in canne (circa 2.20-2.40 cm) ed in libre (circa 330 grammi).

Risulta nel territorio la presenza di una gualchiera in Pianella sul torrente Nora nella prima metà dell’Ottocento. Tra le varie fasi della lavorazione della lana ricordiamo: Apertura e Battitura, Cardatura-Pettinatura, Filatura, Binatura e Torcitura.

Utilizzando conocchie per l'ammasso di fibre tessili durante l'operazione di filatura e mantenere libere le mani.

 ‘Lu ndruvarelle’ (l’arcolaio) è una canzone abruzzese con versi del poeta Nino Saraceni (1894-1970). Frequente l’utilizzo di mastelli di legno per purgare i filamenti, il sole e la liscivia a base di cenere per la sbiancatura, caldaie di rame, tini per la colorazione dei panni. Si tingevano panni di lana, lino e cotone, utilizzando le principali piante tintorie.

Dal foglio manoscritto si riporta la notizia di tre donne che lavoravano la lana; viene citato in particolare il nome di Maria Nicola, soprannominata ‘ Sfascionelle’.

Nell’area della Maiella c’era un mercato fiorente, che si sviluppava nelle fiere meridionali, di panno lana (anche per l’esercito) e coperte a Palena, Lama dei Peligni, Taranta Peligna e Fara S. Martino.

Anche il culto di S. Biagio protettore, praticato a Pianella, potrebbe essere un punto di ricerca futura per quanto riguarda il mondo agricolo-pastorale i cardatori di lana.

Una delle ultime tessitrici in Pianella, negli anni 1950-1960, è stata Santarella Morelli, moglie di Granino di Lorito.

«Nota delle spese occorse per le coverte, tappeto e bisacce

Il compenso avveniva spesso secondo il baratto: grano, fascine ed altro ed in moneta, quali carlini e ducati.

I borghi abruzzesi possono ripartire dall’artigianato e dalla tradizione degli antichi mestieri per restituire vitalità e colore ai centri storici.

Per filatura di libre settantasette di lana ag.o quattro la libra 3:08

Per torcitura di libre quaranta di lana 0:80

Per purgare dall’olio della lana e farla scegliere ossia sfioccare, si sono occorse tre donne, e libre tre di buon sapone 0:75

Per tintura di libre sessantuno di lana 6:10

Per tessitura, e cugitura di quattro bisacce a carlini sei l’una 2:40

Per tessitura delle coverti in braccia venticinque ad un carlino il braccio 2:50

Per tessitura del tappeto in canne otto e mezzo a carlini quindeci la canna 12:75

                                                                                                               Totale 28.38

Ricevuto in conto 5:50

Più mezza salma di grano al prezzo di 4:80 la salma

Più 80 fascine 1:20

Lì 6 luglio per coppe due di grano al prezzo di D.  5:20 la salma

(…)

Avere di Maria Nicola giusto il suo conto D. 28.38

Riducendo la tessitura del tappeto di carlini quindici la canna a carlini nove, se ne detrae la differenza in D.  05.10

Resta l’avere a D. 23.28

Dare giusto il conto a tergo D. 9.96 ½

Resta ad avere Maria Nicola a tutto il 29 luglio 1842 D. 23.31 ½

Pagate.»

Al verso del folio: “Nota pagato a Sfascionelle 1842”.

Fonte: Apm, foglio sparso, a. 1842.

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