LA MADONNA DELLE GRAZIE A NOCCIANO (PE)

2 Luglio 2023

ANTONIO MEZZANOTTE.

Al punto d’incontro della medievale via di collegamento tra la valli del Pescara e del Tavo (la c.d. via di Loreto) con l'antica strada che da Nocciano scendeva verso San Giovanni Gerosolimitano (com'era chiamata un tempo l'odierna Villa San Giovanni di Rosciano), passando a settentrione della località detta "la Collina", nei pressi di una sorgente, si erge la chiesetta rurale della Madonna delle Grazie.

L’edificio, che ha subito rifacimenti nel corso dei secoli, viene fatto risalire al 1100 circa ed è in pietra irregolare, probabilmente sorto come piccola cappella o edicola votiva. In seguito è stato ampliato e, ancora, completato verso il 1700 con il portico d’ingresso in laterizio, finestrelle basse a uso dei pellegrini e ariosi archi laterali a tutto sesto. Sulla fiancata destra troviamo un campaniletto a vela.

L’interno è ad aula, la copertura a capriate arricchita da pianelle policrome disegnate con motivi floreali.

La parete di fondo al di sopra dell’altare conserva un affresco che viene datato alla metà del 1400, raffigurante la Madonna delle Grazie. Trattasi di una Madonna in trono con bambino in piedi sul grembo e che viene retto col braccio destro. La Madonna è vestita di una mantella che, in origine, doveva essere di blu scuro. Quel che colpisce, a mio avviso, è la dolcezza del volto e il sorriso, appena abbozzato (posso dire: prodromo di quello leonardesco?), rivolto al Bambino.

Non ci sono fonti documentarie su questa chiesetta e sull’autore dell’affresco (perlomeno, io non le ho mai trovate, ma sarebbe interessante saperne di più).

L’affresco è collocato al centro di una finta architettura di epoca barocca, all’interno della quale troviamo le rappresentazioni di Sant’Emidio (protettore dai terremoti, quindi potrei ragionare su una realizzazione post sismica, ad esempio dei terremoti della Candelora del 1703 ovvero della Majella del 1706, e collegarmi all'ultima ristrutturazione della chiesa nel XVIII sec.), San Liborio (con i sassolini sul libro, a ricordo della protezione dalla calcolosi renale e dalle malattie della prostata), San Vito con i due cani guardiani dell’estate (il riferimento è alle costellazioni estive del Cane Maggiore e del Cane Minore), San Girolamo (nella versione da eremita, con il leone, il teschio e la pietra penitenziale con cui si batteva il petto). La composizione è affiancata da due medaglioni laterali nei quali sono state dipinte due Sante, tra cui è riconoscibile una Santa Lucia.

Questa chiesetta, allora, nel corso del 1700 è divenuta un piccolo pantheon per le esigenze cultuali delle popolazioni rurali noccianesi, che vivevano nelle fertili campagne denominate, ieri come oggi, i “casali”.

Si dice e si racconta, per altro, che l'immagine della Madonna delle Grazie di Nocciano sia miracolosa e che ha sempre esaudito le richieste di soccorso dei devoti provenienti anche da fuori paese.

Si narra in proposito che una giovane mamma di Castellammare con la figlioletta affetta da una grave malattia alle ossa sognò la Madonna di Nocciano (che ella ignorava del tutto) e venne a piedi nella chiesetta per impetrare la grazia della guarigione della bambina. Restò tre giorni in preghiera sotto il porticato e le famiglie della zona si prendevano cura di lei. Ripartì per Castellammare e dopo un mese tornò con la figlia, guarita, per ringraziare la Madonna e fu festa grande per tutta la contrada.

Un piccolo e sconosciuto luogo dello spirito tra le colline e i vigneti dell’Abruzzo vestino.

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