La deposizione e la sepoltura di Cristo a San Tommaso di Caramanico Terme (Pe)

Antonio Mezzanotte / Sab 16 aprile, 2022 /

“Il sabato dopo la crocifissione è un giorno particolarissimo: Cristo giace nel sepolcro; i discepoli sono nascosti, nello smarrimento più totale. E soprattutto il vangelo non descrive quel giorno. Un solo cenno è dedicato ai soldati che piantonano il sepolcro. Tutto è immobile. Il Sabato Santo emerge per l’assenza di immagini e di voci, per il suo silenzio.

È l’unico giorno dell’anno in cui non si celebra messa. In quel giorno si veglia. Nel Sabato Santo è come se il creato intero stesse trattenendo il respiro per fare il grande balzo trascinato dalla risurrezione di Cristo. Ma questo lo sappiamo solo dopo, nel mattino di Pasqua, prima bisogna attraversarlo per intero questo giorno di silenzio in cui tutto appare perduto. È il giorno della desolazione.”

Le parole soprariportate sono tratte da una riflessione del compianto Cardinale Carlo Maria Martini e credo che oggi, che appunto è Sabato Santo, siano più che appropriate per accompagnare l'osservazione degli affreschi della Deposizione e della Sepoltura di Cristo dipinti su un pilastro della chiesa di San Tommaso a Caramanico Terme (PE).

Le pitture risalgono alla seconda metà del XIII sec. (1260 circa) e parrebbero essere state realizzate dalla stessa mano che ha eseguito gli analoghi affreschi di Santa Maria ad Cryptas di Fossa (AQ), nello stile bizantineggiante molto in voga nell’Italia centrale del tempo.

Le figure sono tratteggiate con linee essenziali, non mancano, tuttavia, riusciti tentativi di disegnare la costernazione ed il dolore impressi sui volti dei vari personaggi. Peccato che l’affresco della Sepoltura sia danneggiato proprio in rispondenza del volto di Cristo. Alcuni vedono nell’eccessiva lunghezza delle braccia del Crocifisso e nel pollice piegato verso il basso un simbolo templare.
L'insieme è concluso dall'affresco della Discesa di Cristo nel limbo, alla base del pilastro.

Oggi è proprio un limbo, un qualcosa a metà tra il vecchio mondo (dell'inverno dell'esistenza, della morte) che dovrebbe cessare ed il nuovo (del rinnovamento, del cambiamento, del passaggio alla vita insomma), che deve iniziare. Questa pausa, questa cupa atmosfera che veglia la morte di Cristo è l'attesa per qualcosa che possa far svanire le brutture di questo pazzo mondo nel quale ci troviamo a vivere ed operare. Molto di quel che deve arrivare dipende anche da noi, per quanto possibile. Ce la faremo?

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