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LA CHIESA DI SANTA MARIA CALVONA A CHIETI

ANTONIO MEZZANOTTE.

Si dice e si racconta che una donna di Chieti, ma di origini venete, tale Calvon, ammalata di peste, fece voto alla Madonna di prendersi cura delle numerose sepolture presso la chiesetta di Santa Maria, già esistente, in cambio della guarigione.

La donna fu sanata e iniziò a sistemare le tumulazioni sotto il pavimento della chiesa, che da allora, in ricordo di quella miracolosa guarigione, avrebbe preso il nome di Santa Maria Calvona.

In realtà, è più probabile che il toponimo derivi dalla presenza di una villa rustica di età augustea appartenente ad un certo Calvus, ovvero di una necropoli romana e, in particolare, del sepolcro della gens dei Calvi, sul quale venne dapprima eretto un tempietto, poi una chiesa medievale e, quindi, l'odierna architettura, che ripropone le forme della chiesa ristrutturata nel corso del 1700.

A mio avviso, il toponimo potrebbe derivare semplicemente dalla radice latina "calvus" e riferirsi a una zona disboscata o a un terreno sterile, a uso cimiteriale, da cui anche "calvario", quindi alla presenza fin dai tempi remoti di una necropoli, della quale è testimone, ad esempio, la stele funeraria del liberto Gaio Lusius Storax, rinvenuta qui vicino nel 1886 ed oggi esposta al Museo della Civitella a Chieti.

Quale che sia l'origine del nome, un dato incontrovertibile è che il luogo fin dai tempi antichi veniva utilizzato per le sepolture, almeno fino agli inizi del 1800.

Prima della pubblicazione dell’editto di Saint-Cloud, voluto da Napoleone Bonaparte nel 1804 ed esteso al Regno di Napoli nel 1806, si era soliti seppellire i defunti, specie quelli dei ceti elevati e dei religiosi, all’interno delle chiese o nelle immediate vicinanze, quasi a voler impetrare la protezione divina sui morti.

Il divieto introdotto da Bonaparte aveva una duplice finalità: in primo luogo, era dettato da motivi igienico-sanitari e di salute pubblica, in quanto il continuo seppellimento dei defunti nelle chiese, spesso in tombe non ben tenute, era causa di contagi e malattie (e si spiega, così, il voto che la Calvon del racconto popolare avrebbe fatto per sistemare le inumazioni in chiesa); in secondo luogo, era dettato da una finalità politica, ossia quella del rispetto dell'uguaglianza dei cittadini anche dopo la morte.

Com'è e come non è, quello di Santa Maria Calvona a Chieti è sempre stato ritenuto un luogo sacro, di particolare affezione, giacché destinato alle sepolture.

Questi brevi cenni sulla chiesa sarebbero però incompleti (perfino per un post di facebook) senza accennare a un altro profilo. In passato, per secoli, le chiese extra moenia (ossia fuori le mura cittadine) non venivano edificate a caso. Tra i tanti parametri che privilegiavano la scelta di un luogo rilevavano, ad esempio, anche l'orografia e l'idrografia. A tal proposito, è sufficiente leggere una carta topografica del versante sud occidentale del colle di Chieti e annotare che uno degli accessi naturali alla città era quello delimitato dal profondo vallone del Fosso Canino, che dalla piana del tratturo di Santa Filomena risale proprio verso Santa Maria Calvona. Questa chiesa, allora, si poneva come punto di riferimento e di controllo a monte di una porzione del territorio teatino, in reciproca funzione con la vicina chiesa di San Donato, che guardava l'altro versante, verso Colle Marcone e il tratturo.

La chiesetta di Santa Maria Calvona, collocata, quindi, in quella che un tempo costituiva l'estrema periferia meridionale della città, al punto di arrivo della consolare Claudia Valeria, praticamente al di sotto della Civitella, divenne soprattutto a partire dal XIX sec. il centro identitario di un piccolo nucleo urbano abitato dagli operai della fornace di laterizi che occupava l'area retrostante, oggi destinata a centro servizi.

Essa si eleva al di sopra di un basamento accessibile da una breve gradinata. La facciata è a capanna, intonacata di bianco, senza finestre, con paraste d'angolo e frontone triangolare. Sul lato sinistro si erge la torretta campanaria in laterizio a vista.

L'interno è ad aula, con nicchie laterali. Molto bella la statua conocchia della Madonna Calvona, vestita di broccato bianco con ricami dorati.

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