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Il Giudizio Universale di Santa Maria in Blesano a Pescosansonesco

ANTONIO MEZZANOTTE

La chiesa di Santa Maria in Blesiano, nel cuore della terra sansonesca. A mio avviso non vi è altro luogo della Val Pescara così ricco di spiritualità, di bellezze naturali, di storia antica che riemerge possente in ogni roccia di questo straordinario concentrato di vitalità temporale, nel quale i segni delle genti che lo hanno abitato e modellato condizionano ancora la vita quotidiana, come qui a Pesconsansonesco (PE).

In tanti conosceranno il paese per essere la patria di San Nunzio Sulprizio ed hanno ragione, ma a ben vedere soltanto qui poteva emergere quella roccia di fede che è stato il giovane Nunzio, poiché questo è un territorio senza compromessi, vergine e duro e compatto ma, al contempo, di una bellezza infinita, che schiarisce le passioni e apre alla serenità interiore.

Allora, dall’alto del "pesculum", la pietra solida dei franchi Sansoneschi, che contribuirono a forgiare in una forte identità culturale e politica questi luoghi all’interno del mondo casauriense, o ancor più in alto, dalla mitica torre di Roccatagliata sul Monte Soti, posta a guardia del valico e del tratturo, si dipana una fitta trama di sentieri, di edicole votive, di chiese rupestri, di fonti pastorali e di sorgive naturali fin ad arrivare sul Mons Aquilie (la Queglia), dove gli antichi popoli italici giurarono mutuo sostegno contro lo strapotere romano, tra boschi e radure, a margine delle quali, a mezza costa tra la montagna ed il vallone che risale a Pietranico, nel nuovo nucleo urbano, troviamo la chiesa di Santa Maria in Blesiano.

L’edificio è di fondazione signorile, realizzato nel X sec. da Sansone di Rinaldo su un’area di grande interesse archeologico, dove sorgeva il pagus vestino di Blesiano, centro cultuale di una qualche divinità femminile della vegetazione (forse Diana) e sono ancora percettibili gli echi di quella civiltà, alla quale si riferisce una pietra della facciata che ricorda "Vetis, Aninies e Saries" esponenti di tre famiglie italiche della zona. Quel che mai ci si aspetterebbe di vedere, però, è il grande affresco del Giudizio Universale che, se non ricordo male, dovrebbe essere stato attribuito a Gentile da Rocca (quindi risalente alla fine del Duecento), o comunque alla sua bottega.

I frammenti della grande pittura sono posti nella controfacciata (come l'analoga opera di Santa Maria ad Cryptas di Fossa, nell'aquilano), sicché una volta che si entrati in chiesa si resta ammutoliti e pieni di stupore nel trovarsi improvvisamente alle spalle il ricco scenario delle anime che si affollano intorno al Cristo giudicante, a sinistra il gruppo dei dannati, ai piedi del Tribunale celeste, raffigurati mentre avanzano con i volti chini, dai quali traspare angoscia e dolore per la punizione subita, simbolizzata dalla presenza di un demone nero che afferra una donna per i capelli; a destra la schiera dei beati, divisi dagli altri da due angeli che recano in mano cartigli in latino dalla facile traduzione: “Venite benedicti” e “Ite maledicta in ignem eternum”. Sullo sfondo, collocata in una nicchia posta dietro l'altare, una Madonna col Bambino in terracotta, risalente al Quattrocento. Sotto il presbiterio si apre una splendida cripta (fuori terra, a causa del dislivello su cui poggia l'edificio), sorretta da volte a crociera che poggiano su esili colonne, ma l’ho visitata diversi anni fa e non so se è ancora accessibile. Santa Maria in Blesiano a Pescosansonesco, ancora un luogo dello spirito tra le valli dell'Abruzzo vestino.

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