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IL DUOMO DI SAN VALENTINO E SAN DAMIANO A SAN VALENTINO IN ABRUZZO CITERIORE (PE)

ANTONIO MEZZANOTTE.

Si dice e si racconta che da una contrada situata tra l’Orta e il Lavino si muoveva un corteo di parenti e amici di un defunto per dargli sepoltura nel luogo preposto. All’improvviso, lungo la strada vennero colti da una fortissima grandinata e, così, furono costretti a fermarsi sotto un elce. Accadde allora che, siccome la pioggia non si attutiva, ma, anzi, cresceva, decisero di dare sepoltura al defunto in quel luogo. Iniziarono così a scavare e con meraviglia di tutti scoprirono proprio lì sotto all’elce una tomba con la seguente iscrizione: “Qui giacciono i corpi dei santi Valentino e Damiano”. Considerato che di quei Santi nessuno aveva mai sentito parlare, furono increduli e, nel dubbio, pregarono Dio Padre Onnipotente affinché desse loro un segno a maggior gloria Sua.

All’istante quel morto, destinato alla sepoltura, risuscitò e, parimenti, la pioggia cessò e venne un gran sereno. Tutti i presenti con gran gioia lodavano il Signore per il miracolo e quel luogo divenne meta di pellegrinaggi; così, nelle vicinanze del sepolcro dei due Santi si edificò una chiesetta, poi delle casette, quindi un castello, dapprima chiamato “Petra” e, in seguito, in onore e memoria del Santo, probabilmente a partire dalla prima metà del 1300, “San Valentino” (l’aggiunta “in Abruzzo citeriore” è del 1863, ma il paese per tutti resta, come scriveva il poeta Giuseppe Tontodonati, “Sa’ Mmalindine”).

Quanto sopra viene raccontato da Girolamo Nicolino, avvocato teatino che visse nella prima metà del 1600, ma i fatti narrati risalgono perlomeno intorno all’anno Mille, quando venne edificato il Castrum Petrae (letteralmente “castello di pietra”) e i corpi dei due Martiri vennero traslati nell’attuale chiesa parrocchiale per opera dei monaci casauriensi.

Ma chi erano Valentino e Damiano? Ce lo racconta sempre l’Avv. Nicolino, che riprende le notizie fornite dagli Atti della vita e del martirio dei due Santi. Valentino nacque a Terracina, località della costa laziale, all’epoca dell’imperatore Costantino (quindi intorno al 300 d.C.) e divenne vescovo della città giovanissimo. Sempre disponibile verso i poveri, i malati e gli oppressi, compiva numerosi miracoli nel nome di Cristo. Alla morte di Costantino iniziarono le persecuzioni di Giuliano contro i cristiani: egli venne arrestato, torturato e liberato a patto che si allontanasse dalla città. Così, insieme a Damiano, un giovane che promosse al diaconato, arrivarono dapprima a Corfinio, città nella quale convertirono oltre quattromila persone, e poi, seguendo il fiume Pescara, giunsero nei pressi di una località situata tra l’Orta e il Lavino (forse Zappino), dove i sacerdoti pagani li fecero decapitare in un bosco, il 9 settembre tra il 360 e il 363 d.C.

L’attuale chiesa parrocchiale, dedicata ai Santi Valentino e Damiano, è di origine medievale ma rimodellata nella seconda metà del 1700, si dice, sebbene non sia provato, su progetto di Luigi Vanvitelli, che fu l’architetto della Reggia di Caserta, o, meglio, come riterrei più verosimile, del figlio Carlo ovvero di qualche altro collaboratore, e decorata dallo stuccatore comasco Alessandro Terzani, lo stesso che lavorò in quello scrigno di tesori che è la chiesa di Santa Chiara a Chieti. Danneggiata dal terremoto della Marsica del 1915, nel 1926 fu restaurata dall'arch. Antonino Liberi (il cognato di D’Annunzio, che progettò, tra gli altri, anche l’ex Kurssal a Pescara e il Palazzo Sirena a Francavilla al mare). Negli anni Trenta fu completata la facciata e aggiunto un campanile gemello a quello già esistente.

La chiesa è posta all’apice di un’ampia e scenografica scalinata (che mi richiama la Trinità dei Monti a Roma), con al centro la celebre fontana del Sansone, realizzata nel 1886 dalla fonderia Walter MacFarlane & C. di Glasgow. L'edificio, imponente, ha pianta rettangolare a croce latina; la facciata forma un unico blocco di testata con i campanili, che terminano con cupola a cipolla in stile napoletano. Il prospetto è scandito da colonne classiche sul portale, da un finestrone centrale, tripartito, con lunetta superiore e presenta elementi di architettura neoclassica e neogotica. Sull'ingresso campeggia un’iscrizione in latino con la dedicatio ai due Santi Martiri. L’interno a navata unica è in stile tardo barocco, con volta a botte e cappelle laterali sormontate da arcate a tutto sesto. Vi è conservato un monumentale organo realizzato dal vastese Tommaso Cefalo, uno degli organari più rinomati dell'epoca, che si trasferì a San Valentino intorno al 1720.

Qui alle pendici della Majella pescarese i due martiri sono Santi Patroni e proteggono dalle tempeste e dai demoni. E il San Valentino degli innamorati? Quello sta a Palmoli (CH), nella Valle del Treste, e (anche) a Terni, ma è un’altra storia…

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