
ANTONIO MEZZANOTTE.
La singolarità di Campo di Giove (AQ) inizia dal riferimento toponomastico. Taluni ipotizzano che il nome (la prima parte del quale allude al pianoro che caratterizza la località) derivi da un tempio dedicato a Giove, sulle cui rovine sarebbe stata edificata nel XII sec. la chiesa di Sant’Eustachio; altri, al contrario, ritengono che l’origine del nome sia legata al giovo, che è una traslazione linguistica di giogo, cioè lo "iugum" con il quale veniva indicato il valico montano del Guado di Coccia (col significato di colle arrotondato, come una testa, che separa il luogo dal territorio di Palena) verso il Porrara, rinviando il collegamento con la divinità olimpica al sito di Ocriticum e all’area sacra di Giove Larene, segnata pure sulla Tabula Peutingeriana (la copia medievale di uno stradario di età romana), che però è in tenimento della vicina Cansano.
Com'è e come non è, già da questo avvio si comprende facilmente l’unicità del paese, che si snoda tra lo scosceso colle su cui venne fondato l’abitato fortificato e la piana delimitata dalle chiese di San Rocco e, appunto, di Sant’Eustachio, che ne è la parrocchiale.
Quest’ultima ha mantenuto l’aspetto cinquecentesco, esito di un rifacimento dai danni del terremoto del 1561, ma l’origine come già detto è del 1100, e tale è rimasto nonostante i disastri tellurici successivi, in particolare quello del 1706.
La facciata, in stile lombardo e in pietra della Majella, presenta al centro un portale sormontato da un timpano spezzato, decorazione che si ripete nella finestra soprastante, con ai lati due portalini.
La torre campanaria, che si impone sull’insieme e costituisce un punto di riferimento per l’intero territorio, decentrata e antistante rispetto alla facciata, è a base quadrata con marcapiani a cornice convessa, fenditura, orologio civico e cuspide piramidale.
L’interno del sacro edificio è a tre navate con pianta a croce latina, pilastri in pietra e archi a tutto sesto.
Ho rivisitato la chiesa non molto tempo fa. Calzavo scarpe la cui suola di gomma a ogni passo procurava uno strano rumore sul pavimento (probabilmente ancora umido giacché appena lavato). Una anziana donna intenta a pregare (l’unica persona presente in chiesa in quel momento), dopo avermi fatto segno di riprovazione per quel rumore molesto, mi chiese che cosa cercassi e io risposi che stavo ammirando i vari dipinti e le tele conservate nella chiesa (tra queste segnalo una Madonna del Rosario del 1578). «Giovanotto, conosci la storia di sant’Eustachio?» mi fece (solo per quel “giovanotto” avrei voluto abbracciarla).
Non ho fatto in tempo a rispondere, chè la donna attaccò a raccontarmi la storia di Eustachio Placido, invitto comandante delle legioni romane, convertitosi dopo aver sentito la voce di Gesù provenire da un crocifisso luminoso apparso prodigiosamente tra le corna di un cervo che egli cacciava… e via discorrendo, fino al furto degli sportelli della custodia della statua del Santo avvenuto nel 1902 e oggi in parte recuperati (risalgono al 1370 e tempo fa fu allestita una bella esposizione al MUNDA, all’Aquila).
Molte notizie le conoscevo, altre mi son tornate in mente durante il racconto, ma vuoi mettere ascoltare il tutto dalla viva voce di una guida d’eccezione?
















