Il Calvario di Rosciano

Antonio Mezzanotte.

Ogni paese d'Abruzzo ha il proprio calvario, un luogo che nel passato era posto alla periferia del centro abitato, meta della processione del Venerdì Santo. Da quando, poi, Napoleone con l'Editto di Saint Cloud decretò che i defunti andavano seppelliti fuori dei luoghi abitati, il Calvario, da duecento anni ad oggi, è l'ultima tappa della liturgia funebre, lì dove giunge il feretro dalla chiesa, viene impartita l'ultima benedizione, e, quindi, vi è il commiato definitivo della comunità e la partenza verso il Camposanto. 

A Rosciano il Calvario riveste ancora questa importante funzione nella coscienza religiosa collettiva ed è individuato nella toponomastica (Largo Calvario) e visivamente rappresentato da una piccola edicola a forma di tabernacolo, contenente una statuetta devozionale della B. V. Maria, sormontata da una grande croce di ferro ornata con il cuore dei Passionisti. Prodigiosi fatti accaduti in questo luogo si tramandano di generazione in generazione. 

Correva l'anno 1899. In una radiosa mattinata di sole, le campane, le famose campane di Rosciano tra le quali, si dice, si annovera una Donati dell'Aquila ed anche una Marinelli di Agnone, suonavano spiegate a festa, qualcosa di eccezionale animava i tanti devoti che affollavano la piazza antistante la Chiesa Madre. A mezzogiorno in punto il portone della chiesa venne spalancato e si fecero avanti l'Arciprete, il Marchese de Felici ed il Sindaco, e subito dopo le suore, gli assessori delle frazioni, i medici, i notai del paese, i maestri delle scuole comunali, i notabili, le persone più in vista di Rosciano. Ai piedi della scalinata un picchetto di Carabinieri e tre religiosi i quali, come novelli Cirenei, sostenevano una gran croce di ferro. Era l'apice della missione popolare dei frati passionisti, che si sarebbe conclusa quel Venerdì Santo al Calvario con l'innalzamento della croce, a perenne ricordo di quei giorni. La banda attaccò una marcia solenne, il corteo di autorità e popolo prese la forma di una pia processione con in testa i tre frati che recavano la croce, poi tutti gli altri  che dalla chiesa si muoveva a scendere verso San Rocco e, quindi, a risalire al Calvario.

Il sole splendeva alto nel cielo, era una gran bella giornata di primavera. Ad attenderli lì al Calvario due muratori, i quali avrebbero dovuto innalzare e cementare la croce di ferro sulla sommità dell'edicola. Giunta sul posto, la folla si dispose ad arco verso la piccola costruzione in mattoni. La banda smise di suonare. Nel silenzio totale, l'Arciprete si accingeva a levare in alto l'aspersorio per la solenne benedizione, mentre i due muratori, aiutati da alcuni volenterosi, già avevano afferrato la croce per posizionarla....quand'ecco che, di colpo, si levò un turbine di vento, una tempesta di tale violenza che tutti i presenti, colti così all'improvviso, dovettero accovacciarsi a terra per non essere travolti. Le forti raffiche, accompagnate da sinistri ululati, sferzavano a larghe sciabolate la terra e la gente, mentre i coppi del tetto della vicina caserma dei carabinieri venivano staccati, sollevati in alto e scagliati a mitraglia verso qualsiasi cosa o persona sottostanti. Ad un tratto, come se non bastasse, dal cielo cominciò a scendere cenere calda, che si posava sulla pelle e bruciava. In tutto quel grande sfracello, i due poveri muratori che avevano appena sollevato la croce dovettero appoggiarla a terra e trattenerla, sembrava quasi che il vento volesse trascinarsela via. Qualcosa non quadrava, non si era mai visto un fenomeno naturale di tale portata ed intensità, così, all'improvviso. Però tra il popolo presente un pensiero prese forma, una concreta ipotesi, una convinzione certa ed incontrovertibile: qualcuno non voleva che lì al Calvario ci fosse quella croce! Si, lui, il Peccato, il Maligno, Satana in persona era presente in quel preciso momento sul Calvario di Rosciano e sbuffava, ululava, smuoveva vento e cenere per impedire l'elevazione della Croce. Allora non ebbero dubbio alcuno sul da farsi e tutti quanti, benché schiacciati a terra dalla furia del vento, all'unisono levarono le mani al cielo rivolgendosi supplici alla venerata Patrona di Rosciano, alla potente Signora dei fulmini, delle tempeste e della grandine: "Santa Eurosia, che scì bbenedette, aiutece Tu!". Ed ecco, immediatamente la forza compulsiva del vento si placò, la cenere scomparve.Tutti si rialzarono, attoniti ed ancora frastornati per l'accaduto. Subito una grande gioia pervase la folla dei devoti, poiché aveva sperimentato ancora una volta la benevolenza della Santa Patrona verso il paese. I muratori, alla svelta, posizionarono la croce ed una targa ricordo. E pregando, in processione, tutti tornarono in chiesa per un solenne Te Deum di ringraziamento. Questi fatti sono stati tramandati da chi era presente e, attraverso il racconto degli anziani, sono giunti fino ad oggi perché non vada persa la memoria di quanto accaduto al Calvario di Rosciano, il Venerdì Santo dell'anno di grazia 1899.(Non so se il manufatto oggi presente - di cui posto una foto - sia quello originale, il mattone collocato di taglio, in ricordo della Missione del 1899 lo è di certo, però sarebbe bello se quel luogo fosse consapevolmente valorizzato).

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