
di Antonio MEZZANOTTE

Nella chiesa di San Nicola a Rosciano (PE) sono conservati, tra gli altri, due affreschi raffiguranti sant'Antonio abate e dipinti entrambi nello stile di Andrea De Litio, forse da due o tre suoi allievi. Del primo, risalente grosso modo al 1500 e situato sulla parete orientale, a destra dell'altare, resta la porzione inferiore. Possiamo osservare un lembo della veste del Santo, dai caratteristici colori bianco e nero, con accanto un piccolo e simpatico porcello nero, setoloso, somigliante a un cinghialotto (com'era, appunto, il maiale autoctono abruzzese di un tempo) e, all'angolo sinistro in basso, una fiamma.
La presenza del maiale, come noto, allude alla cura dell'ergotismo tramite il grasso dell'animale, ma nel corso del tempo il porco riassunse il significato di essere immondo e impuro che aveva nelle culture orientali per identificare il diavolo. Oggi, però, il maiale antoniano ha perso entrambi i significati, diventando il simbolo della speciale protezione del Santo verso gli animali di fattoria e/o di compagnia. A tal proposito, si dice e si racconta che una scrofa aveva un porcellino zoppo e malato, lo portò ad Antonio abate, che lo guarì: da allora il maiale divenne fedele accompagnatore del Santo (il racconto mi venne narrato da una anziana donna di Pescosansonesco - PE).
La fiamma, a sua volta, allude sia all'herpes zoster, il c.d. fuoco di S.Antonio, sia al fuoco dell'Inferno, che il Santo riuscì a domare, beffando il diavolo e recuperando dagli inferi le anime e il fuoco, che donò all'umanità (un Prometeo cristiano, insomma).

L'altro affresco, collocato sulla parete che guarda a settentrione, lato ingresso, è stato realizzato intorno al 1497 e rappresenta il santo eremita a figura intera, vestito dell'abito tradizionale degli antoniani, ma con un ampio ed elegante mantello dal quale fuoriesce la parte superiore dello scapolare, di colore scuro; inoltre, egli indossa una cuffietta, tipico accessorio dell'abbigliamento della moda maschile quattrocentesca. Infine, una rarità di entrambi i dipinti sono le scarpe: il Santo, vissuto tra il 251 e il 356 d.C., probabilmente camminava a piedi nudi, i monaci medievali, che a lui si ispiravano, con i sandali, nel 1400 lo rappresentano con le scarpe!
La figura del Santo non è accompagnata dal tradizionale maiale, ma in ogni caso sono presenti alcuni elementi caratterizzanti l'iconografia antoniana (forse più degli appartenenti all'Ordine degli antoniani che del Santo vero e proprio): il bastone a forma di tau (che rappresenta la croce di Cristo, il bastone del pellegrino, o ancora la stampella degli ammalati curati negli ospedali degli antoniani e allude, nelle diverse interpretazioni, all'ultima lettera dell'alfabeto ebraico, il tau, in funzione escatologica, ovvero alla parola "thauma", ossia "prodigio" in greco - come noto, questo simbolo fu poi ripreso da san Francesco d'Assisi), il libro (che può essere sia il Vangelo, quindi simbolo di saggezza, ovvero una Regola monastica, alludendo al fatto che il Santo veniva considerato fondatore del monachesimo cristiano), la campanella (con la quale gli antoniani annunciavano il loro arrivo durante la questua e scacciavano i demoni. Per altro, come mi raccontava un anziano contadino di Furci - CH - fino agli anni 50 del secolo scorso al maiale "pubblico", ossia della comunità, che veniva lasciato libero per il paese e poi sacrificato per le esigenze dei poveri e bisognosi, veniva legata una campanellina, per rammentare che l'animale era posto sotto la protezione del Santo eremita).

La devozione per sant'Antonio abate era molto sentita a Rosciano, tanto che verso la metà del 1700 gli venne dedicata una chiesa, ancora indicata sullo Stato di Sezioni del catasto napoleonico, ma della quale si perse traccia in epoca successiva.
Fatti questi rapidi accenni ai simboli e alla storia (indispensabili per leggere e comprendere l'opera d'arte, attività alle quali noi genti del XXI sec. non siamo più abituate e, forse, è anche per questo motivo che non diamo il giusto rilievo al nostro patrimonio artistico, in particolare a quello dei nostri paesi e contrade), diciamo che l'affresco di Rosciano potrebbe essere considerato l'adeguamento rinascimentale dell'analogo dipinto che troviamo su un pilastro della chiesa di San Tommaso di Paterno a Caramanico Terme (PE), risalente alla seconda metà del 1200, che presenta gli stessi elementi.
In entrambi i casi, la potente figura del Santo eremita, allora come sempre, ci fa riflettere sul senso ultimo della vita e, soprattutto, ci rammenta che noi tutti siamo parte di una comunità, nella quale le scelte di ciascuno si riverberano inevitabilmente sulle esistenze altrui.
Oggi, 17 gennaio, è la festa di Antonio abate. È il mio Santo protettore, quello al quale sono particolarmente devoto. Buon onomastico a chi ne porta il nome ed evviva sempre sand'Andonie, lu nemiche de lu demonie!
(E se ne volete sapere di più su questi affreschi e su sant'Antonio abate, vi suggerisco di leggere il mio libro SI DICE E SI RACCONTA DI CHIESE E PAESI D'ABRUZZO, ed. Tabula Fati).
















