Gabriele d’Annunzio e Silvina Olivieri consorte del Marchese Gesualdo III de Felici

REMO DI LEONARDO.

Il primo marzo del 1938 moriva, a Gardone Riviera, in provincia di Brescia, Gabriele d'Annunzio, una delle penne più prestigiose della letteratura italiana ed Europea, scrittore, poeta, drammaturgo e giornalista considerato simbolo del Decadentismo italiano, il più grande cittadino che Pescara abbia mai avuto.

L'articolo, che oggi propongo ai lettori di Parolmente, è tratto da un mio piccolo studio “Abruzzesità e Dialetto in G. d’Annunzio” apparso nella rivista Selezione di Poesia “G. Porto” - Premio Nazionale di Lettere, Arte e Scienze Città di Pianella, Ed. XV 22 dicembre 2012, MC Grafica, Cepagatti (Pe) in cui ricordo il rapporto di amicizia intercorso tra Gabriele d’Annunzio e Silvina Olivieri consorte del Marchese Gesualdo III de Felici di Pianella. 

“Nel dicembre 1879, ancora sedicenne, pubblicò presso la tipografia Ricci di Chieti, a spese del padre, la sua prima raccolta di liriche intitolata Primo Vere, nata da impressioni di lettura delle Odi Barbare di Carducci.

La raccolta ottenne un precoce successo di pubblico e di critica, fu recensita entusiasticamente dal Chiarini sulla rivista romana “Fanfulla della Domenica”, ma venne sequestrata ai convittori del Cicognini per i suoi accenti eccessivamente sensuali e scandalistici.

Nel maggio 1880 pubblicò una nuova edizione di Primo Vere, “corretta con penna e fuoco ed aumentata” e, per attirare l’attenzione del pubblico sul “nuovo” testo, il diciassettenne d’Annunzio ricorse ad un ingegnoso espediente: prima fece diffondere ai giornali la falsa notizia della sua morte per una caduta da cavallo e, subito dopo, con la smentita, annunciò la pubblicazione della sua seconda edizione dell’opera.

In questa seconda edizione, compare una poesia dedicata alla illustre nobildonna Silvina Olivieri figlia del patriota Silvino Olivieri e della Marchesa Leocandia De Cambacèrès, nonché consorte del Marchese Gesualdo III de Felici.

Silvina Olivieri Marchesa de Felici decorata con Croce di guerra come crocerossina nella guerra 15-18 e Stella della Città di fiume muore nel 1934, le sue spoglie oggi riposano, insieme a quelle del marito, a Pianella, nella Cappella gentilizia di proprietà della stessa nobile famiglia de Felici ubicata nel quartiere di Santa Lucia.

Gabriele d’Annunzio, appassionato pianista, dedica questa lirica giovanile di Primo Vere a Silvina la quale fu anch’essa appassionata musicista e cantante. In questa poesia il confronto è tra la fanciulla e la visione delle sirene da parte di Ulisse.

Nel libro “ Feconde venner le carte, studi in onore di Ottaviano Bensomi”, a cura di Tatiana Crivelli, edizioni Casagrande, Bellinzona pagina 693; Alessandro Martini così si esprime in “Pianoforti poesia da Verlaine a Montale”: soprattutto il primo d’Annunzio ha sfruttato ed è ovvia la sua valenza erotica, il canto diventando nel caso il veicolo principale del fascino femminile, come già in tanta poesia del tardo Cinquecento e del Seicento, sorte attorno alla nuova figura della cantatrice spesso e volentieri anche suonatrice, e come qui “sirena”  e “maga”. Il canto è ovviamente emesso dalle labbra della cantante e da queste si spera di ottenere anche altro: la vista e l’udito appagati suscitano le brame degli altri sensi”. 

La versione della lirica qui di seguito riportata integralmente è tratta da “Gabriele D'Annunzio, Versi d'amore e di gloria, Mondadori Meridiani, Milano 2004, vol. I. Nello studio da me sopra citato è presente solo in parte.

Alla Signorina Silvina Olivieri

Via da la rosea bocca fluiscevi

la nota a volo per l’aria tepida

si come un effluvio da ‘l fiore

ne’ mattini placidi d’aprile;

Via da la rosea bocca fluiscevi

la nota a volo per l’aria tepida

si come un effluvio da ’l fiore

ne’ mattini placidi d’aprile;

sotto le ciglia più bruni e fulgidi

gli occhi ogivali brillano: guardano

lontano lontano per l’alto

da ignoti fantasimi sorrisi.

Lenta, serena si perde l’anima

de ’l vostro canto ne’ dolci fascini;

dileguan suavi i pensieri

come un volo di farfalle in cielo.

Ed intraveggo là giù oceani

vasti d’azzurro: passano incognite

fanciulle da l’ali lucenti,

bianche, da le lunghe chiome d’oro;

poi palme verdi, pagode ergentisi

in orizzonti fiammei di porpora,

baiadere da’ fianchi di tigre

riguardanti con occhi fatali…

Ma ecco in mesto sospir si smorzano

l’ultime note: un subitaneo

sinfonico schianto di suoni

da li avorii prorompe fremendo;

prorompe a l’aria con strani turbini,

con trilli e fughe, come un volubile

nugolo di passere argute

che trasvola per li occasi rossi.

E segue il canto: la voce ha brividi,

strappi, sussulti, ha risi, ha murmuri,

bimolli che sono velluti,

che son baci e carezze di dee,

fa che s’allungan sì come vipere

vive ed alate ne l’aria lucida,

ricami sottili di trilli,

aüdacie, lentezze, agonie…

Siete una maga?… Io veggo un rapido

fluttar di forme indescrivibili,

mi sento svegliare ne ’l petto

gli entusiasmi de ’l mio primo amore;

e le sopite speranze aëree

con lieto ritmo ne ’l cor mi cantano;

torno a’ sogni pieni di sole,

a le febbri de l’arte divine…

Tal forse un giorno fra l’onde cerule

de ’l ionio mare gl’inni mesceano

fatali a ’l vagante nocchiero

le sirene da ’l virgineo seno.

Ivan gli alati suoni per l’aure

dolci siccome l’ambrosie olimpiche,

lontan lontano palpitanti

con gli effluvii de li aranci via.

Bella Zacinto intravedeasi

tra’ violacei vapor de ’l vespero:

in fondo una cerchia nivale

di montagne sorrisa da ’l sole.

Gabriele d’ Annunzio

Il quadro raffigurante Silvina Olivieri è di Enrico Marchiani, (1825-1880) tela/ pittura a olio,140 x 114, 1875, ICCD: 1300086873. La nobildonna indossa un abito azzurro con una morbida rifinitura intorno allo scollo e alle maniche. Una collana di perle a più fili circonda il collo. E' seduta su una sedia e poggia il braccio sinistro su un tavolo, lasciando cadere morbidamente la mano. Con la destra sorregge un ventaglio.

La Maschera di Silvina Olivieri è di Costantino Barbella, (1852/ 1925) terracotta, 17 x 25, ArtPast catalogo opere d'arte / SPSAE L'Aquila 1909.

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