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Da Bucchianico al Perù: Carmine Nicola Caracciolo di Santobono

ANTONIO MEZZANOTTE.

Suo nonno, Ferrante, era stato una gran testa calda: opportunista, spavaldo, attaccabrighe, ottimo spadaccino. Si scontrò varie volte a duello, fece da prestanome in operazioni finanziarie poco chiare, qualche tempo dopo riuscì a comprarsi all’asta la città di Chieti, poi rifiutò di levarsi il cappello dinnanzi a Masaniello, scappò per un pelo alla folla che voleva linciarlo (e che gli saccheggiò il palazzo di Napoli), fu colpito a morte da una archibugiata a Nola mentre, alla testa dei propri soldati, andava all'assalto dei rivoltosi. Una vita movimentata.

Carmine Nicola fu apparentemente l’esatto contrario dell'antenato: riflessivo, di buona cultura, anche un po’ piacione e bravo oratore. Aveva una inclinazione tutta particolare per gli studi letterari, compose numerose poesie, opere buffe, favole, anche un compendio storico della propria famiglia. Non si trattava, però, di una famiglia qualunque: parliamo dei Caracciolo Principi di San Buono, Duchi di Castel di Sangro, Marchesi di Bucchianico e feudatari di mezza provincia di Chieti, dell’Alto Sangro, dell’Alto Molise e titolari di feudi anche nel pescarese.

Carmine Nicola nacque proprio a Bucchianico (CH) il 5 luglio 1671, rampollo di cotanta progenie. Da ragazzo visse in paese, con qualche puntata a Castel di Sangro e a San Buono, nella Valle del Treste. La madre curò molto la sua istruzione e, quando da adulto arrivò a Napoli, si circondò di poeti e giuristi, frequentò i circoli culturali più esclusivi della Capitale (le famose Accademie) e ne creò altrettanti, tutti accumunati dallo splendore della sua corte. Amava la bella vita e le belle donne (ci fu un mezzo scandalo per aver messo gli occhi su una cantante, che però era la favorita del viceré Medinaceli). Nel 1694 succedette al padre nei feudi e nei titoli e qui avvenne la svolta. Sfruttando abilmente il prestigio del proprio nome, avviò una brillante carriera politica, che lo portò in poco tempo ad essere nominato dal Re come Grande di Spagna (e cioè tra i massimi esponenti della nobilità).

La morte senza eredi diretti di Carlo II d’Asburgo aprì un periodo di grave instabilità. Alla Corona di Spagna (che non comprendeva solo la Spagna, ma anche Napoli, Milano, le Fiandre, il Messico, l’America centrale, la Florida, la California, il Texas, tutta l’America meridionale escluso il Brasile, le Filippine) ambivano i Borboni di Francia e gli Asburgo d’Austria. Carmine Nicola si schierò con Filippo V di Borbone, che la spuntò sul rivale austriaco, e nel 1701 fu inviato a Roma quale ambasciatore presso il Papa. L’anno dopo era a fianco del Re a Milano, in guerra contro gli austriaci, dando prova di lealtà e coraggio sul campo di battaglia. Nel 1703 divenne ambasciatore a Venezia. Dalla città di San Marco cominciò a tessere una rete di spie e controspie per prevenire gli austriaci che ambivano ad occupare Napoli. A capo della “intelligence” spagnola in Italia, sventò numerose congiure di ministri e nobili napoletani che erano stati comprati da Vienna e che vedevano di buon occhio un cambio di regime (inviava i propri dispacci direttamente a Madrid per il tramite dell'ambasciatore francese e non al Vicerè di Napoli, per non suscitare sospetti nei congiurati e nelle spie austriache, ma poi, quando era certo di non fallire il colpo, scattava fulmineo l’arresto ovvero, se necessario, la "neutralizzazione" nei confronti dei malcapitati).

Tuttavia, nel 1707 gli austriaci riuscirono con le armi ad entrare a Napoli e tra i primi provvedimenti che presero ci fu la confisca di tutto il patrimonio di Carmine Nicola, che venne condannato a morte in contumacia. Da Venezia il nostro Caracciolo si rifugiò a Madrid e qui, come premio per la fedeltà mostrata ai Borboni, nel 1711 venne nominato, unico italiano in trecento anni di storia, Viceré del Perù (che all’epoca comprendeva tutta l’America meridionale con l’esclusione del Brasile). Salpò da Cadice il 13 novembre 1715 e giunse a Cartagena (nell’attuale Colombia), dopo una avventurosa traversata dell’oceano, il 9 gennaio 1716 (nel corso del lungo viaggio gli morì l'amata moglie dopo aver dato alla luce Giovanni Costanzo, il 14esimo figlio). Appena insediatosi a Lima, la capitale del Perù, si rese subito conto della difficoltà di governare un territorio così vasto ed eterogeneo e favorì la formazione del Vicereame della Nuova Granada, che comprendeva tutte le province settentrionali del continente (Colombia, Venezuela, Ecuador e Panama).

La principale preoccupazione di Carmine Nicola fu la repressione del contrabbando, insieme al miglioramento dei collegamenti marittimi con la Spagna ed alla lotta alla corruzione tra i funzionari governativi. Vietò pure di marchiare a fuoco gli schiavi neri. Si portò dietro dall’Italia artigiani, pittori e artisti che diedero un grande impulso allo sviluppo culturale delle colonie sudamericane. Tuttavia, i suoi tentativi di riforma della macchina amministrativa caddero per lo più nel vuoto, sia perché il sistema di potere e di corruzione dei discendenti dei conquistadores spagnoli era duro da scalfire, sia perché, si dice, egli non riuscì a liberarsi da una forte depressione seguente alla morte della moglie Costanza Ruffo.

Uno dei massimi storici peruviani, Josè Agustin de la Puente (discendente egli stesso di viceré ed al quale questo italiano non stava particolarmente simpatico) dava un giudizio poco lusinghiero di quel periodo: "ninguna obra publica, ningun progreso, ningun bien tangibile ilustran la epoca de un virrey de tantos titulos" (vado a memoria, spero di aver azzeccato lo spagnolo). Giudizio a mio avviso da aggiornare alla luce delle ultime ricerche che mettono in luce altri profili, come ad esempio non solo il notevole impulso che il Caracciolo riuscì a dare all'università pubblica di San Marco a Lima, la più antica delle Americhe, per la formazione di una nuova classe di funzionari e tecnici dell'amministrazione vicereale, ma anche le innate capacità di creare in poco tempo una rete di relazioni in una terra straniera per comprenderne con maggior precisione le dinamiche sociali: questo per dire che il giudizio sull'azione politica ed amministrativa di un personaggio non va limitata necessariamente alle sole opere materiali realizzate.

Nel 1721 tornò in Europa e si stabilì a Madrid, in quanto i suoi beni in Abruzzo erano sempre sotto sequestro e pesava ancora la condanna a morte disposta dagli austriaci. Fu pure sottoposto a vari processi per un'accusa di corruzione, ma venne prosciolto. Si spense a 55 anni nella capitale spagnola il 26 luglio 1726: una vita intensamente vissuta, ancora poco conosciuta e che merita di essere ricordata (soprattutto dagli abruzzesi). (Nella foto: ritratto di Carmine Nicola Caracciolo nel giorno del suo ingresso a Lima, capitale del Perù, il 5 ottobre 1716, di artista anonimo)

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