
ANTONIO MEZZANOTTE.
Benvenuti a una nuova puntata delle "Interviste impossibili di Mezzanotte". Oggi incontriamo Anton Ludovico Antinori (L'Aquila, 1704 - 1778), arcivescovo e soprattutto storico, il più grande degli storici abruzzesi, al quale è intitolata la biblioteca della Deputazione Abruzzese di Storia Patria.
D: Monsignore, lei è riconosciuto come il più illustre storico d'Abruzzo. Ma prima di tutto, chi era Anton Ludovico bambino?
R: Figlio dell’Aquila. Cresciuto tra strade lastricate di epigrafi e racconti. In quegli anni - eran gli anni della ricostruzione dopo il terremoto della Candelora - la città mi parlava già, anche se non sapevo ancora ascoltarla.
D: La sua formazione fu rigorosa, con studi in filosofia, teologia e diritto. Cosa la guidò?
R: Il desiderio di comprendere l’umano e il divino. Per questo entrai nella Congregazione dell’Oratorio: una casa per chi cerca Dio anche nei libri.
D: Nel 1745 fu nominato arcivescovo di Lanciano. Come visse questo ruolo?
R: Con rispetto e tremore. Diedi il cuore alla diocesi, restaurai la cattedrale, ascoltai i bisogni del popolo. Ma il mio spirito non smise mai di scrivere.
D: Muratori la chiamò a collaborare per la sua grande impresa di raccolta storica. Che cosa gli offrì?
R: Nel 1732 raccolsi e inviai a Muratori una selezione di cronache inedite della mia città: quelle di Buccio di Ranallo, Antonio di Boezio, Niccolò da Borbona, Nicolò Ciminello di Bazzano, Francesco d'Angeluccio di Bazzano e il Catalogus Pontificum Aquilanorum. Aggiunsi una Introductio alla storia dell’Aquila fino al 1265. Muratori le pubblicò nel tomo VI delle Antiquitates Italicae Medii Aevi e mi onorò con una prefazione lusinghiera.
D: Anche Acerenza e Matera la accolsero come pastore. Che impressione le fecero?
R: Acerenza fu austera, Matera mistica. Tra le pietre dei Sassi, il tempo pareva essersi fermato. Ma la mia salute cominciava a cedere e chiesi di tornare a casa.
D: Rifiutò l’incarico di bibliotecario a Bologna offertole da papa Lambertini. Perché?
R: Non era superbia. Era consapevolezza dei limiti del mio corpo. Preferii restare all’Aquila, dove ogni pietra mi ispirava. Qui completai parte dei miei Annali degli Abruzzi e della Corografia.
D: Qual è, secondo lei, il compito più alto dello storico?
R: Dare voce a chi non l’ha avuta. Ricostruire il filo che lega generazioni. Non inventare il passato, ma custodirlo.
D: Eccellenza, i suoi manoscritti sono ancora conservati all’Aquila: gli Annali degli Abruzzi, la Corografia e centinaia di iscrizioni latine. Sono studiati, citati, consultati, presi a fonti insostituibili laddove le originali son ormai perdute. Io stesso ho potuto leggere sulla Corografia il testo di una antica iscrizione presente all'esterno della chiesa del mio paesello, oggi purtroppo murata.
R: Questa è gioia autentica. Non è la polvere che conserva la memoria, ma lo sguardo che la rinnova. Ma... di quale chiesa si tratta?
D: All'epoca di Sua Eccellenza era detta San Giovanni Gerosolimitano, in diocesi di Penne, dalle parti di Rosciano.
R: Ah, certo, chiesa degli Ospitalieri, se ben ricordo.
D: Ricorda bene. Monsignore, da notizie di stampa sembra che presto verrà avviata la digitalizzazione di oltre 350.000 documenti storici, soprattutto riviste, conservati nella quattro biblioteche regionali abruzzesi. Il passato, insomma, sarà accessibile anche a chi non può visitare i luoghi fisici.
R: Lodevole. Ma ricordate: la comodità non deve sostituire il cammino. Leggere online, come dite voi moderni, è utile, ma il contatto con le carte, con il loro odore, con le loro cicatrici, è insostituibile.
D: C’è ancora tanto da fare. Gli archivi minori, le biblioteche locali, le raccolte private attendono catalogazione, restauro, valorizzazione...
R: L’Abruzzo deve dar maggior peso alla conservazione della memoria. Riaprite biblioteche e archivi, chè ogni documento salvato è un battito in più nel cuore della nostra terra.
D: Se potesse tornare un giorno tra le strade dell’Aquila, di Lanciano e delle città abruzzesi che tanto ha studiato... cosa vorrebbe aggiungere a chiusura di questa chiacchierata?
R: Città e terre che non dimenticano. Non serve che siano perfette: basta che siano consapevoli.
















