Parolmente

Blog di Pianella e dintorni
AttualitàPoliticaEconomia e LavoroEventi e CulturaSportSegnalazioniBacheca

Antiche denominazioni di vie, piazze, vicoli e larghi di Pianella tra dialetto, storia e leggende.

Un viaggio nella odonomastica, dove il dialetto pianellese, la memoria dei mestieri antichi e storie insolite si intrecciano nell’identità urbana della cittadina vestina.

REMO DI LEONARDO

Oggi giovedì 26 marzo 2026 alle ore 10:30, in Piazza dei Vestini, (Fore la porte, Fuori Porta, Porta di S. Maria), parte l’iniziativa del Comune di Pianella dedicata all’odonomastica storica: un percorso tra nomi antichi, tradizioni popolari e memorie che raccontano la vita, i mestieri e le trasformazioni del nostro borgo nel tempo.

Un progetto realizzato grazie al lavoro volontario di ricerca da parte del sottoscritto Remo di Leonardo, dello storico e letterato prof. Vittorio Morelli, del Presidente dell’Associazione “Ama Pianella” Riccardo Pietrolungo, concretizzatosi nei giorni scorsi con l’apposizione di 10 targhe nel centro storico, riportanti le antiche denominazioni dei luoghi in dialetto pianellese, ciascuna legata ad una particolare storia e tradizione, volto a valorizzare e preservare un importante patrimonio culturale, espressione delle trasformazioni sociali del nostro paese, per restituire voce alla memoria collettiva e valorizzare il nostro patrimonio storico.

Ogni odonimo risponde a ineliminabili esigenze di identificazione e informazione che connettono le persone alla società e al proprio territorio. Al pari dei nomi propri, gli odonimi sono strumenti che permettono di leggere e interpretare la realtà, la società che li ha visti nascere.

La struttura odonomastica in una città può essere percepita nel suo complesso come un ritratto della situazione geografica, economica, culturale e sociale di un determinato periodo, fornendo al tempo stesso un quadro degli orientamenti seguiti dalle autorità e in particolare dalle amministrazioni comunali che hanno la competenza a denominare le aree pubbliche.

Le suddette targhe sono state esposte ai cittadini in occasione della presentazione dei lavori di riqualificazione del Palazzo De Caro, il 20 dicembre 2025.

Particolarmente significativo il coinvolgimento delle classi della Scuola primaria di Pianella, per trasmettere alle nuove generazioni le radici e l’identità che ci appartengono, attraverso il dialetto e il ricordo di quei luoghi che hanno segnato la vita della nostra comunità e di chi l’ha vissuta prima.

Si tratta di un autentico percorso memoriale che coinvolge la storia civile e religiosa del nostro paese, che vuole farci comprendere l’importanza di non dimenticare gli eventi più drammatici o significativi della nostra storia passata e recente, e di trasmetterne il ricordo alle nuove generazioni. Testimoni silenziosi ma ben presenti di una storia “viva”, dai palazzi, piazze, dai basamenti delle statue, fino ai muri delle strade, dalle chiese, essi richiamano la nostra attenzione e ci fanno riflettere sul nostro passato, sulle tragedie vissute, su ciò che merita di essere ricordato per poter costruire un futuro migliore.

“Fore la porte”, Fuori Porta, Porta di S. Maria situata in Piazza dei Vestini

Il Catasto Onciario di Pianella del 1746-1747 descrive l'assetto urbano dell'epoca evidenziando la presenza di cinque porte cittadine. All'esterno della cinta muraria si estendevano zone agricole con orti e tipiche abitazioni rurali di fortuna, quali pagliare e pinciare, testimoniando l'estensione dell'abitato oltre i confini medievali.

Le porte erano: Porta del Colle, Porta del Colle da Piedi, posta al sud; Porta S. Leonardo, posta all'oriente; Porta di S. Maria, posta a Nord-Ovest, all’ingresso del centro storico, proprio dove si trova il busto del Santo Patrono San Silvestro e Porta S. Salvatore.

Come ci indica letteralmente la parola stessa, significa "fuori dalla porta" della città. Indicava l’area appena oltre le mura cittadine. Nel medioevo si distingueva le zone interne (intra-muros) da quelle esterne (extra-muros), che potevano essere campi coltivati, orti, o ville suburbane.

All’inizio del XIX secolo anche la cinta muraria, ormai diventata inutile, cambiò aspetto e per la maggior parte della sua estensione fu usata come sostegno per piccole abitazioni che furono letteralmente poggiate sulle antiche cortine sfruttando la loro solidità, così come tutte le porte, a eccezione di questa, furono abbattute per rendere più semplice l’accesso al borgo.

L’Arco poggia sull’imponente Palazzo de Caro, un palazzo storico che, recentemente restaurata, testimonia la ricchezza della famiglia baronale de Caro, un ramo della quale si stabilì a Pianella dal Cinquecento, con il portale principale del 1625 ricco di decorazioni che simboleggiano la storia della famiglia.

Questa targa si trova in Piazza dei Vestini. Quando parliamo di Vestini, ci riferiamo a un’antica civiltà che, intorno al XII secolo A.C., si insediò nella zona dell’alto-medio Aterno.

Per alcuni, il nome Vestini proverrebbe dal dio Vestico, divinità simbolo alla libagione. Secondo altri, invece, sarebbe Vesta ad averlo ispirato: la Dea del focolare. Altra ipotesi è che proverrebbe dalle parole celtiche Ves (indicanti fiume e acqua) e Tin (paese). Un Paese delle acque, dunque. In riferimento ai numerosi corsi d’acqua che si inerpicano nel territorio.

Gli insediamenti dei Vestini risultavano divisi in due parti demarcate dalla linea del Gran Sasso. A seconda dell’area geografica, quindi, possiamo distinguere due diversi Vestini: Vestini Cismontani: stanziatisi nel territorio dell’Aquila. Stessa area in cui è stata rinvenuta la statua de “Il guerriero di Capestrano”. Vestini Transmontani: questi si erano invece stanziati nella provincia di Pescara. I principali insediamenti erano Pinna (Penne) e Angulum (che comprende Città Sant’Angelo) e Pianella.

“Attuorne l’Huorte”, Via Gesualdo de Felici.

Via Gesualdo de Felici è un tratto di strada sotto le antiche mura del rione Colle da Piedi e quelle di recenzione successive fatte costruire nel XVIII secolo dal barone Domenico de Felice del ramo di Rosciano e Villa Oliveti confluito nella proprietà Curato che delimitavano i cosiddetti “orti del marchese”.

“lu Ca’ da Pite”, Colle da piedi.

Questo odonimo deriva dal nome stesso che portava nell’antichità Colle da piedi o Porta del Colle da Piedi, una delle porte principali d’ingresso del paese posta a sud del nucleo urbano di Pianella.  Colle da Piedi; (lu ca’ da Pide, relitto linguistico medievale; agglomerato della zona del Ss. Salvatore) in contrapposizione a Colle da Capo (lu cà da Cape, Largo Teatro) del primo nucleo urbano di Pianella.

“ la Piazzotte de le Pulle”, Piazza Armando Diaz.

Questo luogo era dominato fin dai tempi antichi “La Piazzetta” appartenente al Rione di S.s. Salvatore. La popolazione la chiamava “Piazzotte de le Pulle” perché ogni venerdì si svolgeva il mercato degli animali da cortile. Fino alle ore 10.00 a.m. rimaneva fissa la bandiera al fine di agevolare la popolazione nell'acquisto dei beni senza la concorrenza dei mercanti. Dopo le ore 10.00 la bandiera veniva tolta per il mercato aperto a tutti. Tale usanza è rimasta in vigore fino agli anni ’60 ’70. Tra il finire degli anni venti e gli inizi degli anni Trenta “La piazzetta” venne intitolata al generale Armando Diaz capo di stato maggiore del Regio Esercito durante la prima guerra mondiale. Nominato duca della Vittoria alla fine del conflitto, è stato anche ministro della guerra e maresciallo d'Italia.

Lu Terrone”, Via Isonzo.

Nel 1315 Corrado d'Acquaviva comperava la seconda metà di Pianella divenendo unico feudatario e quindi con il possesso unico di tutte le terre costituire un comune e darsi regolamenti, amministratori, massari, e uomini di Reggimento. Secondo il Castagna, Corrado d'Acquaviva avrebbe costituito un "comune, un ospedale, un torrione, e la chiesa di S. Rocco (contrada San Rocco) per ringraziare il Santo di essere scampato alla peste.  Con questa targa civica l'amministrazione del tempo ha voluto ricordare e voluto concentrare il ricordo delle dodici battaglie che si sono combattute dal 1915 al 1917 sul fiume Isonzo durante la Prima Guerra mondiale lungo la frontiera Italo austriaca e lungo la valle del fiume Isonzo.

“lu Casarene” Piazza Piave.

Da antica data il Rione del Casaleno, viene chiamato dal popolo lu Casarene, dizione che è rimasta tuttora per indicare Piazza Piave. Intorno agli anni '20 l’Amministrazione Comunale pensò di aggiornare la toponomastica popolare con quella storica ispirata alla I Guerra Mondiale e ad alcuni "eroi" del Risorgimento. In quel periodo, il quartiere, era una zona coperta da casupole e casalini di legno, pietre, terra e paglia, un'area che nel corso dei secoli ha preso forma dopo la costruzione dei Palazzi del primo barone Gesualdo de Felici (già De Caro), de Deo e Ferrara con il suo bel portale in pietra, case di Pentima, il palazzo Cortellini, che inglobava le mura di Samuele Puca, la casa di Paolo Cutilli Pauline lu Ferracavalle (maniscalco), una bottega di generi alimentari di Alberte e Rusine, un forno, lo sgabuzzino di Berenice (Branice) che arrostiva le castagne ed alcune bottegucce artigiane, più alcune stalle dei vetturali e carrozzieri.  Oggi possiamo vedere il palazzetto (abbandonato) con orto e giardino del dottore Ciammaichella, dove teneva l'abitazione e l'ambulatorio. Il Casaleno era un quartiere dove rimbombava, soprattutto l’estate dalla mattina a tarda sera, il vocio dei ragazzi che giocavano a sbattamure, zombe cavalle, a pallone, ladre e carabbinire, acchiapparellone, sbattamure, bettone, cambane, cucuzzare, a topatope o nascunnarielle,  bbandire, fussotte, a vvoche, caze cazarotte, mazzeguzze,  ecc.  

Nel 1942 il quartiere ha vissuto una triste storia legata a due Ebrei, Siegmund e Rosa, che abitavano in una casupola del Rione, morti suicidi per sfuggire alle serrate persecuzioni antisemite in corso nella loro patria.

“Sande Lunarde”, Via Mon. Vincenzo d’Addario.

Nel XVI secolo due erano le sedi parrocchiali, quella del Ss. Salvatore e quella di S. Leonardo Abate con le rispettive circoscrizioni parrocchiali e la sua Porta (S. Leonardo), posta all'oriente. La chiesa è stata la sede fino al 1950 del Polittico (1487), opera attribuita a Bernardino di Cola del Merlo e Sebastiano da Casentino, oggi custodita al Museo Nazionale d’Abruzzo MuNDA di L’Aquila. Nella chiesa vi era anche una statua di “Sant'Antonio Abate nano” del secolo XIII, oggi custodito nel convento dei Padri carmelitani a Pianella. Erano sotto la giuristizione della parrocchia di San Leonardo le seguenti chiese: San Leonardo, San Domenico, San Michele, Santa Lucia, Santa Maria del Carmine, Santa Maria ad Nives, ex collegiata di Sant'Antonio. Il 31 ottobre 1952, con il parroco Tommaso Pallicca, la chiesa di S. Leonardo Abate venne sconsacrata e trasformata in cinema, teatro parrocchiale. Nel 1962 con decreto vescovile di Mons. Antonio Iannucci la parrocchia di S. Leonardo venne annessa a quella di S. Antonio Abate. Per lungo tempo è stato luogo d’accoglienza per manifestazioni laiche e religiose, dove si sono esibiti diversi gruppi teatrali e musicali.

“la Piazzotte del la Jerve”, Piazza Luigi Marchetti.

Ogni città ha dei personaggi che hanno fatto la storia locale per questo hanno meritato una targa fissa a perenne memoria.

Pianella vanta una tradizione bandistica importante, negli anni Venti del Novecento nell'elenco delle vie e delle piazze fu inserito il nome del maestro dei Diavoli Rossi, Luigi Marchetti. Lo stesso luogo, nel rione San Leonardo, era chiamato una volta Piazza delle Erbe la Piazzotte de la Jerve dove si svolgeva il mercato della verdura con le stesse modalità del mercato della Piazzotte de le Pulle oggi Piazza A. Diaz.

“la Piazzotte de le Carcere”, Largo Teatro.

Partendo da Piazza Garibaldi, attraversando un arco posto sotto la Torre dell’orologio e percorrendo un corridoio coperto, si arriva al cortile interno del Municipio, oggi denominato “Largo Teatro”, sede del vecchio cinema-teatro Comunale, per molto tempo gestito dal signor Oreste Pagliaricci, chiamato appunto “lu Ceneme de Oreste”.

Con deliberazione del 30 novembre 1866, il Consiglio Comunale assegnava ad uso di Caserma dei Reali carabinieri, 12 camere dell’ex convento, come risulta dalla pianta annessa alla stessa deliberazione. La Caserma dei RR. Carabinieri rimase nei locali assegnati fino al 1929, quando il Comune prese in affitto uno stabile sito in Viale Regina Margherita da adibire a Caserma dell’Arma.Da una relazione dell’ing. Lino De Cecco del 27 maggio 1902, si rileva che il fabbricato di S. Domenico, oggi sede municipale, era adibito a Caserma dei RR. carabinieri, carcere mandamentale, scuole ed abitazione del custode delle carceri, botteghe e sovrapposte camere nel versante della Piazza.Nel 1966, con ordinanza prefettizia, nei locali dell’ex scuola elementare, già Convento di San Domenico, vengono sistemati gli uffici comunali e quelli giudiziari.

Cape piazze”, Piazza Garibaldi.

Quando nel 1700 venne ridisegnato l'assetto urbanistico della città di Pianella si cercò di realizzare una piazza per il foro come luogo di incontro dei cittadini con le autorità civili e religiose; i nuovi palazzi furono arretrati con la demolizione di piccoli fabbricati di inciampo. La piazza nella parte superiore si trova alla confluenza del Cardo e del Decumano, prendendo il nome di Piazza del rione di San Domenico o di Piazza Grande; Successivamente con la denominazione francese, prese il nome di Piazza Napoleone in omaggio alle autorità francesi. Dopo il 1815 si riprese da la vecchia nomenclatura quella di Piazza Grande. Dopo il 1860 la piazza venne ridenominata Piazza G. Garibaldi in omaggio all’eroe dei Due Mondi.  Qui vi sorge il grande Palazzo de Felici (ex de Caro) dove abitò Silvina Olivieri moglie di Gesualdo terzo de Felici. Il lato della piazza di fronte alla dimora dei de Felici è occupato da un altro edificio enorme che dal 1966 ospita gli uffici comunali dopo essere stato per secoli il convento dei domenicani. Fu nel lontano 1490 che l’Università di Pianella concesse all’Ordine dei Predicatori una casa con cortile interno e cisterna insieme alla contigua chiesa di Santo Stefano, poi dedicata a San Domenico.

Foto tutte le targhe
Foto tutte le vie
Cartina

Ideazione: Fiamma di Leonardo

Testi: Remo di Leonardo

Voce: Lucrezia di Leonardo

Foto: Archivio “Ama Pianella”

Montaggio: Francesco d'Aloisio

Produzione: Parolmente.it

Bibliografia

Eliseo MARRONE, Il granaio d'Abruzzo dal comune all'età Farnesiana. Pianella: lo statuto del 1549 (II ed.). Il catasto del 1746. Documenti editi e inediti, edizione   Tracce, 2012 Pescara.

Vittorio MORELLI, Toponimi della provincia di Pescara / Pescara - tipografia Brandolinistampa 1987.

Vittorio MORELLI, Pianella tra storia e iconografia, Consorzio Artigiano L.V.C. Azzate (VA), 1994.

Sitografia

www.facebook.com/amapianella2011, Alessandro MORELLI, album, La storia attraversando le nostre vie, piazze e “ruolle”.www.scopripianella.it/il-borgo/centro-storico/  autori vari

LOCANDINA ODONO

Parolmente

Tienilo a Mente
ll Blog Parolmente.it, si propone di promuovere il territorio, attraverso la diffusione di notizie a carattere turistico, ambientale sociale, politico (apartitico) e culturale.
Contatti
parolmente@libero.it
Donazioni
Copyright © 2026 Parolmente.it All Rights Reserved
Instagram
magnifiercrossmenu