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“A spasso con la regina Giovanna”

PIANELLA a cura delle maestre della scuola dell’infanzia di Pianella.

REMO DI LEONARDO / Lacerba 23 giugno 2023

Nella mattinata di mercoledì 31 maggio 2023 si è svolta a Pianella nell’area scolastica di Villa de Felici con grande successo e calorosa partecipazione “A spasso con la regina Giovanna” progetto annuale della scuola dell’infanzia di Pianella per l’anno scolastico in corso, oltre che promuovere le finalità indicate dai campi di esperienza, ha fatto  proprio l’obiettivo 11 dell’agenda 2030, utilizzando come filo conduttore la suddetta  leggenda che ha promosso la cultura del territorio, scoperto  paesi e città, riportato in auge fatti del passato, incontrato istituzioni, esplorato la città di Pianella. Ha affrontato obiettivi difficili calandoli a misura di bambino, ha sviluppato competenze cognitive e motorie e nel contempo promosso lo stare bene a scuola giocando. Poiché i bambini sono il nostro futuro, espressione di un mondo complesso, ricco di energie, potenzialità e fragilità, vanno conosciuti, osservati e accompagnati con cura.

La scuola dell’infanzia riconosce queste pluralità di elementi e si esprime attraverso linguaggi comunicativi propri; è attenta ai singoli bisogni, e, allo stesso tempo innesca percorsi esperienziali capaci di parlare a sua volta di cambiamento, innovazione e storia;  proprio attraverso la scoperta delle radici risponde a sfide globali: città e comunità sostenibili, obiettivo dell’agenda 2030. Solletica la viva curiosità mediante racconti,  leggende e affronta problemi;  percorre sentieri sostenibili per scoprire e rassicurare, conoscere e migliorare; intreccia e personalizza con il territorio relazioni educative, aiuta a pensare meglio, spinge a narrare ed ascoltare, fare ipotesi e chiedere spiegazioni. Questo “ viaggio” ricco di emozioni ha portato i bambini indietro nel tempo vivendo tra regine e cavalieri ma strizzando l’occhio al futuro!

La leggenda della regina Giovanna e della "pianella" perduta.

Remo di Leonardo

Pianella è un antico insediamento abitato fin dal Neolitico, come testimoniano i ritrovamenti archeologici in loco. Circa il nome della cittadina, è interessante la sua origine leggendaria.La storia del toponimo si perde nel mito dai toni fiabeschi. Proprio come in una delle favole più famose di sempre, infatti, Pianella avrebbe tratto il suo nome da una regina e da una scarpetta smarrita.

Secondo la leggenda, la regina Giovanna e sua figlia, la quale regnò dal 1414 al 1435, visitando il regno e, durante il viaggio, la giovane regina avrebbe perso la scarpetta, detta pianella. Proprio la ciabatta regale smarrita avrebbe conferito il nome al paese. La principessa, quindi, una sorta di Cenerentola alternativa, secondo questa leggenda avrebbe trovato come lieto fine non un principe, con cui vivere per sempre felice e contenta, ma l’onore di nominare un borgo.

Questa peculiare origine favolistica del toponimo del Comune sembra riecheggiare dallo stemma della città, visibile sulla torre dell’orologio del convento di S. Domenico, che rappresenta, per l’appunto, una pianella. Per quanto affascinante, comunque, la leggenda difficilmente ha un fondo di verità e molto più concrete sono le altre ipotesi dietro il toponimo di Pianella.

Secondo le fonti, il termine si sarebbe evoluto nel tempo a partire dalla denominazione della fortificazione cinquecentesca che sorgeva sul luogo, chiamata Castrum Planellae. Nel tempo, poi, il nome avrebbe subito evoluzioni che lo hanno portato a trasformarsi da Plenina e Plenilia in Pianella.

Questa è l’ipotesi elaborata dallo studioso Enrico Sappia De Simone nella Rivista Abruzzese di scienze e lettere. Secondo altri studiosi, tra cui Ernesto Giammarco, invece, il termine Pianella sarebbe una progressiva corruzione del termine latino Plana, intesa come piccola pianura e, quindi, con riferimento geografico, tesi sostenuta anche dagli storici: Alterisio Lizza, Francesco Castagna, Vittorio Morelli, Eliseo Marrone. A discostarsi da questa teoria è invece Simonluca Perfetto,  che, nel suo libro “Aspetti della storia medievale e moderna di Pianella”, ipotizza che il nome Planella derivasse dalle pianelle, un tipo di calzature, affermando che “c'erano sicuramente planetari in paese ma, essendosi persa la memoria del momento preciso in cui il toponimo cominciò ad essere usato, si colse l'occasione per abbinarlo a una pianella come una precisa volontà delle autorità locali di conferire un legame nobile al nome della città che ebbe evidentemente origini popolari”.

La ricostruzione di Simonluca Perfetto, molto suggestiva, non trova ad oggi, però conferme nei diversi Statuti di Pianella e nei documenti d’archivio. Verosimile appare l’ipotesi che il simbolo della pianella, presente nello stemma del comune di Pianella e la leggenda che lo lega alla regina Giovanna II, sia un omaggio delle autorità locali alla famiglia D’Angiò e Durazzo, visti i rapporti con il territorio vestino in particolare con Penne e Pianella e con alcuni personaggi importanti di questi territori presenti alla corte napoletana.

Su Lacerba N.7 anno XXIV, mi interessai a scrivere sulla leggenda napoletana del Palazzo Penne a Napoli, più famosa con il nome “O palazzo d’o Diavulo”, costruito nel 1406 da un certo Antonio Penne (o Penna o De Penne),  un abruzzese di origini pennesi, di famiglia borghese benestante, segretario, consigliere particolare e “imperial notaro” di re Ladislao d’Angiò Durazzo, secondogenito e primo figlio maschio (la sorella Giovanna I nata nel 1371) di Carlo; successivamente dal re Carlo III, d'Angiò Durazzo, e da Margherita di Durazzo, sua consorte e cugina, nacque il 15 febbraio 1377 a Napoli.

La famiglia Penne fu assai cara a Ladislao tanto che ad Antonio diede addirittura il titolo di miles, discendente del nobile messer Giovanni de Penne, funzionario di casa d’Angiò. Talmente elevato era il suo prestigio a corte, che ottenne l’autorizzazione ad erigere il proprio monumento funebre nella chiesa di Santa Chiara, a Napoli, luogo esclusivo della nobiltà angioina, di cui architetto fu il Baboccio.

Eliseo Marrone in, Il regesto de “Il Salconio”, Notizie e Documenti storici dell’area vestina e dell’Abruzzo Ultra dell’anno 835 al 1603 edizione Tracce: 161 - foll. 307r -311r: Napoli, 13 febbraio 1406, il  Re Ladislao invita i vicerè giustizieri ed altri pubblici ufficiali a non commettere estorsione alcuna nei confronti dell’Università di Penne e dei suoi abitanti; in proposito cita e riporta un privilegio del 15 luglio 1405, alla stesura del quale prese parte un non meglio identificato Antonio de Penna secretario. 212 -  foll. 394v – 395r: 12 agosto, XIIII jndictionis (1405?). Re Ladislao accusa ricevuta di duecento ducati versatigli dalla Università di Penne per mezzo di Antonio de Penna segretario. N. B. cfr. documento n°161. 213 Foll. 395r-395v: Annotazione del Salconio circa Antonio de Penna, la sua sepoltura nella chiesa di santa Chiara in Napoli e relativa trascrizione dei versi scolpiti sulla lapide.

Nel 1403 Antonio Penna è “pubblico apostolico imperiale notaro” autorizzato alla compilazione dell’atto di procura del matrimonio tra il duca Guglielmo d’Austria e Giovanna Durazzo” (la futura regina Giovanna II, detta la pazza). A fianco ai De Penne, un altro personaggio ebbe un ruolo importante alla corte di re Ladislao, il pianellese Scalabrino. Di lui abbiamo notizia che in data 17 agosto 1411, essendo uomo di fiducia di re Ladislao a costui fu affidato dal re, il compito di esigere dall’università di Atri due cavalli ed altri beni, quali pegni di sicurezza dovuti a Santulo Aulenti di Sulmona, regio logoteta, avendo l’università di Atri, mancato di pagare per negligenza i diritti regii.

La presenza dei due importanti personaggi vestini alla corte del re Ladislao, ed il legame con Giovanna I e II, ci rimanda alla diffusione della leggenda popolare della pianella (la scarpetta) perduta dalla Regina Giovanna, quando visitò il regno con la madre e alla “pianella” che troviamo nello stemma. Del resto il passaggio in questi territori era quasi obbligatorio, quando la Regina Giovanna II d’Angiò doveva raggiungere la Rocca di Arquata del Tronto, dove amava trascorrere il periodo estivo.

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