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PICCOLI RACCONTI: "Il Folletto del Bosco delle Piastrarole"

di ElSO SIMONE SERPENTINI.

Che nel Bosco delle Piastrarole ci fosse un Folletto particolarmente dispettoso nessuno poté riuscire a capire chi lo avesse detto per primo, ma la voce si sparse veloce, con i venti che scendevano a frotte la sera dai Monti della Laga. Quando poi si udì la potente voce di Monte Gorzano ripeterlo per giorni, non ci fu nessuno che non venne a sapere dell’esistenza di quel genietto maligno e delle sue nottate d’amore trascorse con la Strega del Castello di Pagliara. Il venticello che la sera scendeva da Magnanella per farsi una passeggiata lungo il Corso di Teramo informò anche i cittadini e così nella provincia lo seppero tutti, in città e in campagna, in pianura e in montagna. Il Pizzo di Moscio addirittura cantava la storia dei due innamorati, il Folletto e la Strega, e lo faceva con il suo bel vocino da tenore, mentre il suo gemello, Pizzo di Sevo lo ripeteva con la sua voce ancora più stridula, ridacchiando, senza cantare. A vantare le virtù amatorie del folletto del Bosco delle Piastrarole era anche, e lo faceva anche lui cantando, ma con la voce da basso, era il Monte Ferruccio, mentre il Monte Pelone e il Monte Pizzitello gli facevano il controcanto, infastidendolo non poco. La voce venne sparsa anche dai pipistrelli della Macèra della Morte, mentre Cima Lepri lo disse a tutti i cacciatori che passavano nei suoi pressi. Cima della Laghetta con la sua flebile vocina cercò di avvisarli… stessero attenti con le loro voci e i loro canti a non svegliare il Gran Sasso, perché il Gigante dormiva, forse sognando la sua bella Majella, e, se si fosse destato, avrebbe sfogato la sua irritazione contro tutti. Ci sarebbero andati di mezzo anche gli innocenti, come Monte di Mezzo e Monte Piano che se ne stavano in religioso silenzio. Monte Communitore, che se ne stava fuori regione, nelle Marche, beffardo, fece osservare che il Gran Sasso non era un Gigante che dormiva, ma una Bella Addormentata che attendeva di essere svegliata dal bacio di un Rospo diventato Principe. Ci fu un coro generale di protesta dei Monti della Laga… i marchigiani… fuori della porta! Meglio un morto in casa che averne uno davanti all’uscio!

Tra i fitti boschi di faggio, tra le cascate d’acqua e di ghiaccio, lungo le pendici erbose dei monti la voce correva veloce, la Morricana rimbombava e amplificava l’eco delle vanterie del Folletto, le cui prodezze sessuali sembrava che facessero, nelle sere d’estate, sentire i lamenti di piacere della Strega fin sulla riva dell’Adriatico selvaggio.

Al di là del Tronto, perfino ai Monti Sibillini arrivarono quelle voci, ma essi rimasero indifferenti, che impressione potevano fare a loro, che avevano assistito, anche se da un po’ lontano, alla lussurie di Lucrezia Borgia? Vuoi mettere? Quanto ad Amatrice, come si poteva pretendere che una località che portava il suo nome potesse farsi impressionare dai godimenti di una Strega di Pagliara?

Erano stati avvertiti, tutti, di non fare troppo strepito, perché, se si fosse svegliato il Gigante… perché un gigante era, altro che una bella addormentata. Ridestato dal rumore crescente di quelle voci e di quei canti, una sera afferrò con i suoi corni, il Piccolo e il Grande, il Folletto del Bosco delle Piastrarole e la Strega del Castello di Pagliara e li gettò nel Lago di Campotosto, dove affogarono. E da allora nessuno più ne sentì parlare. Mentre il Gigante riprese a dormire, sotto la luce della Luna.

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