
R.d.L.

Ieri, domenica 31 agosto alle 18 all’Aurum, nella Sala Tosti, presenti il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, il sindaco di Pescara, Carlo Masci, nell’ambito della seconda giornata del Festival dannunziano è stato presentato il libro “Benito. Storia di un italiano”, pubblicato da Rizzoli, di Giordano Bruno Guerri, storico, saggista, presidente della Fondazione “Il Vittoriale degli Italiani” di Gardone Riviera e direttore artistico del Festival.
Ha dialogato con lui la giornalista Rai Enrica Belli, che con le sue domande ha permesso di approfondire i temi più interessanti del libro focalizzando la riflessione e il dibattito su una delle figure più controverse e decisive del Novecento italiano.
“E’ un libro che mi chiedevano da quarant’anni e che io non avevo mai voluto scrivere perché non ero pronto - ha dichiarato Guerri - adesso sono pronto, è il momento giusto. Già forse nel titolo c’è qualche chiave interpretativa. È un libro che cerca di capire la personalità di Mussolini nell’ambito di un carattere nazionale di cui lui era un perfetto rappresentante. È il momento giusto perché questa è una fase storica in cui viene ricordato come un idolo da una certa frangia dell’opinione pubblica, che però è una frangia di persone che non conoscono la storia del fascismo, per cui bisogna insegnargliela e magari cambiano idea”.
Ecco come lo stesso autore sintetizza i punti fondamentali del suo libro:
La biografia ripercorre l’intera esistenza di Mussolini con dovizia di particolari. Inizialmente, il racconto parte dall’infanzia trascorsa in Romagna. Successivamente, si sofferma sui primi esordi nel movimento socialista.
L’aspetto più innovativo del libro riguarda l’indagine psicologica del protagonista. Infatti, Guerri indaga soprattutto l’uomo dietro il personaggio pubblico. Pertanto, emerge un ritratto umano e sfaccettato del dittatore.
Durante il Ventennio, gli italiani chiamavano il leader semplicemente “Benito”. Questo dettaglio rivela una vicinanza quasi familiare con la figura del duce. Inoltre, testimonia un rapporto fatto di attrazione ma anche di profonde contraddizioni.
Attraverso una lettura critica delle ricerche storiche, l’autore propone una tesi originale. Infatti, Guerri distingue chiaramente tra fascismo come ideologia e mussolinismo come fenomeno personale. Inoltre, sottolinea come molti italiani fossero più legati al carisma del leader.
Molti cittadini erano affascinati dalla figura di Mussolini più che dal regime stesso. Pertanto, questa distinzione aiuta a comprendere meglio la complessità del periodo storico. Inoltre, spiega alcune contraddizioni del comportamento popolare durante la dittatura.
Dal libro emerge il profilo di un “fondatore e affondatore dell’Impero”. Infatti, Mussolini fu capace di suscitare identificazione e fascinazione nel popolo italiano. Tuttavia, allo stesso tempo provocò anche profonde divisioni nella società.
La figura del duce rappresenta un intreccio complesso di potere e improvvisazione. Inoltre, dietro la maschera pubblica si nascondeva una profonda solitudine personale. Pertanto, questo ritratto offre una chiave di lettura inedita del personaggio storico.




Sitografia:
puntozip.net/giordano-bruno-guerri-presenta-benito-storia-di-un-italiano-alla-versiliana















