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IO FUI DUCHESSA, IO SON MARGHERITA

di Antonio MEZZANOTTE

Per la serie "Interviste impossibili" oggi osiamo accostarci con timore reverenziale a una delle donne più potenti e influenti di tutti i tempi: Margherita d'Austria, figlia di Carlo V imperatore, duchessa di Firenze, di Parma e Piacenza, di Penne, di Ortona, di Campli, Governatrice dell'Aquila e dei Paesi Bassi.

D: Madama, siete nata nelle Fiandre nel 1522, figlia d’un imperatore e cresciuta senza una madre. Vi sentiste mai padrona del vostro destino o solo ospite nelle stanze del potere?

R: Ospite fui da principio, ma col tempo feci di ogni dimora mio consesso. Ché se il destino mi venne imposto per nascita, la volontà fu mia. Io lo governai con fermezza di ago che cuce, non di spada che recide.

D: Fra una mantiglia di Toledo e un editto da firmare, quale vi parve l’ornamento più utile alla vostra posizione?

R: La mantiglia copre il capo, l’editto muove il popolo. E purtuttavia, l’una distrae, l’altro decide. Scelsi spesso di apparire leggiadra per non spaventare, ché assai più acuta è la lama ch’è nascosta nella seta.

D: Foste sposa a due uomini molto diversi, Alessandro de' Medici e Ottavio Farnese, ma sempre duchessa sopra le parti. Vi fu mai amore in quei vincoli o solo alleanza?

R: Amore? Se per amor s’intende il turbamento del cuore, ne ebbi poco; se invece lo si misura in quiete e sopportazione, allora fui devota come suora ai voti. Ma sappiate: l’amore, in un consiglio ducale, vale meno d’un buon notaro.

D: Quando scrivevate agli ufficiali d’Abruzzo, lo facevate da sovrana distante o da donna che conosceva i nomi dei venti sulle colline?

R: Scrivevo come chi parla col proprio sangue. Ogni pendice, ogni fonno, ogni guado mi fu noto per fama e per relazione. Lontana col corpo, vicina col pensiero. Ché una duchessa, se sa ascoltare, può vegliare sin oltre le nebbie del Gran Sasso.

D: Al governo dei Paesi Bassi vi trovaste tra fiamme d’eresia, fiamminghi ribelli e ordini dalla corte spagnola. Come si resta salda quando ognuno tira per il mantello?

R: Si resta salda col silenzio e col diniego gentile. Imparai a promettere senza concedere, a cedere senza crollare. Fui come torre posta fra mari opposti: bagnata da tutti i flutti, ma ritta sino all’ultimo giorno.

D: Molti vi descrivono come “donna di compromesso”. Vi riconoscete in questa definizione o la considerate una sconfitta?

R: Compromesso è parola che i forti disdegnano e gli intelligenti lodano. Se la vittoria fu talvolta muta, fu pur sempre mia. Compromettersi non è cedere, ma scegliere dove si vuol durare.

D: V’è stato mai un momento in cui avreste voluto cedere le chiavi del potere per tornare semplicemente a essere figlia, sposa… o solo Margherita?

R: Solo Margherita… bella chimera. Il mio nome - ch'io in verità impressi in Margarita - fu sempre declinato con titoli e pesi. Ma vi dirò: nei giorni in cui l’inchiostro si sparse senza senso e i corrieri portavan solo cattive novelle… sì, avrei voluto scordar tutto e seder presso un orto, ascoltando le campane di mezzodì.

D: Nell'epoca odierna, che vede donne al potere, ma ancora discusse per esserlo… quali corde della vostra esperienza ancora vibrano?

R: Vibrano le corde della sopportazione, del dover apparir minori per comandar meglio. Ma sappiate: la vera forza è in chi attende, in chi tesse, in chi governa i silenzi più dei clamori.

D: Se poteste sussurrare un avvertimento all’Europa d’oggi, quale parola usereste: pazienza, ordine, oppure memoria?

R: Memoria. Ché senza memoria, ogni nuovo è solo stanco riflesso dell’antico. L’Europa fu figlia del confronto, madre del pensiero. Se oggi tace, è perché ha scordato i nomi dei suoi figli. Io, che discendo da maestà cesarea, ai governanti d'Europa dico: sia la vostra voce una, ché aspra è la contesa che v'attende.

D: E infine, dell’Abruzzo che ancora sussurra il vostro nome tra vigne e conventi… che immagine vi rimane negli occhi dell’anima?

R: Un campo di grano tra due monti, laddove l’ulivo tace e la vite parla. Un cielo duro, che però non pesa e si specchia nel mare, in quel mare di Ortona dove ho trascorso i miei ultimi giorni. Gente che saluta con lo sguardo e 'l cuore prima che con la voce. Aquila, Ortona, Penne, Pianella, San Valentino, Montereale, Campli, Cittaducale, Leonessa e ancora altri paesi e castella... quanti ricordi! Terra fedele, come un cane alla soglia. E a tal terra non si comanda: le si risponde.

(Accompagna questa intervista il probabile ritratto di una giovane Margherita d'Austria, duchessa di Parma, di Alfonso Sanchez Coello, metà del XVI sec., conservato a Bruxelles, nei Musei Reali di Belle Arti del Belgio)

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