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APPUNTI DI VIAGGIO: TORREBRUNA E GUARDIABRUNA (CH)

di ANTONIO MEZZANOTTE.

Si dice e si racconta che un’antica torre fosse abitata da una nobildonna di nome Bruna e che, pertanto, il luogo fosse chiamato Torre di Bruna, quindi Torrebruna. Si racconta pure che gli abitanti del vicino villaggio avessero il compito di stare di guardia alla Torre; da allora quel villaggio prese il nome di Guardia Bruna, poi Guardiabruna.

I toponimi sono di evidente derivazione germanica, direi più che altro longobarda (da Ward – guardia e dall’appellativo Bruno o Brunone), per testimoniare l'origine di questi luoghi, seppure non mancano ritrovamenti di epoca romana e italica.

Com’è e come non è, salire in paese, a Torrebruna (CH), è uno di quei piaceri che almeno una volta all’anno me lo prendo senza sconti. La strada che scelgo è quella che viene dalla Valle del Treste (ma si può salire anche dalla Trignina): presa l’Istonia, dal celebre ponte di Carunchio (il punto più stretto della vallata), tra tornanti e svolte si oltrepassa l’omonima località e poi ci si inoltra nel mezzo di boschi e improvvise radure, dalle quali scorgere panorami mozzafiato verso il Trigno e le terre molisane, fino ad arrivare agli 857 mt slm di Torrebruna.

Appena si entra in paese, sulla destra, si nota una chiesetta in laterizio a vista, con il campaniletto a vela posto al di sopra della finestrella centrale della facciata: è la chiesa di San Rocco, risalente probabilmente al 1600 e di aspetto baroccheggiante. Se ricordo bene, l’altare conserva una pregevole statua del Santo e, in alto, la scritta ERIS IN PESTE PATRONUS. La posizione della chiesa al di fuori del vecchio centro abitato mi fa supporre che sia stata utilizzata come xenodochio ovvero da lazzaretto durante le pestilenze, come avveniva in quasi tutti i nostri paesi d’Abruzzo colpiti dalle epidemie in quel tempo.

Il centro storico si aggrappa attorno alla chiesa parrocchiale della Trasfigurazione, con la torre campanaria della seconda metà del 1700, ma quella che vediamo oggi è la ricostruzione avvenuta un quarto di secolo fa.

Dalla balconata che funge anche da sagrato della chiesa, avendo il bel portale classicheggiante con timpano spezzato e scudo in pietra dei Caracciolo alle spalle, si gode un ampio panorama verso Celenza sul Trigno e il Molise.

La chiesa è del 1615, a navata unica, con fregi, cornici in stucco e dorature, molto luminosa. Sull’altare è conservato il busto reliquario di san Placido Abate, il patrono del paese, ma in chiesa vi sono altresì numerose statue e dipinti, tra i quali alcune tele di Francesco Maria De Benedictis da Guardiagrele, e un organo a canne di pregevole fattura.

All’estremità del paese, scendendo verso la Piana del vento, all’inizio di via Orientale un edificio circolare mi ricorda la probabile trasformazione di una torre dell’antica cinta muraria, che comprendeva, all’altro capo dell’abitato, la Porta Murella, tutt’oggi esistente.

Di Torrebruna si dice che sia il paese del tartufo e lo è in effetti, ma io mi ci fermo anche per comprare la pasta all'uovo che preparano in un piccolo negozio artigianale posto lungo via San Rocco, una vera bontà come l’ho ritrovata in pochi altri luoghi (e sulla pasta fresca sono esigente).

Potrei accennare alla chiesetta della Madonna degli Alpini (mi sembra Madonna delle nevi), collocata al centro di una fitta faggeta che copre la montagna del paese, e ai sentieri verso la Carunchina, 1160 metri di altitudine e un panorama di quelli che ci lasci il cuore per la bellezza e la vastità degli spazi, tra antiche fonti e una natura tutta da scoprire.

Guardiabruna dista pochi chilometri dal centro comunale, proseguendo l'Istonia verso Castiglione, subito dopo il bosco della Corvara. Scendendo nella piazza principale del paesello si viene accolti da una bella prospettiva architettonica composta da un giardino a gradoni nel quale si colloca il monumento ai Caduti e, in alto, tra le formazioni rocciose delle morge, la statua della Madonna dell'Emigrante.

Il centro storico, da visitare rigorosamente a piedi, si rannicchia attorno alla chiesa di Santa Vittoria e al Palazzo Baronale dei Piccirilli, al quale la chiesa era annessa come cappella gentilizia. Panorami strepitosi da ogni dove sulle montagne e sui boschi circostanti. Vi è un luogo che prediligo: un piccolo bar con tavolini all'aperto raggiungibile da un vicolo cieco che costeggia a meridione il Palazzo e si conclude su un cortile alberato; da lì vi è una eccezionale veduta sulla valle del Trigno.

Se dovessi suggerire di visitare la “Torre” e la "Guardia", come vengono chiamati i due paesi da queste parti, non avrei difficoltà, ma voglio sperare che non seguiate il detto con il quale mi ammonì simpaticamente un vecchio saggio incontrato sull'altura del Calvario di Torrebruna, che domina a occidente il paese, dopo che si informò sul mio lavoro: «Avvocà, arecurdete sempre che cunzije che ne ze paghe nen z’apprezze!»

GUARDIABRUNA
TORREBRUNA

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