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Storia di un canarino fuggito dalla gabbia (cajole)

REMO DI LEONARDO.

Stamattina mentre pulivo la gabbietta ( la caiole) di un maschio di canarino malinois, colto di sorpresa, ho visto passare davanti ai miei occhi il piccolo volatile giallo che fuggiva dalla sua dimora e svolazzava tra gli alberi del giardino intorno. Tragedia! Dopo due ore di libertà mai conosciuta, perché nato in cattività, tra scomparse e ricomparse mi ero quasi rassegnato alla sua perdita quando, forse stanco di quella inaspettata sensazione di libertà, lo vidi planare sopra il filo della corrente dell’illuminazione pubblica posta davanti al mio balcone di casa. 

Io lo guardavo, quasi ad invitarlo con gli occhi a rientrare nella sua gabbietta, lui mi guardava indeciso, come chi sta per prendere una decisione importante: torno o non torno? Come farò a vivere a lungo così abituato all’uomo e ignaro dei pericoli? Non è che in fin dei conti, sono uscito da una prigionia per entrare in un’altra, molto più grande e stimolante, ma pur sempre in una costrizione? Avrò conquistato la libertà fisica, per diventare schiavo della mia inesperienza?   

Fu allora che mi tornò in mente un breve sonetto in vernacolo pianellese scritto tanti anni fa, frutto della mia fantasia e con protagonista Lu harzelle “Il cardellino”.   

LU HARZELLE

Lu harzelle, nghe nu vole‘mbaurete,

da la cajole fore se na ‘scete,

la cetele a  mi’ tutte addullurate

piagne pe’ lu cellucce ca scappate.

M’addummanne: peccò te ne vulate?

forse malamende t’àje trattate?

N-ze sa quande bbene t’àje vulote 

‘sta case mo’ à duhuendate mote.

Te ne jete lundane nghe lu huende,

penzenne forse a nu vole chiù bbelle

ma fore ce stà poche sendemende.

Tu nen -zi chiù abbetuhate a ffa ‘ssa vete

tu si’ delecate gne ‘sta cetele

che piagne pe’ tte peccò te ne jete.

Passò più di mezz’ora, avevo lasciato la porta della gabbietta aperta e in un posatoio del cibo.

Era circa l’una quando mia moglie mi chiamò per dirmi che era pronto il pranzo. Prima di rientrare in casa mi girai per vederlo per l’ultima volta. Non ci potevo credere.

Il canarino malinois, non so come, aveva riconosciuto la sua gabbietta ed era rientrato. E’ stata una gioia davvero grande, temevo già un destino troppo crudele per un piccolo inesperto. Invece, contento di essere di nuovo a casa, riprese a cantare. Le nostre paure erano solo un lontano ricordo.

Ascolta la poesia

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