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IL BRIGANTAGGIO NEL TERAMANO. Saccheggio allo stazzo in località denominata Breglia, nel territorio di Castelli

ELSO SIMONE SERPENTINI.

La notte tra lunedì 24 e martedì 25 giugno 1861 i briganti tornarono nella zona di Castelli, non entrarono in paese, ma misero a sacco uno stazzo che si trovava nel bosco comunale sopra il paese, nella località denominata Breglia, nel quale teneva le sue bestie il capitano della Guardia Nazionale Don Francesco Mattucci, per vendicarsi del fatto che con le sue guardie aveva difeso il paese dall'attaco di qualche giorno prima. Gli uccisero tutte le pecore e gli sottrassero tre giumente e due puledri. Gli abitanti si predisposero a difesa delle case e quella sera stessa partì per Castelli un distaccamento di soldati regolari, ma il Governatore richiese all’autorità militare di inviare una colonna mobile nei tenimenti di Montorio e Tossicia.

Il sindaco Giovanni Fuschi diede disposizioni per la ricerca degli animali nei comuni limitrofi, tra cui Isola e Bacucco, ma anche più lontani, come Pietracamela e Fano Adriano e in comuni della provincia dell'Aquila, inoltrando una scheda con i connotati delle bestie rubate. La prima giumenta si chiamava Romanella, aveva 10 anni, aveva il pelame morello, non aveva marchio, alta circa palmi 6, con vannina dello stesso pelame. La seconda si chiamava Argentina, aveva 5 anni, aveva il pelame baio-scuro, era insellata per leggero avvallamento di schiena, alta circa 6 palmi, aveva il marchio F.M. sulla coscia destra, e una vanniva dello stesso pelo. La terza non aveva nome, aveva circa 4 anni, pelame morello, era alta 5 palmi e aveva il marchio F.M. sulla coscia destra. Infine il puledro aveva 2 anni, il pelame baio, era alto circa 4 palmi e non aveva nessun marchio. Giovedì 11 luglio 1861 il sindaco di Castelli Giovanni Fuschi comunicò al Governatore che le tre giumente e il puledro rubati a Don Francesco Mattucci il 25 giugno erano state avvistati a Padula di Cortino condotti dai briganti. Sollecitava che venissero rinvenuti, recuperati e riconsegnati al legittimo proprietario. Ma risulterà che le bestie erano state vendute nell'ascolano, ricavandone 60 ducati.

(Documenti conservati presso l'Archivio di Stato di Teramo.)

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