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Elso Simone Serpentini e Luigi Guerrieri “Sabatino Di Loreto. Un fascista teramano a Parigi tra i casi Bonservizi e Matteotti”.

RECENSIONI.

            Elso Simone Serpentini, scrittore e saggista, autore di numerosi volumi riguardanti briganti, cospiratori e agenti segreti, impegnato da diversi anni nel campo della ricerca storica anche, e con particolare attenzione, alla Carboneria e alla Massoneria, e Luigi Guerrieri, avvocato amministrativista tra Teramo e Roma, che si occupa prevalentemente di questioni inerenti l’amministrazione pubblica, gli appalti, il diritto dei beni pubblici e il diritto elettorale sono autori a quattro mani del libro “Sabatino Di Loreto. Un fascista teramano a Parigi tra i casi Bonservizi e Matteotti” (Artemia Nova Editrice).

            Nel volume viene raccontata la vicenda, assolutamente inedita, di Sabatino Di Loreto, che partito dalla sua Villa Ripa, una frazione del comune di Teramo, dove era nato nel luglio 1893, diplomatosi all’Istituto Tecnico “Comi” e laureatosi a Venezia presso la Scuola Superiore di Commercio, arrivò a Parigi e prese parte alla fondazione del primo fascio parigino e scrisse un articolo sulle origini del fascismo pubblicato sul più prestigioso giornale francese, “L’Europe Nouvelle”, il 19 agosto 1922, pochi mesi prima della marcia su Roma. In seguito, pubblicò, con diversi pseudonimi, articoli sulla politica italiana su altri importanti giornali della capitale francese e sul giornale “L’Italie Nouvelle”, fondato dal fascista Nicola Bonservizi. Proprio il nome di quest’ultimo fa venire il sospetto che anche Sabatino Di Loreto possa essere stato vittima di un omicidio, proprio come era accaduto a Bonservizi tre anni prima, mortalmente ferito la sera del 20 febbraio 1924, mentre era seduto al tavolo di un ristorante da un anarchico italiano. Il suo assassinio lasciò molte ombre e non sono mancati storici che hanno supposto che Bonservizi fosse stato vittima di una faida interna al fascismo parigino, considerati i suoi contrasti risaputi con persone quali Amerigo Dumini (il rapitore di Giacomo Matteotti) e Curt Suckert (poi Curzio Malaparte). Il nome del fascista teramano Sabatino Di Loreto è collegato con i casi Bonservizi e Matteotti, perché egli lunedì 4 luglio 1927 cadde nella Senna e morì annegato. Il suo corpo venne portato a riva e non si poté fare altro che constatare il decesso. La polizia parigina fece subito sua l’ipotesi dell’incidente. Di Loreto doveva essersi sentito male mentre era appoggiato al parapetto del Ponte della Concordia ed era caduto in acqua per un capogiro. O era seduto sopra il parapetto, come dichiarò un testimone? E perché avrebbe dovuto sedersi sul parapetto? E, se vi si era solo appoggiato e se davvero aveva avuto una vertigine, come mai non era scivolato semplicemente sul selciato, invece di finire nel fiume, scavalcando il parapetto stesso? Anche la sua convivente, tale Marie Elie Josephine Luneau, di 36 anni, sostenne la tesi dell’incidente, ma dichiarò che da qualche tempo Sabatino era diverso, inquieto, come preoccupato per qualche cosa, non era rincasato la notte tra sabato e domenica. Quando era rientrato alle otto di mattina, non aveva dato alcuna spiegazione. Erano usciti insieme e lei era andata da un medico, lui la stava aspettando fuori.

     Ma era stato davvero un suicidio o un incidente, come sostenuto dalla polizia parigina? L’ipotesi diversa dal suicidio, quella di un omicidio, la fecero i camerati italiani, teramani in particolare, quando la salma di Sabatino Di Loreto, non senza problemi burocratici, venne traslata in Italia e sepolta nel cimitero della natia Villa Ripa, dove i suoi resti ancora si trovano.  Nel libro, che si presenta come saggio storico, ma anche con i tratti del giallo-noir, Serpentini e Guerrieri analizzano le diverse ipotesi: suicidio, incidente ed omicidio e, in quest’ultimo caso, le eventuali responsabilità, in alternativa, dei fuorusciti antifascisti, degli anarchici o dell’ala estremista del fascismo parigino, già sospettata dell’uccisione di Bonservizi, del quale erano nemici giurati Dumini e Suckert (poi Malaparte), che erano arrivati a tentare di farlo sostituire da Mussolini accusandolo di essere troppo moderato. C’era la loro mano anche nell’assassinio di Di Loreto, che aveva temporaneamente sostituito il fondatore e direttore de “L’Italie Nouvelle” nel periodo in cui era ricoverato nell’ospedale in cui era morto e del quale certamente conosceva non pochi segreti? È inutile dire che la lettura del libro è avvincente e, poiché gli autori non propendono per nessuna delle tesi analizzate, tocca al tettore dare una propria personale riposta agli enigmi del caso, che risulta tuttora insoluto.

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