Vito Moretti: Il valore del sorriso

DANIELA D'ALIMONTE

In che modo iniziare a parlare di Vito Moretti? Non è semplice trovare un punto di partenza quando ai tanti ricordi si mescolano l’affetto nutrito per lui e la malinconia per la sua prematura scomparsa. Di Vito io ricordo, più di ogni altra cosa, i suoi occhi buoni, quegli stessi occhi che ha lasciato in eredità ai figli Ileana e Masino, quegli occhi che erano il suo biglietto da visita, la cartina di tornasole della sua gentilezza. Ricordo, ma chiunque lo abbia conosciuto ricorderà, quel viso lieto con cui sempre ci accoglieva quando ci incontrava, quelle mani tese a creare ponti ed empatie.   

     Per ognuno di noi quegli occhi si inarcavano a formare i suoi meravigliosi sorrisi, per tutti Vito aveva una parola buona, una parola semplice come il pane, come lui.

     La storia di Moretti inizia dalla provincia: è lui l’esempio dell'intellettuale che nasce in un piccolo borgo, in questo caso San Vito Chietino, e che da lì muove i primi passi creando le basi della sua cultura e della sua formazione. Fa tutto sostanzialmente da solo; potremmo dire, in una prima fase, da vero autodidatta, partendo da quello che aveva (e non era molto), come lui stesso amava raccontare. Una libreria di paese dove trovava libri tra i più disparati, che lesse con trasporto e con l'entusiasmo di chi ha sete di conoscenza e di scoperta, le sere d’autunno con il buio che veniva giù presto, il fischio della Sangritana che arrancava lungo la costa verso l’interno… Vito ha fatto davvero tutto da solo, e io aggiungerei con ostinazione, con una voglia di riscatto, forse. Al paese natale è rimasto sempre legato, anche dopo essere andato via e dopo la morte degli amati genitori tanto che la casa natale diventa per lui simbolicamente “la case che nen ze chiude”.

     Con gli anni dell’Università e l’approdo in città, a Chieti, si aprono nuovi orizzonti, si definiscono interessi e situazioni. Non tarda Vito a mettersi in mostra per le sue doti innate di intellettuale, per la sua preparazione, per la sua scrittura facile e prolifica. I sentieri imboccati successivamente agli studi accademici non sono stati sempre agevoli, tante le difficoltà e a volte le delusioni, le porte sbattute in faccia ma quei sentieri infine lo hanno riportato dove meritava di essere.  Di nuovo in Università ma questa volta come docente, il giusto riconoscimento per lui per uno che come lui aveva passato a sua vita sui libri leggendo, studiando e scrivendo.

     Mi piacerebbe qui ricordare che Vito è stato uno dei docenti universitari più preparati e prolifici che la facoltà di lettere della D’Annunzio abbia mai avuto negli ultimi tempi. Legato al suo lavoro di professore, sicuramente quello di studioso e scrittore della letteratura italiana, oggi forse meno conosciuto da chi Vito lo ha incontrato negli ultimi anni. Moretti ha scritto saggi di critica letteraria, di teoria della letteratura, di letteratura drammatica, pubblicati dalle maggiori case editrici italiane, Bulzoni ad esempio oppure Marsilio o le Edizioni dell’Ateneo di Roma, per citarne solo alcune. Superano il numero delle centinaia le pubblicazioni specialistiche da lui effettuate. Fondamentali direi quelle sul Verismo e sul Decadentismo italiano prima, e abruzzese poi, con la riscoperta e l’attenzione puntata su scrittori del calibro Scarfoglio, Mezzanotte, Ciampoli ecc... Così come altrettanto fondamentali gli studi su Gabriele D’Annunzio e in particolare sul suo rapporto con la nostra regione: vi sono saggi, tra i suoi, che rappresentano una pietra miliare e un punto di approdo per quanto riguarda la bibliografia dedicata al poeta pescarese. Chiunque dopo di lui ha avuto intenzione di scrivere di D’Annunzio e di Abruzzo ha dovuto consultare i suoi lavori.

     Vito non amava vantarsi di tutto ciò che era stato come studioso, non amava parlarne. Quando lo chiamavano professore, lui diceva che bisognava chiamarlo Vito, e basta. Lui era semplicemente Vito per tutti e, per tutti, era soprattutto un poeta.  Ma in fondo era anche ciò che lui stesso voleva essere: “Allora mi ripetei che sarei stato nient’altro che poeta” scrive nel suo libro “Gli anni venuti” che ripercorre alcune tappe della sua vita e che è stato pubblicato nel 2017 dalla casa editrice Solfanelli. Il poeta dei sentimenti, delle emozioni, ma anche il poeta che osserva ciò che accade intorno a sé, che non disdegna di denunciare i soprusi, le ingiustizie di questo mondo, la cattiveria di cui gli esseri umani talvolta sanno essere capaci. Il poeta che si interroga sui mali del mondo in un anelito ad una società più giusta e pacificata e che trova l’unica risposta nella fede, nel suo essere profondamente cristiano, nel senso più genuino del termine. Dappertutto Vito si sforza di vedere un disegno divino anzi ciò che noi facciamo deve essere teso verso quello che lui considera l’approdo naturale dell’uomo: “… mmane a Ddie addò po’ truvà pace e repare, / chi sa ‘rrevarce” (da “Da Lloche de rembette”).

     Un cenno veloce, a questo punto, anche alla lingua della poesia morettiana; Vito ha scritto componimenti in dialetto e in italiano ma il risultato alla fine è lo stesso, ha la stessa nota, i due codici linguistici sono solo due mezzi diversi per esprimere in egual modo le medesime ragioni etiche e politiche, la medesima analisi interiore, le medesime riflessioni sul tempo che passa e ci attraversa. E proprio in ciò, io credo, risiede la cifra dell’autenticità dei suoi versi, il loro essere assolutamente veri, sentiti, fedeli alle proprie ragioni, mai di circostanza o legati a particolari cliché. Vuoi che usi l’italiano, vuoi che usi il suo amato dialetto, Vito è poeta onesto; poi con il passare degli anni ad una inquietudine di fondo subentra nelle sue parole una certa saggezza sulla vita e sul destino degli esseri umani; nelle ultime opere, e penso a “Principia” e “Le cose” o alle poesie inedite che ci ha lasciato, la sua poetica sa sempre più trasformarsi in canto, armonia e …sorriso, soprattutto sorriso, il suo meraviglioso sorriso, per noi.

DAL CATALOGO DEL PREMIO NAZIONALE LETTERE, ARTE E SCIENZE, Selezione di Poesia Giuseppe Porto , XXII Edizione 21 dicembre 2019. p.p. 80-81-83-83.

ll Blog Parolmente.it, si propone di promuovere il territorio, attraverso la diffusione di notizie a carattere turistico, ambientale sociale, politico (apartitico) e culturale.
Copyright © 2022 Parolmente.it All Rights Reserved
Instagram
magnifiercrossmenu