La Pasqua a Pianella tra sacro e profano

REMO DI LEONARDO

Ven 8 aprile, 2022/

A Pianella, cittadina dell'area vestina in provincia di Pescara, la tradizione popolare vuole che durante la Settimana Santa non si mangia la carne e si inizia il digiuno totale il giovedì santo a mezzogiorno “l’attacche de le cambane” fino al sabato a mezzogiorno quando “si sciuje le cambane”.

La carne si mangia la Domenica di Pasqua dopo aver mangiato a colazione l’uovo lesso benedetto. 

In passato la mattina di Pasqua si usava portare in chiesa le uova lesse insieme a prezzemolo, aglio, cipolla e sale per la benedizione, il numero delle uova erano pari al numero dei componenti della famiglia, prima di mangiare le uova bisognava recitare il Padre Nostro e il Credo.

L’aglio ed il prezzemolo servivano successivamente per condire l’agnello pasquale, mentre il sale veniva usato anche contro grandine e tuoni.

Durante la processione del Venerdì Santo, sempre secondo la tradizione, si vuole che la Madonna uscendo dalla chiesa di San Domenico in Piazza Garibaldi si rechi incontro al Cristo Morto che esce dalla chiesa di S. Antonio.

Durante la processione la banda musicale suona ripetutamente il “MISERERE” del M° Luigi Marchetti compositore e maestro della famosa Banda Musicale “Diavoli Rossi” di Pianella. Davanti alla Banda un banditore a suon di rullo di “tamburo” annuncia per le vie del paese l’imminente passaggio della processione.

Una volta il Cristo Morto, così come la Madonna, venivano portati a spalla da antiche, nobili e benestanti appartenenti alle Confraternite in particolare quella del Purgatorio. Successivamente questa tradizione si è tramandata per generazioni da padre in figlio, anche se questa forma di ereditarietà con gli anni sta scomparendo.

Venti giorni prima della Pasqua si seminava nei vasi, grano e legumi che venivano messi sotto un tino. L’erba in mancanza di luce assumeva un colore giallo-oro che si portava in chiesa per addobbare il Sepolcro. Il Sepolcro non veniva mai abbandonato, donne, uomini, chierichetti (oggi quasi del tutto scomparsi) e bambini a turni di due ore pregavano dicendo il Rosario.

Durante la Settimana Santa si usava fare dei dolci, ai bambini “lu cavallucci” e alle bambine “la pupe”.

La tradizione vuole che a Pasqua bisogna mangiare sette volte.

LU BBONGIORNE

Nel giorno di Pasqua a Pianella si svolge l’antica tradizione de lu Bbongiorne.

La manifestazione così come ci è pervenuto dalla tradizione popolare di quest’ultimo secolo, si svolge tra la Pasqua e il Lunedì dell'Angelo, uno o più canterini, accompagnato da una orchestrina si reca per le vie del paese e saluta con strofe in rima dal contenuto provocatorio ed ironico tutte le famiglie.

Dal 1995 si svolge nel pomeriggio di Pasqua “La Rappresentazione Teatrale Storica de Bbongiorne” un appuntamento che oltre ad anticipare e far conoscere ad un più vasto pubblico la forma originale della manifestazione, viene arricchito da versi satirici e popolari che ci fanno riscoprire la poesia giullaresca e il teatro itinerante popolare, usando un modello di “linguaggio” proprio tanto ricco ed impreciso come quello dei giullari e attori “vagantes”.

Nel Medioevo il riso era assegnato alla festa (come anche il principio materiale corporeo), era riso di festa per eccellenza. Basta ricordare il cosiddetto risus paschalis.

Pasquale Castagna su “Il Regno delle Due Sicilie, descritto ed illustrato, Opera dedicata alla Maestà di Ferdinando II, " nel capitolo riservato agli usi e costumi presenti a Pianella nell’800 così scrive a pagina 127: “Il canto della Pasquetta. Sono versi di augurii che vanno cantando per le case, avendone in cambio invece salami, polli e uova. Accompagnano il canto con uno strumento rustico musicale che fanno i nostri ragazzi, e chiamano dove Buttafoco, e dove Burricone”.

Si tratta di una importante notizia che dimostra la continuità storica della tradizione satirica pianellese, già presente nei capitoli dello Statuto di Pianella 1549, successivamente confermata in un articolo apparso sul “Il Risorgimento” anno IV n.394, 1924 dal titolo lu Bbongiorne di Pianella in cui si cita come era in vigore già agli inizi dell’800, e consolidato dopo la formazione della famosa Banda Musicale dei Diavoli Rossi (1863-1925).

BIBLIOGRAFIA

R. DI LEONARDO, Via Crucis, Lauda Drammatica del Venerdì Santo, As.. Culturale Amici di Eduardo, Marzo 2010, MC Tip. Grafica di Cepagatti.

FILIPPO CIRELLI, “Il Regno delle Due Sicilie, descritto ed illustrato, Opera dedicata alla Maestà di Ferdinando II. Seconda edizione, stabilimento Poligrafico di Tiberio Pansini.

PASQUALE CASTAGNA, “Il Regno delle Due Sicilie, descritto ed illustrato, Opera dedicata alla Maestà di Ferdinando II. Usi e Costumi,pag. 127. Seconda edizione, stabilimento Poligrafico di Tiberio Pansini

E. MARRONE, Il granaio d'Abruzzo dal comune all'età Farnesiana. Pianella: lo statuto del 1549 (II ed.). Il catasto del 1746. Edizione Tracce, 1 agosto 2012.

VITTORIO MORELLI, Historie de Planella, Tipografia - Litografia Cantagallo – Penne 1979.

VITTORIO MORELLI, Le Città d’Abruzzo - Pianella e il suo risveglio, ristampa dell’edizione del 1928, tip. Graffio, Cepagatti (PE).

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