Sul nome ‘ABBATEGGIO’ e sulla toponomastica antica del luogo - Daniela D'Alimonte

24 febbraio 2022 - Cultura -

La storia di un luogo si può ricostruire in vario modo e con l’uso di fonti diverse; in questa direzione, anche la toponomastica può dare il suo valido contributo. Lo studio dei nomi dei luoghi rivela, infatti, al di là dei fenomeni linguistici che sono sottesi dietro la nascita di un nome e la sua formazione, importanti notizie sul posto: possiamo rintracciarvi, ad esempio, notizie di veri e propri avvenimenti storici, nomi di personaggi che di queste si sono resi protagonisti, richiami a leggi, normative, aspetti legati al culto e alla vita quotidiana della gente che qui ha abitato. L’analisi di un toponimo ci aiuta a trarre fuori questa mole di informazioni e a ricostruire, a dare la giusta interpretazione a volte, alle vicende di un luogo. Lo studio della toponomastica permette così di avere una completezza di notizie e, quando occorre, aiuta a discriminarle meglio.

Per questo motivo, con l’analisi del nome di Abbateggio e degli altri toponimi rilevanti del luogo, cercheremo di dare qui un contributo specialistico e ulteriore alla monografia del territorio.

Per tentare di spiegare il nome del paese, di non facile e trasparente interpretazione, è bene partire dalle sue prime attestazioni scritte. Nello Scriptum de terra Sansonesca dell’anno 1111 vi è un breve recordatorium vel rememoratorium, qualiter pro futuris temporibus causa memoriae recordandi steso, tra gli altri, da un Todinus filius Temmari de Bateju[1] e poi in un Breve recordationis, ac pro futuris temporibus rememorandum de S. Martino in Gutta, S. Iohanne in Scaniari e S. Cesidio dell’anno 1140  parlando della venuta di Ruggero si afferma: Quo tempore Castellum Sancti Valentini, quod Riccardus Turgisii tenebat, et Castellum, quod dicitur Abbatejum, ad manus suas recepit, fugientibus Comitibus de Manuplello[2].

Un’altra testimonianza, più interessante e più estesa, si trova poi proprio all’interno del Liber Instrumentorum seu Cronicorum Monasterii  Casauriensis scritto come è noto dal monaco Giovanni Di Berardo nel 1182, al tempo dell’abate Leonate, per raccogliere tutta la documentazione che nei secoli passati aveva riguardato l’abbazia di San Clemente a Casauria. In questo caso si assiste anche ad un primo originale tentativo di spiegazione etimologica del nome, cosa alla quale spesso il monaco Giovanni ricorre all’interno del documento. In relazione all’anno 983 egli scrive:

Sane Tresidius Comes, cui frater erat supradictus Scifredus, cum magnae devotionis esset circa Beatum Clementem liberatorem suum, eo tempore quia potens erat in illa regione, Domno Adam Abbate volente, quoddam ex aliquibus istarum villarum possessionibus Castellum aedificavit, quod cum filiis supradicti Luponis, et aliis consortibus suis et consanguineis displiceret, et ipse non desisteret, conviciabantur ei dicentes: Hoc est Castrum Abbatis eius: quod verbum ipse Comes magnanimiter concepit, et quia dicebant castrum Abbatis eius, imposuit ei nomen Abbateium, quasi Abbatis eius”[3].

Secondo quanto riporta il monaco, Abbateggio sarebbe stato creato per iniziativa dell’abbazia di Casauria ed in particolare per volontà di un certo Tresidio il quale era solito chiamare il raggruppamento di case da lui creato Castrum Abbatis eius, ovvero Castrum ‘di quell’Abate’, in relazione all’abate Adamo di San Clemente a Casauria a cui egli era devoto e che gli aveva dato il consenso di creare il centro fortificato e da lì avrebbe imposto il nome di Abbatejum quasi Abbatis eius.  La spiegazione è chiaramente una paraetimologia[4] ovvero una falsa ricostruzione del nome sulla base di pure assonanze e ad essa ricorre più volte il monaco Giovanni all’interno del Chronicon suscitando anche una certa simpatia[5].

Dietro la spiegazione linguisticamente errata c’è però la volontà, da parte dell’abbazia e del monaco scrivano, di rivendicare la proprietà del posto perfino nel suo nome, quasi abbatis eius, in un momento in cui erano forti e talvolta violente le contese con i signorotti locali e con gli invasori normanni che avevano dato vita al processo di incastellamento della zona impossessandosi spesso di territori  fino al quel momento controllati dal monastero. Nasce in effetti una gara a chi fonda più castelli; l’abbazia stessa interviene a fondare castelli pur di non veder espropriati i propri possedimenti[6]

Altre attestazioni del nome si hanno poi nel Catalogus baronum, per l’anno 1014, con la forma Abbatinum, che sarebbe anch’essa da studiare se non fosse un solo caso isolato; nel Diploma di Carlo I d’Angiò nel 1273: Abbatigium, nelle Rationes decimarum dell’anno 1308: Prepositus Abbatigii; in quelle del 1324 e 1326: Clerici de Abbatigio.

Se quella del monaco Giovanni Di Berardo può essere considerata una spiegazione fantastica del nome non è comunque facile oggi analizzare il toponimo Abbateggio la cui etimologia, per alcuni versi, appare ormai opaca o soggetta quindi ad interpretazioni diverse e a volte discordanti. Proveremo a fare un po’ di chiarezza tra le varie proposte e cercare di avvicinarci alla spiegazione più corretta non solo dal punto di vista meramente fonetico ma anche semantico e storico. 

Ernesto Giammarco, nel Dizionario Abruzzese Molisano, a p. 1429, vuole Abbateggio composto dalla forma abbat(em) ‘abate’ in unione con il suffisso -igium,  estratto da un abbateggiare sulla forma di corteggio da corteggiare dalla sequenza finale dei deverbali in –egg(iare).[7]

Anche Marcello de Giovanni ha cercato di spiegare il nome ed è partito con una prima interpretazione che lo voleva derivante dal  nome di persona latino Badeius da un Badius per passare qualche anno dopo a rifiutarla e ad ipotizzare invece per il toponimo una derivazione dall’antico francese ab(b)ateis ‘action d’abbattre, de renverser, qu’il s’agisse de choses ou des personnes’, ma anche ‘bois fraîchement taillé’, derivato da un tardo latino abbattuere,composto di bat(t)uere attraverso il suffisso -aticius, un significato quindi rinviante ad un ‘bosco tagliato’. L’etimologia di Giammarco si fonda sulla base della forma ‘abate’ alla quale crediamo anche noi si debba rinviare anche per ragioni storiche ben precise; quella proposta da de Giovanni, se dà riscontri sotto il profilo morfologico, ovvero nella ricostruzione delle varie parti che compongono oggi il nome, lascia qualche dubbio sulla reale corrispondenza e soprattutto sembra una denominazione meno contestualizzata rispetto all’altra. Secondo noi, non serve intricare troppo la spiegazione del toponimo andando a scomodare in questo caso prestiti normanni, in realtà presenti ma non numerosi nella toponomastica del nostro territorio; crediamo che la spiegazione non debba essere scissa dal termine ‘abate’ che ne forma la base e il nome, anche se in forme diverse da quelle spiegate dal monaco di San Clemente, rinvia comunque al possesso del territorio da parte di un abate. Per il suffisso –eggio, rispetto al Giammarco, prenderemmo più volentieri in considerazione la seconda spiegazione proposta dal Dizionario etimologico italiano, sempre a p. 1429: si tratterebbe di un nominale dal latino –igium da verbi in –igare nei composti di agere, da confrontare ad esempio con ‘remeggio’ da remigium (remigare) quindi ‘Abbateggio’ da abbatigium (abbatigare); l’‘abbateggio’ sarebbe così un luogo soggetto all’amministrazione di un abate. Si tratta di una tipologia di territorio molto presente nel periodo storico di cui parliamo e che abbiamo visto riguardare proprio Abbateggio, la cui nascita fu voluta dall’abate Adamo.

Sempre in questa direzione si può anche ipotizzare che dietro vi sia direttamente la voce antica e amministrativa con la quale venivano chiamati questi centri. Nel suo glossario  Du Cange[8], registra infatti come esistenti le forme abbaticium con il significato di ‘munus abbatis’ ovvero ‘castello, fortezza dell’abate’ e ancora, sulla stessa linea, abbaticius  ‘abbatialis, jure abbaticio, id este abbatis potestate et dignitate’. Si tratta di una voce giuridica, documentata anche altrove, che ci sembra ugualmente valida per giustificare il nome di Abbateggio come possedimento voluto dall’abate Adamo. De Giovanni dice che se questo termine fosse stato noto il monaco Giovanni l’avrebbe utilizzato direttamente senza sfruttare l’argomentazione di ‘abate eius’ ma bisogna tenere conto che il monaco non era né linguista né giurista, che scrive secoli dopo la data ipotizzata di fondazione del posto e che soprattutto in più parti ricorre a paraetimologie, piuttosto che a termini amministrativi, che risultano più dirette e semplici per giustificare il nome dato ad un luogo. Per i dubbi sulla evoluzione del suffisso –icius che nel romanzo darebbe la forma –iccio, -izzo e per la spiegazione della lenizione in –igium, è vero che questa è peculiare del gallo romanzo mentre nel territorio italiano centro meridionale si tende alla conservazione delle occlusive sorde intervocaliche ma qui si tratta di una consonante palatale che potrebbe essere passata da sorda a sonora per una influenza della sillaba tonica sonora. La forma, cioè, può essere spiegata con l’influenza della sonorità della consonante bilabiale -b-  nella sillaba tonica che va a determinare la pronuncia del suffisso finale, lenendola, trasformandola in sonora: abbaticium>abbatigium>abbategium/abbatejum. Non sono rari i casi di toponimi che mostrano eccezioni alle leggi fonetiche e linguistiche.  Inoltre per la formazione lenita in  -igium > -eggio si può pensare ad una diretta influenza dal galloromanzo che allora era presente come lingua nel territorio e che avrebbe orientato il suffisso in questa direzione sonora per l’uso che ne facevano in parole simili. Questa ipotesi sembra altrettanto verosimile per giustificare il nome e le caratteristiche della nascita del castello.

Oltre che dalla denominazione del paese, notizie interessanti si possono ricavare anche dall’analisi di alcuni toponimi di località  presenti sul posto, in particolare  esaminando quelli più antichi che si trovano, ad esempio, all’interno del Catasto onciario del 1743[9]. Il genere testuale del catasto si rivela infatti utilissimo perché permette di individuare la continuità o meno del patrimonio della toponomastica locale, le variazioni, le influenze che su di essa hanno esercitato le attività dell’uomo o le particolarità del luogo. Occorre dire che molti nomi di luogo ivi ricorrenti sono assai antichi e si ripetono in tutta l’area maiellese a significare che lo stile di vita dei centri della zona era simile, influenzato per secoli dalla Montagna Madre.  Parecchi di essi si sono conservati nell’attuale denominazione dei luoghi riportata sui fogli dell’Istituto Geografico Militare, Quadro d’Unione e singole mappe catastali,  ve ne sono invece alcuni oggi ricordati solo a livello orale, dai più anziani e  infine, altri, totalmente scomparsi.

Numerosi gli agiotoponimi ovvero i nomi di luogo legati alla presenza sul posto di chiese o edifici dedicati al culto di vari santi che spesso si sono tramandati fino ad oggi, anche se, nel frattempo, è venuto meno l’elemento religioso che li aveva originati (chiesa, altare, comunità monastica). Si va da quelli generici come Colle della Madonna o Piano delli Santi a quelli più definiti come Colle di Santa Lucia, Santo Stefano, oppure San Martino che riguarda oggi un tabernacolo situato nell’omonima contrada, ma che un tempo doveva indicare una vera e propria chiesa, anche di una certa importanza se la sua esistenza è attestata dal Chronicon Casauriense prima ancora della fondazione di Abbateggio (…ecclesiam Sancti Martini); il nome va per questo a correlarsi a preesistenti forme di abitato sparso presenti sul territorio. Si trovano poi Sant’Agata, Sant’Antonio, Piana di San Iacovo[10], e Sant’Onofrio.  Anche il toponimo Sant’Agata, oggi attestato sulle carte dell’Istituto Geografico Militare, appare legato alla presenza sul luogo in un passato remoto di un piccola chiesa di cui è stato recentemente riscoperto l’altare votivo.  Qui, secondo la tradizione, le donne si recavano per  propiziarsi la fecondità e l’abbondanza di latte[11].

Molto numerosi i toponimi riconducibili all’intervento dell’uomo sull’ambiente circostante. Sono elencabili Cava delle Macine, Contrata del Pilone, Fonte del Gesso, Li Iessi , Fornaca[12], Votaforno, Cocciolari [13] (oggi Cocilieri) che dimostrano come proficue dovettero essere un tempo nella zona le attività estrattive e la conseguente lavorazione dei materiali.

Vi sono poi quelli legati alle costruzioni, siano esse mura, recinzioni, case rurali per abitazioni o per il ricovero di animali che messi insieme denotano l’aspetto urbano che ebbe nei secoli scorsi il paese di Abbateggio.  Ad esempio il tipo Casarinello diminutivo della forma dialettale abruzzese casarínë[14] m. ‘casetta, casupola’ anche ‘casa cadente’  o Castelluccio  chesi presenta invece comediminutivo di castello dal latino castellum, voce generalmente ritenuta diminutivo di castrum, nel senso di ‘fortezza’, ‘campo munito’[15] e spesso  usata per indicare anche solo la parte alta del paese o  qualche costruzione imponente. Presente anche la voce Inforzi che in passato stava ad indicare le barriere di sostegno che servivano in qualche modo alla difesa del paese dagli eventuali attacchi esterni senza che fossero tuttavia delle mura vere e proprie.  Le Chiuse è nome che rimanda generalmente ad una recinzione del terreno oppure ad un’opera muraria per il contenimento delle acque.[16] Si ritrova anche il toponimo formato dalla locuzione Di Contra, assai usato nella toponomastica per indicare una località contrapposta ad un’altra[17].

Vi sono poi le forme Capanna, Pinciara[18], Mandra del Peschio, Picoruaro e Peschio Pagliaro, che rimandano alle costruzioni connesse con l’attività armentizia (o comunque all’allevamento in generale di animali), fortemente attestata in zona nel passato come del resto nei paesi limitrofi[19].  Anche il tipo Saliere rinvia in genere alla pastorizia indicando dei ‘luoghi disseminati di pietre in cui si dà il sale alle pecore’[20]  ed è toponimo tuttora presente anche sui fogli dell’ Istituto Geografico Militare. La denominazione Mascicola poi potrebbe essere una traduzione della voce dialettale masciòcchëlë derivata, con ampliamento in -lë ,da masciòcchë f. ‘ cagliata, latte coagulato, giuncata’[21] e riferirsi alla lavorazione del formaggio nel posto, non è da escludere, tuttavia, un rinvio ad un soprannome presente allora in paese.

Rimandano all’attività dei campi e sottolineano come in passato in questa zona l’attività prevalente fosse l’agricoltura praticata per la sussistenza numerosi toponimi tra cui il tipo  Mattuccio, legato  probabilmente al lavoro di legatura dei covoni e spighe;  il toponimo si presenta  infatti come una traduzione italiana in forma diminutiva della  voce abruzzese mattë  m. ‘ fastello, mazzo di fiori o di spighe ecc’[22];   oppure la forma Vignali derivato di ‘vigna’ dal lat. vinea, con il significato di ‘vigna, vigneto’ ma anche semplicemente di terreno in generale. La Cannola  invece potrebbe rimandare alla voce abruzzese cànola ‘canapa’ da un latino reg. canula; d’altronde la coltivazione della canapa era assai attestata in passato in tutta la zona maiellese[23]. Il secondo composto della locuzione Laco di Manpioppo rimanda molto probabilmente alla voce dialettale manόppëlë ‘covone’ dal latino medievale manupulus, per il classico manipulus[24]. Ricorre nel catasto anche il nome  Vicenna che corrisponde a un ‘terreno coltivato a rotazione’ dove si ‘avvicendano’ cioè le colture, assai presente in tutta l’area dell’alta Val Pescara[25].  Il toponimo Rotono (oggi Rotoni sulle mappe catastali)potrebbe essere un’italianizzazione della voce dialettale abruzzese rutónë con il significato di ‘ puleggia di legno’, ‘ ruota idrovora’ ovvero una grande ruota mossa dalla corrente di un torrente che riesce a inviare l’acqua nell’orto per l’irrigazione, e rimandare quindi all’attività di coltivazione ed irrigazione dei campi, anche se non è da escludere l’accezione del termine come accrescitivo di rétë  cioè di  ‘grossa rete di maglia per trasportare paglia o fieno’.[26]  Sempre legato all’irrigazione dei campi il toponimo Pozzutello con alla base la voce dialettale pozzë ‘pozzo’ in forma diminutiva con il significato di ‘pozzetto’ riferito sicuramente a un luogo in cui si raccoglieva l’acqua. Per il toponimo Ortoraglie si deve pensare ad una derivazione dalla voce dialettale òrtërë neutro plurale di  uòrtë  con il significato di ‘orti in un numero indeterminato, o l’insieme di orti’ , con il suffisso – aglia tipico di sostantivi con valore  collettivo (a volte peggiorativo).[27]

Non mancano nomi di luogo riconducibili a zoonimi, sia riferibili a fauna spontanea sia ad animali d’allevamento; appaiono infatti formati da nomi di animali  i toponimi Il Cervo, Valle Caprina e Valle Giumentina e ancora Il Lendrone che risulta essere un traduzione della voce dialettale lëndrónë ‘rondone’ (accrescitivo di lëndrë ‘rondine’).  Interessante poi la forma Colle Melone che  al di là del troppo facile rinvio al frutto delle cucurbitacee, potrebbe nascondere una derivazione dal lat. tardo  melo, -onis per il classico  meles o melis  indicante la martora o il tasso [28].

Tra i nomi abbateggiani derivati da fitonimi o relativi ad essi, si possono annoverare quelli  generici  inerenti a piante che crescono nella zona e in generale  in tutta la circostante area maiellese: L’Olmo, Fonte Sambuco, Il Sorbo. Vi sono poi quelli con valore collettivo (con il classico suffisso – eto, dal latino –etum) come Il Cerqueto dalla base dialettale  cerchë, ‘quercia’[29], o Iuncete che deriva invece dalla voce dialettale jongë/jungë, ‘giunco’ che rimanda dunque a un luogo in cui vi sono i giunchi, o ancora Gli Schieti che deriva dal lat. * esc(u)letum ‘farneto, querceto’, con il trattamento di  e- in  i- e del  nesso /c(u)l/ in / ch(j)/  che indica un  bosco di farnie, una specie di quercia.  Alla categoria dei fitonimi appartiene anche la voce Saletto proveniente dal latino salictum ‘saliceto, luogo piantato a salici’ derivato di  salix ‘salice’. Visciaca, riportato oggi sui fogli dell’ Istituto Geografico Militare come Vusciaca,rimanda al latino rustico * buxaca per il classico * buxaria ‘boschetto di mortella’[30] dal latino buxus ‘bosso’. Il tipo Cascaficora, dal canto suo, risulta formato dal verbo  casca più  il sostantivo ficora traduzione della voce dialettale  fécurë ‘fico, frutto dell’albero di fichi’  che appare con il suffisso   –ora del neutro plurale latino  e può riferirsi sia ad un posto in cui vi sono  le piante di fichi o potrebbe anche rimandare ad un soprannome di persona.  Vi sono poi Pratuccio derivato di ‘prato’ dal latino pratum e Macchie che in italiano come in dialetto, rimanda alla  ‘formazione vegetale costituita in prevalenza da una fitta boscaglia di arbusti sempreverdi caratteristica delle regioni mediterranee’, dall’italiano macchia perchè si presenta come una ‘macchia’ sul terreno brullo, sulla base del lat. măcula(m).

La toponimia abbateggiana antica presenta inoltre parecchi termini geografici di tipo generale che rinviano a particolari conformazioni del terreno o all’ abbondanza di acque. I nomi sono di vario tipo come quelli che hanno alla base il tipo toponimico ‘fonte’ dal lat.  fons, fontis  ‘sorgente’[31] : La Fonte, Fonte dell’Altura, Li Fonticelli (anche Fonticilli e Fonticella), Fonte Vecchia, Fonte Di Cognolo ( oggi Fonte Cugnoli),  Fonte del Gesso, Fonte D’Inferno, Fonte Ruscina [32], o quelli che contengono all’interno un riferimento all’acqua come Capo d’Acqua. Rimandano agli aspetti idrografici del posto anche il toponimo Le Vaschie riferito  molto probabilmente  alle vasche di raccolta di acqua piovana per irrigare i campi, Li Canali, Li Paduri[33] in relazione a terreni acquitrinosi, Il Pissarello cherimanda ad un appellativo assai diffuso in zona per denominare piccoli corsi d’acqua o fontane e sorgenti alle cui acque si attribuiscono valori diuretici[34]. C’è poi  Valle Rianella in cui il secondo termine, alla forma diminutiva, indica un piccolo corso d’acqua, dal latino rivus[35]. Ricorrente il geomorfismo ‘valle’ dal lat. vallis ‘spazio di terra chiuso tra due catene di monti dove scorrono corsi d’acqua’  che si ritrova  nel generico La Valle, in Valle Farese, le Valli e nella formazione tautologica Li Fossi della Valle. Presenti anche toponimi con la forma vallone  ‘valle grande e profonda’ che nei dialetti meridionali ha anche significato di ‘burrone, torrente’[36]; si ritrovano Il Vallone, Piana del Vallone. Non mancano, anche se rari a causa della morfologia accidentata del territorio abbateggiano, nomi di luogo con la voce ‘piano’ in Piano delli Santi, e Le Piane e Piana del Colle ( esiste  in verità anche un Colle  della Piana). Per contro la morfologia  articolata del territorio tipico della zona pedemontana è confermata da toponimi del tipo Scalelle,ancora oggi attestato e riportatosulle carte ufficiali,che ha alla base il latino scala usato in senso geomorfico per indicare un andamento del terreno a gradoni, e Pietralato derivante  da pietra con il suff. – ( l ) ata,  dal lat. petra ‘rupe, roccia’ che designa un luogo in cui vi sono pietre e  affioramenti rocciosi come può essere una zona che degrada verso i fianchi del burrone.

            Vi sono poi quelli sostenuti dalla voce ‘colle’ dal latino collis,‘collina, altura’: Il Colle,  Colle della Selva, Colle della Piana,  Colle del Pratuccio, Colle della Rena. Rimandano invece all’abruz. coštë ‘salita, pendenza ecc’ dal latino costa ‘ costola’ e figurato ‘fianco, lato’ i toponimi Costa Romana, Costa Calla, Coste di Pomponio. Altri geomorfismi, insieme a termini attinenti gli aspetti del suolo, sono Colle Di Gotte (‘Colle di Votta’ sui fogli dell’Istituto Geografico militare) dove la seconda parte della locuzione rimanda alla voce dialettale gottë (anche vottë e γottë)  ‘goccia’ che a sua volta ricalca il latino parlato guttia(m) per il classico gutta(m) in relazione sicuramente alle gocce di pioggia, Crete traduzione letterale dell’abruzz. crétë ‘terreno argilloso, fango, terra’. Per Coriadomo bisogna ipotizzare che la prima parte del nome rimandi alla voce dial. corië letteralmente ‘cuoio’, spesso anche nella forma con metatesi coirë; per estensione il termine starebbe ad indicare un ‘terreno duro  come il cuoio’ [37]. La seconda parte del nome,  –domo, potrebbe invece  essere formata, sulla scia  di alcuni nomi di comuni abruzzesi, dal latino domus ‘casa’ che dal IV- V secolo  comincia ad identificarsi anche “con il fundus ovvero le terre di una familia.”[38] Se questa fosse la giusta accezione il toponimo si riferirebbe ad una zona in cui vi sono terreni alquanto difficili da lavorare. La Rivolta indica un fosso, al confine con Roccamorice, che ad un certo momento cambia direzione, al lat. volg. *revoltae, femm. sost. di *revoltus, departicipiale di revolvĕre ‘rivoltare’. Le Lisciare[39] è invece originato dall’abr. liscë,‘pietra a strapiombo, masso’ ma soprattutto  “lastrone di pietra levigata”[40].

 Molti sono i nomi che rimandano alla presenza della pietra sul territorio: Peneroni, chiara italianizzazione della voce dialettale pënërόnë ‘grosso macigno’[41], Il Peschio dal latino medievale pesclus ‘roccia sospesa’[42], Il Morricone che si basa sul dialetto murrëcόnë ‘ gran masso di pietra’[43], Macere collegato con la voce abruzzese macërë ‘cumulo di pietre rimosso dai campi’ che risale al latino macēriēs[44]. Il toponimo Leio, oggi associato al termine ‘Valle’ (Valle del Leio) e presente sul foglio n. 4 del Catasto dei Terreni come Strada comunale del Leio,  dovrebbe indicare il nome di un torrente che però assume varie denominazioni  nel precedente  passaggio per Roccamorice[45] fino ad arrivare a Scafa dove acquista in definitiva il nome Lavino[46]. Si tratta di una denominazione alquanto interessante perché probabilmente di derivazione greca. Si può infatti spiegare con l’agg. greco λειος, riferito spesso ad un piano con il significato di ‘liscio, uniforme, sgombro’. Il toponimo indicherebbe così una caratteristica del terreno o potrebbe  anche riferirsi alle pietre ben levigate sottostanti il vallone. Sarebbe in ogni modo una importante testimonianza del periodo altomedievale quando ci sono nella zona bizantini e longobardi che, così come è stato  più volte confermato, influenzano con la loro lingua la toponimia locale. Della presenza dei longobardi porta traccia ad esempio la forma Costa Romana il cui aggettivo rimanda al germanico hari-mann latinizzato in harimannus ‘uomo libero longobardo, militare’ tanto impiegato da dare vita a numerosissimi toponimi del genere in tutto il territorio abruzzese ( Valle Romana, Fonte Romana ecc.).

Vi sono infine toponimi che risultano di derivazione  antroponimica con all’interno cioè  nomi di persona come in Colle di Lonardo, Coste di Pomponio. Il toponimo Cusano rifletterebbe un nome di persona latino Cusius con influsso aggettivale - anus ad indicare appartenenza.[47]  Alcuni casi potrebbero essere di ascendenza soprannominale come  Il  Genovese che indica provenienza o Laco Pezzello dove in unione al termine Laco per ‘lago’, c’è la voce modellata sul dialetto pëzzèllë probabilmente  diminutivo di pèzzë ‘pezzo’[48]. Pietrobove potrebbe essere sia soprannome sia cognome di persona o al limite nome e cognome trascritti come unico termine.  Petaccio è termine abruzzese che ha vari significati  tra cui quello di ‘parte, porzione di qualcosa’  ma anche ‘straccio’, e quello di ‘macchia  provocata dal sudiciume’[49] e qui potrebbe essere adoperato come soprannome.   Anche il toponimo Ciarampa  è quasi sicuramente di origine soprannominale.

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•          Giovanni Pansa, Il Chronicon casuriense, ristampa anastatica, Adelmo Polla Editore, Cerchio (AQ), 1893, pp. 144, 157.

•          Ernesto Giammarco, Toponomastica Abruzzese e Molisana, volume VI del Dizionario Abruzzese e molisano, Edizioni Dell’Ateneo, Roma 1990, p.1.

•          Michele Tenore, Viaggio in Abruzzo Citeriore nell’estate del 1831, Adelmo Polla Editore, ristampa, Cerchio (AQ),  1832, p. 38 ( a proposito della località Leglio in Abbateggio).

•          Vincenzo Zecca, Memorie artistiche istoriche della Badia di S. Spirito sul Monte Maiella, Napoli, 1858,  p.214.

•          G.M. GALANTI, Della descrizione geografica e politica delle Sicilie, a cura di F. Assante e D. Demarco, Napoli, E.S.I., 1969, p. 393.

•          Corografia d’ Italia, ossia Gran Dizionario storico- geografico- statistico delle città, borghi, villaggi, castelli ecc della penisola, Milano, edizioni Francesco Pagnoni, 1854.  vol I. p.3.


  1         Chronicon casauriense e Addimenta , in Rerum Italicarum Scriptores a cura di  A. L. MURATORI, t.II, p.II, c. 1006, Milano, 1726: “Todino figlio di Temmaro de Bateju”.

 2            Ivi, c. 1008. “In quel tempo si appropriò del Castello di San Valentino che era posseduto da Riccardo Trogisio e del Castello che è detto Abbatejum mentre fuggivano i Conti de Manuplello.

[3]             Ivi, c. 835.

[4] Cfr. M. DE GIOVANNI, Appunti e Questioni di toponomastica abruzzese. I nomi locali della Provincia di Pescara, Quaderni della Rivista Abruzzese, Lanciano 1978, p. 210: “In genere sono delle paraetimologie, molto frequenti nei secoli antecedenti alla nascita della scienza linguistica, nelle quali sarebbe illusorio cercare  le impostazioni o le analisi  moderne dei problemi: le questioni ad esse sottese rispecchiamo le situazioni culturali storiche e  sociali e, in questo caso, sono condizionate dagli avvenimenti politici, economici e perfino psicologici dei monaci casauriensi dell’epoca” e  A. CLEMENTI, Insediamenti monastici in età medievale nella Valle del Pescara in I Centri Storici della Val Pescara, Pescara, Carsa Edizioni,1990 p. 21 e segg..

[5]  Il cronista dice ad esempio che la località Cantalupo, nella zona di Tocco Da Casauria, il cui nome è ancora oggi attestato, si sarebbe chiamata così perché un certo Lupo aveva qui aveva edificato una rocca fortificata e le guardie che vi vigilavano di notte si davano la voce cantando. Per la spiegazione del nome Piccervo nei pressi di Caramanico scrive: (Bezo) aedificavit castella duo in valle de Caramanaco,…unum uidelicet ultra fluium Orta & Orfente, quod uocauit Piccericum, eo quod pice ibi circinebant, quod quasi propter picarum circinium dictum est Picericum… (a. 981 c. 158v) cioè:  ‘Bezo edificò due castelli nella Valle di Caramanico …uno tra i fiumi Orta e Orfento che chiamò Piccerico perché lì volteggiavano in cielo le piche…’.

[6] Cfr.  A. CLEMENTI, Insediamenti monastici…cit., p. 21. Lo fa per primo proprio quell’abate Adamo in una località detta di Pietrainiqua, dove fonda il castello di Petelianio costruendo anche i castelli di Corsaro, di Letto e Nisamo. “Uno sforzo imponente per contrastare la potenza delle pericolose signorie fondiarie”.

[7] Cfr. C. BATTISTI-G. ALESSIO, Dizionario Etimologico italiano, Firenze, Barbera, 1968, p. 1429 dove in verità viene riportato il suffisso –eggio come nominale, deverbale da –eggiare ma non parla di derivazione da -igium. A sua volta per i verbi in -eggiare il Rohlfs chiarisce che il suffisso si usa sostanzialmente per formare verbi da aggettivi o nomi per esempio guerreggiare, amoreggiare ecc. (si veda G. ROHLFS, Grammatica storica della lingua italiana, Torino, Einaudi, 1966, Voll. III, § 1160); l’ordine sarebbe dunque secondo la tesi di Giammarco a(b)bate>abbateggiare>abbateggio.

8 C.  DU CANGE, Glossarium mediae et infimae latinitatis, Graz, Akademische Druck- U. Verlagsanstalt 1954, tomo I, p.17.

[9] L’antico Catasto onciario di Abbateggio è stato pubblicato nel 2007 da Gabriele Di Pierdomenico che ne ha curato l’analisi e la trascrizione dalla copia originale custodita nell’Archivio di Stato di Napoli.

[10] Iacovo è attestato come variante dell’antiquato Iacomo a sua volta derivato di Giacomo (Cfr. E. DE FELICE, Dizionario dei Nomi Italiani, Milano, Arnoldo Mondatori Editore, 1988, p. 187).

[11]  La santa, infatti, martire a Catania durante la persecuzione dell’imperatore Decio nel 251 e protettrice contro le eruzioni dell’Etna e contro gli incendi in generale, era spesso invocata dalle donne quando avevano problemi nell’allattamento. Il nome originale è di origine greca: Agathē’ derivato dall’agg. agathós ‘buono’ e al femminile appunto agathé ‘buona’.

[12] Il toponimo è variamente attestato in Abruzzo, proviene da un latino regionale *fornaca ‘fornace’ alterazione di fornax, fornacis.  Qui è in relazione alla presenza, documentata  dallo stesso catasto onciario, di una fornace per la cottura dei coppi posseduta in comproprietà da tre persone, due di Abbateggio e una di Roccamorice.

[13]  Il termine è traduzione letterale della voce dialettale cucciularë, (anche ciuccularë) ovvero ‘chi fabbrica o vende tegami, terraglie’ Cfr. E. GIAMMARCO, Dizionario…cit., p.635. Derivato dunque da ciocchëlë ‘coccio, qualsiasi vaso di terracotta’.

[14] Ivi, p.448.

[15] Nel corso dei secoli castrum e castellum spesso si sovrappongono in altri casi si riferiscono a realtà diverse. Cfr. AA.VV., Dizionario di Toponomastica Italiana, Torino, UTET, 1990, p. 177. Oggi castellum ha  comunque numerosi riflessi nella toponomastica italiana.

[16]  Cfr. F. SABATINI-V. COLETTI, Dizionario Della Lingua Italiana, Milano, Larousse, 2004, p. 474. Si tratta di un uso sostantivato del  femm. di ‘chiuso’ derivato  dal latino tardo clūdere ‘chiudere’.

[17]  Nei territori limitrofi di Abbateggio già si  possono annoverare una Decontra a Caramanico e una Decontra a Scafa.

[18] Si tratta dell’italianizzazione della voce dialettale pëngiárë (E. GIAMMARCO, Dizionario…cit., p. 1475) ‘casuccia di argilla e fango, tegolaia, matattoio’ derivato di pèngë ‘tegola, coppo’(Ivi, p.1494).

[19] Molti di questi toponimi si ritrovano infatti  identici nel territorio di Roccamorice e Caramanico Terme dove era assai praticata la pastorizia.

[20]  Cfr. M. DE GIOVANNI Studi Linguistici II, Pescara, Istituto di Studi Abruzzesi, 1995, p. 237 e n. 45 che accosta la forma al termine pastorale  salera

[21] Cfr. E. GIAMMARCO, Dizionario…cit.,  p. 1095.

[22]  Cfr. Ivi, p. 1103, che riporta anche la forma diminutiva dial.  mattuccë nel senso di ‘mazzetto , mazzolino’ dal lat. mattea(m)  ‘mazza’ , voce di origine incerta .

[23] Si pensi per esempio ai numerosi toponimi del tipo Cannavine, Canapine rintracciabili nei territori circostanti.

[24]  La voce latina è la stessa da cui deriva il toponimo Manoppello paese in provincia di Pescara ( e quindi il limitrofo  Lettomanoppello);  Cfr. G. ALESSIO-M. DE GIOVANNI, Preistoria e protostoria linguistica dell’Abruzzo, Lanciano, Itinerari, 1983, p. 70, n. 280: “ da un lat. manuppellus dimin. di manupulus” . D’Altronde  lo stesso paese nell’a. 967 è riportato come Manpopplo, forma molto vicina al toponimo in esame, con  un dileguo di  /u/  avantonico e trattamento di /np/ in /mp/, incrementato, a detta di  Giammarco, con pop(u)lo: Cfr. E. GIAMMARCO, Toponomastica Abruzzese e Molisana, volume VI del Dizionario Abruzzese e molisano, Edizioni Dell’Ateneo, Roma, 1990, p. 230.

[25]   Il toponimo  proviene dal tipo  vicenda. Si tratta  di un participio futuro passivo di *vicere, verbo connesso con *vix, vicis che subisce nella forma dial. (vëcènnë ) un’assimilazione  totale progressiva di /nd/ in /nn/. In  dial. vëcènnë : ‘terreno fertile in pianura’, ‘terreno coltivato a rotazione (E.GIAMMARCO, Dizionario…cit., p. 2316).

[26]  Ivi,  p. 1789.

[27] Cfr. F. SABATINI-V. COLETTI, Dizionario…cit., p. 71, il suffisso deriva dal latino – alia, uscita plurale di nome e aggettivi neutri da cui il valore collettivo; ivi, p. 1774 attesta nelle lingua italiana il termine ortaglia come ‘ terreno coltivato a orto’ o insieme di ortaggi; la forma dialettale òrtërë è invece attestata  da E. GIAMMARCO, Dizionario…cit.,  p. 1383 .

[28]  Cfr. G. ALESSIO- M. DE GIOVANNI, Preistoria e protostoria…cit.,p.91, n. 374:   Confronta anche l’attestazione di  Fonte Melone  nel territorio di Roccacaramanico in M. DE GIOVANNI, Studi Linguistici…cit., p.265.

[29]  La forma italiana ‘quercia’ deriva dal latino querceam, agg. f. sostantivato di quercus ‘quercia’, di origine indeuropea, Cfr. M. CORTELAZZO/P. ZOLLI, Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, Bologna, Zanichelli, 2002,  p. 1298.

[30]  La mortella è altro termine per indicare ‘il mirto’ e regionalmente  'il  bosso’.

[31] Il termine latino continua in tutte le lingue romanze per indicare il luogo in cui ‘esce l’acqua dal suolo’, Cfr. abruz. fondë ‘sorgente, fontana’.

[32]  La seconda parte della locuzione sembrerebbe rimandare alla voce dial. rúscinë ‘ruggine’.

[33]  Si tratta di una forma metatetica  padules nota  fin dall’VII secolo, che  ha alla base il lat. paludes.

[34] Tale appellativo rimanda comunque semanticamente all’idea del rigagnolo d’acqua. Esso  si basa sul suffisso onomatopeico pis- che, come sottolinea  M. DE GIOVANNI, Studi linguistici…cit., p. 260, è largamente  applicato in tutte le lingua romanze.

[35] La -v- già tendeva a dileguarsi  secondo quanto testimoniato  dall’Appendix Probi  rivus,non rius”. La voce tuttavia potrebbe avere alla base un antico rigo come attestato da M. CORTELAZZO-P. ZOLLI, Dizionario…cit.,  p. 1385.  Inoltre più precisamente la voce può essere derivata  da un lat. regionale *riga estratto da rigare ‘irrigare’,  o dal long. riga ‘lista, linea’ , per accostamento semantico.

[36] Cfr. C. BATTISTI-G. ALESSIO, Dizionario Dizionario…cit., p. 3982;  vallone  risulta derivante da ‘vallo’  (dal lat. vallum) qui  in unione con  il suffisso -one.

[37] E. GIAMMARCO, Toponomastica …cit., p. 122.

[38] Così de Giovanni a proposito di Pennadomo e Montenerodomo in DE GIOVANNI, Studi linguistici…cit., 1995, p. 53, n. 23.

[39] Così come in altri casi questo toponimo è attestato anche nel limitrofo territorio di Roccamorice e in tutta l’area maiellese ed è quasi sempre riferito a zone caratterizzate da numerose lastre di pietra nel terreno, in ambiente tipicamente montano.

[40]  Dal germano-lat. *lisius ‘glatt’ incrementato con *exilis ‘esile’. Cfr. E. GIAMMARCO, Toponomastica…cit., , p. 215,  ma  anche M. DE GIOVANNI, Studi linguistici…cit., p. 255, con suffisso –ara dal lat. –arius/a che ha dato nel toscano –aio, nei dial. centromeridonali –aro.

[41]  Il termine riportato da E. GIAMMARCO, Dizionario…cit., p. 1494, ha anche il significato più preciso di ‘contrappeso di pietra per abbassare la leva dello strettoio del torchio’.

[42] Forma assai attestata nella toponomastica abruzzese perché rimanda ad un aspetto frequente della sua morfologia; si pensi anche ai nomi di Pescocostanzo e Pescosansonesco, a Pesco Falcone di Sant’Eufemia ecc..

[43] Secondo G. ALESSIO -M. DE GIOVANNI, Preistoria e protostoria…cit.,p. 184, deriverebbe da una voce *murrico, -onis  che avrebbe alla base la forma murex , icis  ‘ sasso tagliente’  o una sua formazione ma foneticamente contaminata con la base murr- nei continuatori che presentano -rr- .

[44] Per un approfondimento sul termine Cfr.  M. DE GIOVANNI, Studi linguistici…cit., p.251, n.78.

[45] A Roccamorice il medesimo torrente cambia tante volte il nome a seconda del tratto in cui scorre:  Vallone di Santo Spirito, Vallone di San Bartolomeo, Fosso Pantano, Capo la Vena (toponimi ISTITUTO GEOGRAFICO MILITARE e del Quadro d’unione).  Il toponimo Leio oggi a Roccamorice non è contemplato, ma nei documenti del passato appare spesso e nel catasto provvisorio napoleonico  compare anche la forma Leggio che  è  sicuramente sovrapponibile.  L’identicità di alcuni toponimi è dovuta al  fatto che i territori di Abbateggio e Roccamorice sono confinanti come nel caso della valle in esame.

[46] Il nome Lavino è attestato in un documento casauriense di compravendita del 993: infra fluuium Orta et fluuium Lavinum, in M. DE GIOVANNI, Studi linguistici…cit., p. 237.

[47]  Il AA.VV., Dizionario di Toponomastica…cit., p.244 riporta oltre che Cusano anche la forma Cusino riconducibile al latino ecclesiastico Cusinum che potrebbe riflettere un nome di persona Cusinum da confrontare  sempre con l’antroponimo latino Cusius.

[48]  termine dial. pëzzéllë al masch. ha anche un  significato più specifico di  ‘pizzo, merletto, trina’ mentre al femm. indica il dolce tipico abruzzese preparato con un apposito ferro. Cfr.  E. GIAMMARCO, Dizionario…cit., p. 1535.

[49]  Entrambi i significati, insieme ad altri qui poco probabili,  ivi, p. 1521.

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