Storie della Valle del Treste

ANTONIO MEZZANOTTE.

Si dice e si racconta che una matrona romana di nome Lentula, trovandosi in viaggio, fece sosta presso la confluenza del fiume Treste nel Trigno e che lì, dopo che se ne fu ripartita, venne fondato un villaggio che da lei prese il nome di Lentella. Ad un certo punto, però, una terribile invasione di formiche distrusse persino le mura delle case e gli abitanti di Lentella si rifugiarono sulla rupe inaccessibile che ancora oggi vediamo.

Erano tempi oscuri ed incerti, le formiche altro non erano che i popoli invasori che scorazzavano liberamente per l'Abruzzo adriatico dopo la fine dell'Impero d'Occidente e la Valle del Treste veniva aggredita, tra le altre, da scorrerie di genti moresche, le quali saccheggiavano e distruggevano i tanti abitati sparsi nella zona. Si dice e si racconta che arrivarono a Colle Moro, sottostante a Furci, dove misero a ferro ed a fuoco un antico monastero. Poi si apprestavano a salire verso il paese, per saccheggiarlo. Ecco, però, che calò d'improvviso una fitta nebbia, ma così fitta che non si vedeva più nulla e gli invasori persero l'orientamento; poi, altrettanto improvvisamente, riecheggiò un lugubre suono di campane ed allora i Saraceni, spaventati, se ne fuggirono.

Ancora oggi quel luogo su Colle Moro presenta i resti di tre imponenti costruzioni in mattoni, chiamate Mura Saracene. Le scorrerie di barbari, predoni, arabi e ungari avevano desolato la Valle del Treste, ma ecco che si erse la figura di un leggendario guerriero di nome Buono, che prese la difesa di quei pacifici e martoriati abitanti, lottando contro gli invasori e costruendo un castello che da lui prese il nome di San Buono (probabilmente in ricordo di Santo Stefano papa, che nel momento delle persecuzioni chiamò i propri discepoli, tra cui Buono, "commilites", commilitoni, soldati delle fede).

Mille anni più tardi, altri predoni infestavano la Valle: i briganti, come il celebre Pomponio o il sadico Argentieri, che tagliava le orecchie ai cristiani sequestrati e poi leccava il sangue delle loro ferite sul coltellaccio. Allora le genti di questi paesi chiamarono un carabiniere senza paura, Chiaffredo Bergia, detto "il distruggitore dei briganti", che riuscì a sgominare quelle bande brigantesche ed ancora oggi risuona nei racconti del luogo l'eco delle eroiche gesta di Bergia, ma anche voci di tesori nascosti, proventi di rapine e di riscatti, celati dai briganti in grotte o sotto antiche querce.

Altro ancora si potrebbe raccontare su questa mitica valle posta ai confini dell'Abruzzo verso il Molise, come, ad esempio, della Madonna arborea di Fraine che fece parlare una pastorella sordomuta, dei potenti Caracciolo Principi di Santo Bono, del castello di Palmoli, paese che custodisce le spoglie di San Valentino, o ancora della Cena di Betania e degli altri affreschi medievali conservati nella chiesa del Purgatorio a Carunchio, dell'abbazia di Cornaclano tra le campagne di Fresagrandinaria, del Madonna del Monte a Castiglione Messer Marino, del panorama mozzafiato che si gode dai ruderi di Rocca Vecchia, sulla montagna di Roccaspinalveti, ed ancora del principe della milizia celeste, Michele Arcangelo, che apparve nella grotta posta tra i boschi di Liscia, al centro della valle stessa, e del Beato Angelo da Furci, verso il cui santuario muovono sempre tanti devoti....e davvero di tanto altro ancora... Si dice e si racconta pure che una volta venuti qui ci si torna sempre volentieri, ma questa è un'altra storia... (Nella foto: Roccaspinalveti e la chiesa di San Michele Arcangelo)

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