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Storia di briganti a Bisenti

ELSO SIMONE SERPENTINI.

Verso le 19 di lunedì 19 agosto 1861 il Sindaco di Bisenti Tommaso Volpe parlò con Nicola Petrone, un soldato sbandato della leva del 1855. Questi gli riferì che a circa 3 miglia di distanza dall'abitato, in contrada Collececi, in una casa rurale, erano rifugiati due briganti armati. Il Sindaco, con un drappello di fidati e coraggiosi individui della Guardia Nazionale, sia mobile che semplice, guidato dai zelanti e benemeriti ufficiali, primo tenente Achille Barone, secondo tenente Clemente De Carolis, alfiere Gaetano Di Nimesio, il sergente Vincenzo Di Luca, si diresse verso la località indicata.

Sorpresi, i briganti vennero catturati e portati a Bisenti tra la gioia e il plauso della popolazione. Interrogati dissero di chiamarsi Giovanni Bocciarelli, nativo di Cellino, domiciliato in Cermignano, e Domenico Castellani di Cermignano. Tutti e due erano armati di fucile con una sola baionetta e un solo coltello da tavola. Ammisero di far parte del brigantaggio. Il Bucciarelli si era associato ad una banda da vari mesi e aveva partecipato ai saccheggi di Cermignano, Penna S. Andrea e Basciano. Castellani dichiarò che si era dato al brigantaggio solo da pochi giorni, ma solo perché era stato stato preso a forza dai briganti. Non aveva mai preso parte né a saccheggi né ad azioni teso tese al disarmo dei soldati.

Lo stesso giorno della cattura dei due briganti a Bisenti, una banda arrivò a Cellino, gridando "Viva Francesco II", poi, all'improvviso, all'arrivo di un corriere, lasciò il paese si ritirò verso la campagna.

Lo stesso giorno, 19 agosto 1861, Giovanni Palombieri, di Alvi, uno degli uomini più pericolosi della banda Stramenga, faceva pervenire al Sindaco di Tossicia e al comandante della 5a compagnia la richiesta di consegnare armi e munizioni. Inviò un biglietto, a nome e per ordine del "Generale della truppa regia di Francesco II", su cui c'era scritto : "Se volete vivere in pace consegnerete subito quando ciò dimandiano, se no a Tossicia diventerà un lago di sangue e un luogo di bombardamento". Palombieri chiedeva anche la somma di 10.000 ducati per sostenere le truppe entro le 20. "Le armi le porterete alla Forcella, la masseria di Biangoni" si leggeva ancora nel biglietto fatto pervenire. Intanto nelle vicinanze di Cesano le truppe piemontesi proprio quel giorno riuscirono a catturare il brigante Salvatore Antonio, detto “Mazzettò”. Nella Provincia di Ascoli operava contro i briganti marchigiani il 9° battaglione bersaglieri, agli ordini del Generale Cadorna, forte di appena 250 uomini, di cui 100 distaccati ad Acquasanta e ad Arquata.

ADDENDA

di ANDREA PIETROPAOLO

Contrada Colle Ceci é tuttora una delle frazioni più remote di Bisenti, vicina a Befaro di Castelli. Achille Barone (1829-1903) era nonno paterno di don Pierino Barone, medico condotto che eserciva a Teramo fino agli anni ottanta del Novecento; aveva la casa lungo il corso e da piccolo dal balcone di casa sua vidi la sfilata della coppa Interamnia. Clemente De Carolis era noto alla polizia borbonica in quanto aveva legami con la carboneria: alcune riunioni si tenevano nella casa di suo padre Emidio. Attenzione: in quel periodo vi erano due Emidio De Carolis, cugini alla lontana. Questo Emidio notoriamente mazziniano e l'altro era avo diretto del sottoscritto, di professione sarto, il quale invece non si espose politicamente, ma preferì proliferare, dal momento che fece 11 figli. Da lui discendono svariate famiglie bisentine. Va precisato che all'epoca molti bisentini non gradivano i briganti, non perché fossero favorevoli all'annessione, ma perché questi scendevano in paese e pretendevano soldi e mangiare. In consiglio comunale invece la situazione era più o meno "a metà": c'era chi - pur non sostenendo i briganti - era affezionato a Re Francesco e chi (De Carolis, Martella, Ferzecca) invece patteggiava per Vittorio Emanuele. Anche il fratello di un mio antenato, tal Francesco (nome incerto) Di Ludovico, fu accusato di brigantaggio ma non imprigionato.

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