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Sostanziamo e antropizziamo cum substantia i Palazzi e le Case Gentilizie Genìa Sabucchi

Vittorio Morelli

In Casa di Giuseppe Sabucchi (chierico?), nel Rione di S. Antonio vennero rogati Atti notarli già dal 1705. E' il Palazzo aderente al Palazzo Anelli La Rocca? Sembra di sì.

Nell'anno 1724, 12 agosto, nella Casa di Michele Pignataro, Melfi notaio, si presentano i testi: Ignazio Viola, Angelo Antonio..., e Simonacci.

Giuseppe e Stanislao Sabucchi, fratelli, spontaneamente asseriscono davanti a noi, nipoti di Antonio Sabucchi, spontaneamente asseriscono davanti a noi che possiedono nella contrada dove si dice Colle Aloisio nei pressi di Villa Caprara, masserie con querci, vigne, olivi, casa con cantina di capacità di tomoli 192 e tre coppe; altro territorio sito nella contrada di S. Giuliano con querci, olivi e vigne, una casa rustica di capacità di tomola 50 e una coppa e un altro pezzo di terreno con olivi e casa rustica in contrada di Vicinazzo, seu Cupello, di capacità di tomoli 11, una coppa e quattro stoppelli con piedi di olivi di numero 440, item un canneto delli signori Miozzi sito dentro li beni di essi Miozzi nella contrada di Ponte S. Amico.

Item un altro canneto confinante con il magnifico Giuseppe Sabucchi; item ducati 100 e 19 sopra la porzione dell'uliveto del suddetto don Stanislao nella contrada di Fonte di Gallo; item una stanza terranea seu fondaco con cisterna da oglio, che fu del quondam Giulio Labieni, siti sotto una stanza di casa, e da essi si possiede, dove presentemente habita Leonardo di Norcia nel Rione di S. Salvatore.

Item la casa dove presentemente vi habita a Capo Piazza, l'appartamento, che riguarda l'orticelli di rimpetto alle case di Domenico di Mascio, consistente in tre camere superiori, con l'entrata delle scale dove si salisce alle sue case don Stanislao, e tre stanze inferiori che sono un fondaco che sta nella prima entrata a mano sinistra, una stanza da tener legna, che seguita immediatamente ed un altro fondaco immediato a questi due, il quale confina con la cantina, di più la metà della cantina confinante a detti fondaci, la stalla, ed un altro fondaco che sta nella prima entrata del portone a mano dritta, nonché la cisterna da acqua, l'entrata del portone del cortile scoverto restano comuni col detto quondam Antonio ed essi nepoti.

Item la porzione della casa soprana, dove habita Leonardo di Norcia, del fondaco, sito nel Rione di S. Salvatore, sotto le case di Tommaso Pronto; item altro fondaco sotto le case delli eredi del quondam don Giovanni Miozzi, e di un casaleno vicino al macello, i quali restarono comuni, indicati nella separazione fatta da essi nepoti, come dell'albarano nell'agosto dell'anno 1711.

Della Casa in Pianella a Capo Piazza vi sono una sala con quattro stanze superiori, un capo scale con loggia, quattro fondaci sotterranei, con la metà del cortile, entrata e cisterna da acqua.

Una casina con due camere e altre due stanze superiori, con un casaleno contiguo a dette stanze; una cantina con tre fondaci ed un fondachetto sotto le scale, col caposcale comune della prima entrata, cortile, entrata e cisterna da acqua.

Item una casa di due membri vicino al macello, che confina da tre lati con le strade, dall'altro con Domenico de Felici,...

Item una casa che fu del quondam G.B. Miozzi, di due stanze superiori e due inferiori, confinante con il magnifico Taddeo Miozzi, don Domenico Colangeli, la strada ed altri,

Item una casa di due membri con cisterna da olio nel Rione del Ss. Salvatore, giusta da due lati le strade pubbliche, dall'altro lato Francesco Perna, dall'altro Giovanni Domenico di Tullio.

Item un'altra stanza sotterranea nel Rione di Colle da Piedi, dall'altro Giovanni Candelmo, dall'altro la strada.

Item nella campagna tre stanze, una stalletta con sotto il forno, la vaschia e la cantina.

Per parte consistente nell'infrascritti beni, una porzione della Chiusa al Cupello della capacità di tomoli 4 ed una quarta di terreno con ulivi, ridotti a 220 e porzione verso la Vicenna, confinante da capo con la strada pubblica, da un lato i beni del Ss. Rosario, di sotto i beni di don Carlo de Felici.

Item una porzione del territorio a Colle Florio della capacità di tomoli sette, una coppa con querci, confinante con il terreno delli signori Letti (de Lectis) di Ortona, la strada pubblica cha va alla Caprara.

Item il territorio di S. Giuliano di capacità di tomoli 50 ed una coppa con vigna, olivi e querci e casa rustica diruta.

Item il canneto del Ponte S. Amico, il restante della Chiusa al Cupello di sette tomoli, una coppa e tre stoppelli di terreno con ulivi ridotti in numero di 220 e mezzo, confinante con Antonio Miozzi, con i beni della Madonna del Carmine mediante il Fosso, item il canneto che fu di Giambattista Miozzi; un altro pezzo di terreno al Ponte S. Amico, confinante con Domenico Antonio Miozzi.

L'albarano è stato fatto nel 1710 dal reverendo don Rocco Rosino, con cui si assegna a don Antonio la metà di tutto il patrimonio tra cui la masseria di Colleflorio, la torre, la casa col caposcale e forno, con querce, olivi, porcareccia e cantina e deve pagare a suo nipote Stanislao ducati 35 per porzione che si spetta sulla porcareccia e cantina.

Item un altro territorio in contrada S. Giuliano con casa, querce, vigne ed olivi; item un altro oliveto con casa in contrada detta di Vicinazzo, seu Cupello; item un altro terreno di capacità di tomoli 11 in contrada detta Casuccio; item un canneto dei Miozzi; un altro canneto in Ponte S. Amico.

Item 119 ducati quale valore di un oliveto in contrada Fonte di Gallo, che si debbiano assegnare alla porzione del sig. Stanislao e non di Giuseppe, et all'incontro detto don Antonio deve rinfrangare il signor Stanislao altri 19 ducati.

Item una stanza sotterranea seu fondaco con una cisterna da oglio che fu del quondam Giulio Labieni sito sotto una stanza di casa che da essi si possiede, e dove hora habita Scarpino, con che il signor Antonio debba rinfrancare al signor Stanislao altri ducati 6 di paglia, che dal medesimo si rilasciano a beneficio del signor Antonio nella masseria della Torre.

Item resta assegnata a don Antonio la porzione che gli spetta della casa che abita; possiedono un appartamento che riguarda l'oriente, di rimpetto alle case del fisico Bartolomeo Martorano (Martirani), consistente in tre camere superiori con l'entrata delle scale, per dove salisce alle sue case il signor Stanislao Sabucchi e tre stanze inferiori, che sono un fondaco che sta nella prima entrata a man sinistra, una stanza da tener legna, che seguita immediatamente ed un altro fondaco che segue a questi due e senza lamia e confina con la cantina, di più la metà della cantina confinante a detti fondachi, la stalla, e un altro fondaco che sta nella prima entrata del portone a man dritta, con la cisterna d'acqua da l'entrata del portone e il cortile scoverto restino comuni a beneficio dello zio e nepote.

Item dichiararono che la stanza dove habita presentemente Scarpino, eccettuati il fondaco e cisterna, che sono solamente e assolutamente di detto Antono, restano indivisi tra don Antonio, Giuseppe e Stanislao, come resta indiviso anche un fondaco sito nel Rione di S. Salvatore e precisamente sotto le case del quondam Tommaso Pronto.

Un altro fondaco, sito sotto le case del signor don Giovanni Miozzi, come anche un casaleno vicino al macello restano tutti ad arbitrio del signor Antonio, Giuseppe e Stanislao Sabucchi, da dividersi con le solite parti e porzioni.

Item si assegna al signor Stanislao, per porzione di stabili, una massaria nel territorio di Moscufo, comprata dal signor Giovanni Brini della Città di Pescara.

Item si assegna a detto Stanislao un pezzo di territorio con querce in dominio di Moscufo, confinante con Carlo de Felici.

Item una Chiusa con ulivi, vigne e casa nel dominio di questa Terra in contrada S. Nicola; un altro pezzo di territorio in contrada delle Coste di Palude.

Item un'altra chiusa con olive, casa in contrada Fonte di Gallo, confinante con i beni dei Todeschi, Giovanni Miozzi e Antonio Sabucchi, la strada pubblica, della quale chiusa, l'altra parte hà spettato a Giuseppe Sabucchi.

Item dichiarano d'essersi assegnato a Giuseppe, per porzione di stabili, una masseria a Moscufo nella contrada Colle di Lupo, di valuta di ducati 772 e grana 62.

Item si assegna un territorio in contrada Salmacine, giusta da capo i beni del signor don Antonio suo zio e del signor Antonio Todeschi, da un lato la Chiusa del signor Silvio de Caro, da un lato la strada pubblica, da piedi la strada vicinale, come da stima di Francesco Lorito, esperto.

Item, per porzione di casa pro 4a parte, si sono state assegnate tre stanze superiori, la sala con appresso due camere, le quali dal lato di settentrione riguardano la casa della Corte, dall'occidente la casa dei signori Todeschi, di più un fondaco vicino la cisterna, e un'altra stanza terranea, sita vicino alla cucina di esso signor Stanislao con le scale, che conducono a detta sala e loggia, di più l'uso della cisterna e cortile scoverto, come anche la libera entrata del portone principale.

Item Antonio dichiara di dover concedere a Stanislao la libera entrata nella cantina per la porta che riguarda la Strada del Macello da servirsene solamente in occasione di vendemmia, vendere vino a salma, preparare le botti.

Tra Antonio, Giuseppe e Stanislao, avviene anche la divisione del denaro, del grano, delle capre, vacche e bovi; avviene la divisione dei mobili, dei materassi, delle coperte, del rame, del bronzo.

Dichiarano che il caldarone di rame da bollir mosto, il cocchiarone e manirone et una lambicca con campana di piombo debbano restare indivisi.

Item don Antonio have havuto per porzione di stagno, un fiasco grande, uno mezzano, una sottocoppa, un candeliere da candela, et un organo; i suoi nipoti hanno ricevuto dodici sedie di riposo di montone, due di vacchette di Fiandra, una di damasco verde con appoggio e due altre di damasco rosso senza appoggio, un cantarano, un cembalo; item uno specchio grande al signor don Antonio e due piccoli divisi tra i nipoti; molti pezzi di libri, un merco grande per animali grossi, due tappeti di pelo, un mantile di lino grande da nozze di lavori a quadrelli, che resta al signor Stanislao, una coverta di lino lavorata a fior di sambuco, e si consegna al signor Giuseppe. Restano tutti indivisi.

Item una mantavella di seta con ricamo d'oro resta da dividersi solo tra Giuseppe e Stanislao.

Item dichiarano che li due specchi grandi con cornice lavorata et indorata restino solo a Stanislao.

Item una statera grossa, una bilancia di rame con statiera, et una forbice da sarto restano parimenti indivisi... omissis

Item dichiarano che una carnassa di perle e un mantello d'orio con pietre rosse restano indivisi

Item un anello d'oro con pietre bianche resta indiviso; una tovaglia di seta di colore rosso con rete e pizzetto spetta al signor Antonio.

In Casa del magnifico Stanislao Sabucchi, nel 1729, 9 agosto, si sono costituiti Giovanni Pietro de Sanctis, barone della Terra di Rocca Casale e la Signora Lucia de Sanctis, sua nipote, col consenso di Giustino Sabucchi, suo marito, e Giuseppe Sabucchi suo suocero.

Asseriscono come, essendosi la Signora Lucia sposata con Giustino Sabucchi senza alcun consenso del barone de Sanctis, suo zio, pretese convenire al suddetto suo zio...

Lucia de Sanctis asserisce che nell'ultimo testamento (notaio Giovanni Colella della Città di Pentima) del quondam don Gioacchino de Sanctis, suo padre, unitamente ai maschi,venne istituita erede.

Donna Lucia Antonia Salerni, sua ava e madre di Giovanni Pietro de Sanctis, dichiarò che, dedotta la parte ad essa spettante e le altre due parti appartenenti a Francesco Antonio e Giuseppe de Sanctis, suo fratello, altresì il passaggio delle quote alle sue altre sei sorelle, le quali avevano rinunciato al suo beneficio per essere tutti figli nati dal legittimo matrimonio da Lucia Antonia Salerni.

Si stabisce che Lucia de Sanctis deve risarcire i fratelli per la loro quota spettante.

® Riproduzione vietata, in quanto la ricerca è tuttora in corso.

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