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SORDELLO DA GOITO IL PIU FAMOSO GIULLARE ITALIANO, NATURALIZZATO ABRUZZESE

REMO DI LEONARDO.

Dal libro "Lu Bbongiorne" ed. 2024

Sordello da Goito fu uno dei più importanti trovatori italiani; adottò la lingua d'oc per i suoi testi. Incerta è la sua data di nascita, che è da porsi agli inizi del XIII secolo. Nato presumibilmente a Corte Sereno, in provincia di Mantova, da una famiglia di piccola nobiltà essendo il padre miles presso il Castello di Goito. Né le biografie né le altre fonti ci forniscono la data di nascita di Sordello, che si presume sia nato negli ultimi anni del secolo XII o nei primissimi del XIII. Le biografie sono invece concordi nell’affermare che Sordello apparteneva alla piccola e povera nobiltà di campagna: la prima lo dice “cattano”, che nella gerarchia feudale del tempo equivaleva a piccolo vassallo; la seconda lo definisce figlio di un cavaliere, però povero. Notizia questa assai credibile, perché molte erano allora le famiglie della nobiltà rurale ridotte in precarie condizioni economiche: ciò spiega perché Sordello abbandonò presto il luogo natale per andare a cercare fortuna nelle Corti. La sua vita, trascorsa nelle più note corti d'Europa, fu movimentata ed intensa. Aimeric de Peguilhan, in un suo componimento, lo cita come giullare:

I matti e i ruffiani e i compari diventano troppi, e questo non mi piace; e i vili giullaretti novelli, importuni e maldicenti, corrono un po’ troppo avanti; e sono già, i mordaci, per uno di noi due di loro; e non c’è nessuno che dia loro una buona lezione! Mi pesa che si accetti da loro tutto questo e non si opponga loro nessuna resistenza; e non dico questo contro il signor Sordello, perché egli non sembra uno di loro e non va certo in cerca di favori come fanno i cavalieri dottori, ma, quando gli manca chi gli presti denaro, egli non può far cinquina e l’altro terno.

Dipinto murale - intonaco/ pittura a fresco
ATTRIBUZIONI Bertani Giovanni Battista : disegnatore
Ghisoni Fermo Detto Fermo Da Caravaggio : pittore

Complesso Museale di Palazzo Ducale
Palazzo Ducale/ D, 1, 46/ Galleria dei Frutti
P.zza Sordello, 40; p.zza Paccagnini, 3, Mantova (MN)

Da giovane visse alla corte di Riccardo di San Bonifacio, signore di Verona dove ebbe una storia di piccante amore clandestino con Cunizza, sposa di Rizzardo e sorella di Ezzelino da Romano. D’accordo con i fratelli di questa, Ezzelino e Alberto, nel 1226 Sordello la rapì o comunque ne favorì la fuga dalla casa del marito per riportarla al suo casato. Fu questo un evento clamoroso, riportato da tutte le cronache e ricordato ampiamente anche nella lirica del tempo. Delle poesie di Sordello in lode di Cunizza non ci è rimasto nulla, molte furono invece le chiacchiere suscitate nei contemporanei, specie negli ambienti di corte, delle avventure di Cunizza. Dopo il rapimento di Cunizza, Sordello si sarebbe rifugiato nel castello di Ezzelino a Oderzo e di lì sarebbe passato in quello vicino di Levada, non lontano da Ponte di Piave, sul confine del territorio di Ceneda, presso Enrico e i figli Guglielmo e Valpertino di Strasso, amici dei da Romano; qui Sordello si innamorò di Otta, figlia di Enrico, e la sposò segretamente. In una sua lirica, il trovatore provenzale Uc de Saint-Circ, che stabilitosi a Treviso era divenuto il poeta di corte dei da Romano, particolarmente di Alberico, si prende gioco con elegante malizia di un dongiovanni giramondo, indicato con il senhal “Vita Mia”, il quale è appunto Sordello:

Una danzetta voglio comporre, scherzando e ridendo, intorno a Vita Mia, a cui Dio conservi il bell’intelletto, con la quale mi rallegrerò il cuore dolente. (Ritornello) Con dolce canto, danzando, voglio che per conforto se ne vada tentando e seducendo e ingannando le donne. Il suo bell’ingegno gli consiglia di cambiare spesso domicilio, sicché è venuto a stabilirsi qui, e va cercando un’altra da poter ingannare, e che sia ricca! (Ritornello) O terra di Mantova e di Verona, io l’ho perduto (come voi), e Treviso e il Cenedese so che lo stesso han fatto, e se anche il Vicentino lo perde, dove lo accompagnerò? (Ritornello) In Alvernia, nel Forez e nel Velay, dove non sanno chi è né i tiri che combina; poi me lo tiro dietro nel Viennese, ad Annonay.

Federico Faruffini - Sordello e Cunizza - Milano,
Pinacoteca di Brera.

La donna che occupa il primo posto tra quelle da lui cantate è Guida, figlia di Enrico I e sorella di Ugo IV conti di Rodez. Dopo il matrimonio nel 1235 con Pons barone di Montlaur nel Vivarais, Guida visse tra Rodez e i possedimenti del marito, tra i quali appunto Posquières (oggi Vauvert, nel dipartimento del Gard), e in questi luoghi Sordello ebbe occasione di incontrarla, di conoscerla e di ammirarla. A lei Sordello indirizza esplicitamente una canzone, Aitant ses plus viu hom quan viu jauzens (“Si vive soltanto quando si vive nella gioia”), dove si legge:

Tanto penso a lei, e tanto l’amo di cuore, che temo che notte e giorno non mi bastino a pensarla, poiché non ha pari in bellezza e virtù. Per questo debbono cedere a lei le donne più pregiate, poiché essa è guida nel guidare, gentile e perfetta, le valenti in pregio, come le navi in mare guidano la stella polare e l’ago calamitato. E poiché la ferma stella lucente guida le navi che vanno perigliose per il mare, ben dovrebbe colei, che le somiglia, guidare me, che per lei sono nel mare così profondamente sperduto, abbattuto e turbato, che vi morirò e perirò prima che io ne esca, se lei non mi soccorre, poiché non trovo, per uscire, né riva né porto, guado né ponte né ricovero.

Sordello non compose soltanto liriche d’amore ma anche poesie d’ispirazione politica, tra le quali spicca il celebre e già ricordato "Compianto in morte di ser Blacatz" composto intorno al 1237 che ebbe subito vastissima risonanza. Ad accrescere il prestigio e la fama di Sordello contribuirono i suoi rapporti con i più noti trovatori del tempo,  non  solo con Bertran d’Alamanon e Peire Bremon Ricas Novas, che vissero a lungo, come lui, alla corte di Provenza ma anche con Peire Guilhem, Granet, Guilhem Montanhagol, Montan e Reforzat.

Sordello da Goito nel Purgatorio di Dante

Dante farà di Sordello il protagonista di un importante episodio del Purgatorio (canti VI, VII e VIII): Sordello da Goito, con il suo spontaneo scambio di abbracci con Virgilio («io son Sordello della tua terra»), offre a Dante lo spunto per la famosa invettiva: «Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!» (vv. 76-78 Purgatorio, canto VI). «Ahimè Italia schiava (serva), ricettacolo (ostello) di dolore, nave senza timoniere (nocchiere) in una grande tempesta, non più signora (donna) di province, ma prostituta (bordello)».

Goito, (Mn) - Piazza Gramsci (atrio Municipio) 

I feudi d'Abruzzo di Sordello da Goito

Dopo la battaglia di Tagliacozzo (1268) i feudi d'Abruzzo furono il vero premio alla sua fedeltà verso Carlo d'Angiò. Il 5 o più probabilmente il 12 marzo 1269, re Carlo considerando, da parte sua, i grandia, grata et accepta servitia che Sordello gli aveva reso e gli avrebbe reso in futuro, concedeva a lui e ai suoi eredi di ambo i sessi, nati e nascituri, i castelli abruzzesi di Monteodorisio, Monte S. Silvestro (1), Paglieta, Pila (2), e il casale di Castiglione (3), Civitaquana e di Ginestra (4). Feudi che complessivamente avevano una rendita di 157 once d'oro. Nel documento Sordello è designato con i titoli di miles e dilectus familiaris noster, tra i quali è particolarmente notevole quello di familiaris che non si soleva concedere se non ai baroni più legati alla corte e a quelli di più alto lignaggio e che era unito a particolari distinzioni.

ALL'AEDO TROVATORE SORDELLO DI GOITO CANTORE DELLA CAVALLERIA CHE L'ALIGHIERI ADDITO' PERENNE INCARNAZIONE DELL'AMOR DI PATRIA E DELLA CONCORDIA CIVILE LA TERRA DI PALENA AL SUO ANTICO SIGNORE P. " DONEI LI FOL MOLIN ET ANTRA MANENTIS "

A Sordello da Gioito è stato intitolato la piazza di Civitaquana. A Monteodorisio gli hanno intitolato un auditorium. Ignote sono le cause della morte del poeta, come ignoto ne è il luogo. Alcuni hanno supposto ch'egli sia perito di morte violenta e che, in base a tale notizia, Dante ne abbia posto l'anima nell'antipurgatorio. Morì con buona probabilità prima del 30 agosto 1269, quando i suoi feudi furono assegnati al cavaliere Bonifacio di Galibert (Liber donationum Caroli primi, c. 90 B; cfr. M. Boni, in Sordello, le poesie, cit., p. CII). Non è detto però che i feudi fossero stati trasferiti a causa della morte. Potrebbe essersi trattato di un semplice cambio, come precisa De Lollis (Vita e poesie..., cit., p. 65) i registri angioini, che solitamente chiariscono la causa del trasferimento, in questo caso non forniscono alcuna informazione. Secondo Candido Greco (2000, pp. 53 s.), il trasferimento potrebbe essere stato deciso da Carlo a seguito del rifiuto da parte di Sordello di accettare i castelli in segno di protesta per non aver ottenuto la contea di Chieti; il trovatore non ne avrebbe quindi mai preso possesso e il 30 agosto sarebbero stati riassegnati. Le ricerche di De Lollis hanno in ogni caso stabilito che dopo il 30 giugno 1269 il nome del trovatore non compare più nei registri angioini. I commenti alla Commedia forniscono informazioni non verificabili sulle cause della morte (Benvenuto da Imola e l’Anonimo fiorentino riferiscono la voce secondo la quale sarebbe stato ucciso per ordine di Ezzelino da Romano). Si attribuiscono a Sordello circa quaranta componimenti: tredici canzoni d’amore; due tenzoni; quattro partimen; tre scambi di coblas; quattro sirventesi politici e morali; tre sirventesi personali contro Peire Bremon; un planh in morte di Blacatz; una serie di coblas di argomento amoroso, giocoso e morale; un salutz; alcuni testi frammentari e il poema didattico noto come Ensenhamens d’onor. I documenti furono pubblicati per la prima volta da Cesare de Lollis nella sua Vita e poesia di Sordello da Goito (Halle, 1896).

Note:

(1) Monte S. Silvestro. Il feudo di Monte S. Silvestro, da non confondersi con Villa S. Silvestro presso Pescara, confinava con quelli di Paglieta e di Castel Giannazzo; e Castel Giannazzo ubicato a sinistra dell'Osento nelle vicinanze di Torino di Sangro, fra Casalbordino e Atessa. La notizia più antica che si ha di esso “Mons. Sancti Silvestri” è del 1176, anno in cui Alessandro III lo confermò a Odorisio, abate di S. Giovanni in Venere. (2) Pila. Il Castello di Pila, o del Pilo, è ricordato per la prima volta nel sec. XII, cioè in periodo normanno, quale feudo di tre militi posseduto da Simone di Sangro ch'era considerato allora come il conte più potente del regno di Sicilia. Due e più secoli dopo nel 1392, da Ladislao di Napoli fu concesso, insieme con molte altre terre della media valle del Sangro, alla città di Lanciano. (3) Casale di Castiglione. Oggi prende tal nome una contrada che corre tra Monteodorisio e Vasto. Tale contrada, anticamente più abitata di quello che non sia oggi, nel 1047, era posseduta come feudo dalla Badia di S. Giovanni in Venere, a cui, appunto in quell'anno, ne confermò il possesso Enrico III. E il possesso stesso fu confermato alla Badia da Innocenzo III nel 1204. Nel 1270, dopo la morte di Sordello, sotto Carlo I d'Angió, il feudo fu affittato dalla R. Curia, per due terzi, a un notar Tommaso de Gipsico. Oggi la contrada rientra nel territorio comunale di Vasto. (4) Genestra o Genestrula. E' oggi detta così una contrada relativamente vasta del territorio di Civitaquana, con circa 250 abitanti. La prima menzione di essa si fa in un precetto di Desiderio re dei Longobardi, col quale il re, in una conferma di beni numerosissimi, specialmente dei comitati teatino e pinnese, alla badia di Montecassino, ricorda anche la “ecclesia... S. Martini in Genestrula”. Il documento è stato riconosciuto apocrifo, ma, in ogni modo, anche se non appartiene al sec. VIII, non si può negare ad esso una rispettabile antichità. La medesima chiesa di S. Martino in Genestrula viene ricordata in un precetto di Carlo Magno, anch'esso, per altro, considerato apocrifo: e viene ricordata, in fine, in un documento autentico cassinese del secolo XI, il “Memoratorium abbatis Bertharii”, insieme con altri beni posseduti dalla badia di Montecassino nei comitati di Teate e di Pinna: “ecclesia s. Martini in Genestrula cum tota curte”. Nel secolo IX, Genestrula era, dunque, una curtis.

Sitografia:

https://noidimonteodorisio.blogspot.com/2020/01/i-feudi-abruzzesi-di-sordello-da-goito.html http://www.associazioneculturalepalenese.com/casa_artisti/medici/Sordello_di_Goito.html https://www. comune. goito. mn.it › it-it › https://www.studiarapido.it/sordello-da-goito-poeta-trovatore-italiano/ https://www.treccani.it/enciclopedia/sordello-da-goito_%28Dizionario-Biografico%29/ https://divinacommedia.weebly.com/sordello.html https://it.wikipedia.org/wiki/Sordello_da_Goito

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