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SI DICE E SI RACCONTA… LA CHIESA DI SANTA REPARATA A CASOLI (CH)

di Antonio Mezzanotte

SI DICE E SI RACCONTA che la chiesa di Santa Reparata a Casoli sia nata da un sogno collettivo, un desiderio condiviso dagli abitanti di avere un luogo sacro che fosse solo loro, libero da feudatari e padroni.
E così, nel giorno di Ognissanti del 1447, fu posta la prima pietra di quella che sarebbe diventata la chiesa che oggi vediamo.

A ricordarlo è una lapide incastonata nella navata sinistra, scritta in volgare ("IN NOMINE DOMINI AMEN 1447 CHE FO COMENZA TA S. LIBERATA IN DI DE HONNE SANTI FO CO MENZATA PER BOTO CHE FO FACTO PER L OMINI DE CASOLO PER CASIONE DE MORIA LI Q ALI PERSONI VENERA DEBO TAMENTI A S. LIBERATA SI AVERA DUI ANI DE PER DONO…") che testimonia come l’intera costruzione fu finanziata per volontà e con i mezzi dei cittadini di Casoli. Un gesto di orgoglio civico (nonché una testimonianza della lingua del tempo) che, nei secoli, ha alimentato racconti di libertà e identità.

La chiesa, dedicata a Santa Reparata, si affaccia sull’omonima piazza, un po' distante dal centro storico di Casoli abbarbicato sul colle intorno al castello. È un esempio di architettura romanica abruzzese, con elementi rinascimentali e barocchi stratificati nel tempo. L’interno, a tre navate, è sobrio ma suggestivo, con un arco trionfale datato 1539 che introduce al presbiterio, con la nicchia contenente una preziosa effigie settecentesca di santa Liberata, e due altari laterali, elegantemente scolpiti, dedicati rispettivamente ai santi Filippo e Giacomo, testimonianza della devozione popolare del XVII secolo.

Le abbreviazioni SPQR, a sinistra, e PCQF, collocate a destra dell’arco trionfale, hanno il seguente significato:
SENATUS POPULUSQUE ROMANUS
POPULUS CASULANUSQUE FECERUNT.
L’epigrafe rimanda al contributo che gli abitanti di La Roma (l'antica Cluviae dei Sanniti Carecini - oggi Piano La Roma, una località sita poco prima dell'Aventino scendendo da Guardiagrele, nei pressi della chiesa di Sant'Antonio di Padova), abbandonato in parte l'antico centro per trasferirsi a Casoli, diedero unitamente ai casolani per abbellire la nuova chiesa.

Un tempo, il soffitto era decorato da un magnifico cassettonato ligneo, dipinto tra il 1603 e il 1606 dal pittore veneziano Vittorio Buzzacarino, figliastro di Polidoro dè Renzi da Lanciano (che ne aveva sposato in seconde nozze la madre Elena), quest'ultimo probabilmente allievo di Tiziano e molto attivo a Venezia nella metà del 1500. Si racconta che quel soffitto fosse così bello da togliere il fiato e che chi lo ammirava a lungo finisse poi per sognare angeli. Purtroppo, il soffitto andò perduto durante i lavori di restauro post-bellici, lasciando dietro di sé solo il ricordo e qualche frammento conservato.

In effetti, nell'immediato dopoguerra la chiesa fu oggetto di importanti lavori di restauro, che ne modificarono parte della struttura. Il portale quattrocentesco, ad esempio, fu collocato nella fiancata e la facciata riedificata ex novo a imitazione della basilica aquilana di Collemaggio.

Sempre all'interno, sulla sinistra del portale centrale è stato collocato un prezioso trittico del 1506, opera di Antonio di Francesco di Tommaso da Fossombrone, pittore marchigiano influenzato da Carlo Crivelli. L’opera raffigura Santa Liberata con Angeli, ma nei documenti del tempo si legge spesso “Santa Liberata seu Reparata”, a testimonianza di una sovrapposizione devozionale che ha dato vita a racconti curiosi: si narra, ad esempio, che le due sante si alternassero nella protezione del paese, apparendo in sogno a diversi fedeli nei momenti di bisogno e, a comprovare la curiosa sovrapposizione ovvero alterazione del nome, in passato per un certo tempo donne battezzate "Liberata" vennero registrate decedute come "Reparata".

Tra le storie più care ai casolani c’è quella della fondazione della chiesa: è Tonino, gran lavoratore e animato da fervore devozionale, a raccontarmi che santa Reparata apparve in sogno a un vecchio contadino, indicando il luogo esatto dove costruire la sua casa. Il giorno dopo, proprio in quel punto, il terreno – fino ad allora roccioso – si rivelò miracolosamente fertile, come se la terra stessa volesse accogliere l’edificio sacro.

Un altro episodio tramandato oralmente riguarda la festa dell’8 ottobre, giorno dedicato alla Santa. In passato, le donne del paese portavano in dono pani intrecciati a forma di colomba, simbolo di pace e protezione. Secondo il racconto narratomi da una anziana donna originaria di contrada La Roscia (la quale mi ha pure proposto un gemellaggio tra il mio paesello - Rosciano - e la sua contrada natìa nel segno del rosso!), durante una processione scoppiò un violento temporale e un fulmine si abbatté sulla statua della santa senza provocare alcun danno. Il popolo lo interpretò come un segno della sua protezione divina.

Allora, la chiesa di Santa Reparata non è solo un edificio religioso: è un racconto scolpito nella pietra, un intreccio di fede, arte e memoria popolare, che preserva il senso di appartenenza alla terra casolana per le future generazioni.

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