
di Antonio Mezzanotte.
SI DICE E SI RACCONTA che tra le pieghe della Majella, dove il silenzio sa di pietra e di preghiera, si nasconda un piccolo gioiello di storia e mistero: la chiesa di San Pietro a Lettomanoppello.
Incastonata nella suggestiva contrada Pietrara, a due passi dal cuore del paese, questa chiesetta è molto più di un semplice edificio sacro: è un ponte tra epoche lontane, un luogo dove il tempo sembra essersi fermato per raccontare storie antiche di lavoro, fede e rinascita collettiva.
Le sue origini? Si perdono nella notte dei tempi! Leggo che viene citata per la prima volta nel 1407 come Ecclesia Sancti Petri ad Troiam in un documento dell’archivio benedettino di Subiaco e che fu donata da un certo Trasmondo all’Abbazia di San Clemente a Casauria. Non avendo avuto modo di verificare le fonti, mi limito a riferire la notizia, ma, se ho imparato qualcosa leggendo il territorio, allora ritengo che quel "ad Troiam" nulla ha a che vedere con la città omerica, la cittadina del foggiano o la Troyes francese, bensì con un sentiero segnato dal passaggio di animali, che secondo l'insegnamento di Ernesto Giammarco va collegato al tratturo, dalla medesima radice del verbo "trahere", ovvero a una località posta nelle vicinanze e che taluni collocano nella non lontana contrada Fontemarte, in ogni caso lungo la via della transumanza e con il toponimo avente il medesimo significato di passaggio armentizio.
Ma v’è di più: si narra che le fondamenta di questa chiesetta poggino su un antico tempio pagano, forse legato ad antichi culti in qualche modo connessi alla presenza delle rocce bituminose. Se è vero, richiamando un brocardo medievale (delle Istitutiones di Giustiniano, in verità), che i nomi sono conseguenza delle cose, allora potrei ipotizzare che la dedicazione di questo tempio a Pietro, il primo degli apostoli, abbia avuto una finalità rigenerativa: dalla pietra nera del sottosuolo e dalle pietre di questa pietraia ecco che si eleva la "pietra" su cui è stata edificata la Chiesa di Cristo, affinché le porte degli inferi (che si spalancano nelle profondità del sottosuolo) non potessero prevalere.
Suggestioni, ma chissà...
Costruita ai margini del tratturo Centurelle - Montesecco, la chiesetta ha resistito al tempo, rinascendo più volte dalle sue rovine. Oggi, con l'impianto ad aula, i blocchi di pietra scolpiti (probabile materiale di reimpiego d'origine medievale) che adornano la facciata, gli archetti pensili, il triregno e le chiavi petrine nell'iscrizione scolpita dentro la lunetta, le due finestrelle basse a uso dei pellegrini, essa racconta con semplicità la sua lunga storia a chi ha voglia di ascoltare.
Da questa chiesa e dalla stradina che prosegue fino a ricongiungersi con la strada maestra che sale da Scafa, il panorama spazia, variegato, verso le scoscese pendici di Turrivalignani e la vallata della Pescara, fino ai contrafforti del Gran Sasso.















