Sars-Cov-2: luci ed ombre

GIUSEPPE CHICHIRICCÒ.

I virus, seconda la teoria evolutiva, rappresentano il primo passo per arrivare ai microrganismi cellulari, non essendo cellularizzati non si può considerarli viventi, ma dei macchinari incompleti per il metabolismo energetico e la riproduzione. Essi acquisiscono le caratteristiche dei viventi quando penetrano nelle cellule animali o vegetali per utilizzare la dotazione molecolare delle cellule dell’ospite, in particolare DNA e proteine, per riprodursi e originare milioni di nuove generazioni in tempo reale. La penetrazione nella cellula è riservata solo ai virus che trovano sulla membrana cellulare specifici recettori e trasportatori. Durante la riproduzione dei virus, come in qualsiasi organismo, errori casuali possono modificare il genoma virale. Considerando l’alto numero di divisioni del virus si deduce che le mutazioni possono essere esorbitanti e quelle che risulteranno positive per il virus, come la maggiore capacità di riprodursi e infettare, si affermeranno in poco tempo su tutte le altre che gradualmente scompariranno.

La riproduzione del virus causa lo scoppio della cellula ospite e la diffusione delle particelle virali fino all’espulsione nell’aria circostante per produrre nuove infezioni. La prevenzione medica dell’infezione virale si attua con i vaccini. Quello anticovid-19 viene preparato con una tecnica innovativa studiata e testata nel recente passato per produrre vaccini contro i tumori (Sayour et al. 2018), utilizzando RNAm o DNA. Il primo veicolato da liposomi, vescicole lipidiche che inserite nel tessuto umano si fondono con la membrana cellulare rilasciando all’interno della cellula l’RNAm, per il DNA il veicolo è costituito da un adenovirus. I fattori di protezione e correttori di acidità sono più o meno diversi nei vaccini e incidono sulle modalità di conservazione del vaccino. Questi acidi nucleici sono costituiti da brevi tratti con l’informazione per sintetizzare quella glicoproteina (Spike) che Sars-Cov-2 possiede sul suo rivestimento per legarsi ai recettori della cellula ospite ed avere il visto per entrare. Un passaporto biochimico acquisito dal virus mediante mutazione del suo genoma che si può ottenere con tecniche abitualmente utilizzate nei laboratori, nel caso specifico mancano evidenze di un’origine artificiale e quella naturale è ad oggi la più probabile. L’inoculazione del vaccino fa produrre alle cellule ospiti la proteina Spike la quale stimola la formazione di anticorpi specifici e allerta le cellule difensive (linfociti T e macrofagi).

L’immunità acquisita col vaccino o in seguito all’infezione, è alta ma è comunque soggettiva, e decresce nel tempo, mentre rimane la memoria delle cellule difensive pronte alla difesa. L’organismo provvisto di difesa anticorpale non è invulnerabile, ancor più in presenza di nuove varianti virali, in ogni caso la penetrazione cellulare del virus e la sua moltiplicazione sono ostacolate dal legame degli anticorpi con la proteina Spike. Un’analisi approfondita delle varianti e la loro capacità di eludere i vaccini è riportata da Kamps et Hoffmann (2021) e ci fa riflettere sulla opportunità di ostacolare con ogni mezzo la circolazione del virus per prevenire lo viluppo di forme ultraresistenti.  In ogni caso, in presenza di anticorpi il potenziale aggressivo e la probabilità di riversare nell’aria un’alta carica virale si riducono al minimo e l’emissione delle particelle virali avviene in un tempo ridotto della metà. Una complicazione inaspettata dell’infezione virale in assenza di anticorpi e riscontrata anche nei giovanissimi, è l’insorgenza di patologie postume ad infezioni asintomatiche o con sintomi attenuati, definita “long covid” ed una delle probabili cause potrebbe essere l’insorgenza di autoimmunità (Ledford, 2021). Questa tardiva espressione di patologie sembra essere originale per il Covid, mentre altre caratteristiche ricordano la Spagnola, con ondate di virulenza fino a coinvolgere i più giovani.

Interessante ricordare uno studio (Zeberg et Paabo, 2020) che attribuisce ad un gene nel cromosoma 3, presente in una parte della nostra popolazione ed ereditato dall’uomo di Neanderthal, una maggiore probabilità di contrarre l’infezione da Covid-19 in forma aggressiva. Naturalmente è solo una delle condizioni che possono predisporre alla malattia con ospedalizzazione. Per non criminalizzare il nostro parente estinto, l’incrocio con il Neanderthal nell’età della pietra ha senza dubbi procurato vantaggi evolutivi all’uomo moderno, anche a livello immunologico attraverso il processo di “Introgressione adattiva” (Racimo et al. 2015).

Rassicurante per chi teme per una eventuale integrazione dell’RNA virale nel nostro genoma, sono diversi studi a riguardo che non hanno riscontrato in vivo sequenze ibride di DNA uomo-SARS-Cov-2 (Kazachenka et  Kassiotis , 2021; Parry et al. 2021; Smits et al. 2021; Zhang et al. 2021).  D’altronde, da quando la specie umana si è differenziata in Homo sapiens, 300.000 mila anni fa, le nostre cellule sono venute a contatto con una miriade di virus a DNA o RNA e lo sono tutt’ora, se fossero stati integrati nel nostro genoma avremmo acidi nucleici in buona parte costituiti da sequenze virali e saremmo OGM (organismi geneticamente modificati), ma questo non è avvenuto.

Di fronte ai numerosissimi dati che affollano la rete e non di rado ci sembrano controversi, punto cardine è la consapevolezza della necessità per la scienza di conferme e smentite provenienti da fonti qualificate e acquisite con metodi scientifici e confrontabili. Una prima indicazione per la valutazione di un dato si basa sulla qualità della rivista che l’ha pubblicata. Le riviste scientifiche di alto livello sono in lingua inglese ed hanno un Impact Factor (IF), acquisibile on line, quanto più alto è questo valore tanto più qualificata è la rivista. L’articolo proposto per la pubblicazione in una rivista di qualità viene esaminato da 3 revisori specialisti, generalmente professori universitari di diversa nazionalità, e se il parere è unanimamente positivo l’articolo sarà pubblicato senza modifiche o, in alternativa, dopo acquisizione di ulteriori dati richiesti dai revisori, diversamente sarà rifiutato. Risulta evidente l’inconsistenza di una pubblicazione su rivista con revisori carenti, senza o con bassissimo IF e con dati non confrontabili con quelli vagliati e acquisiti dalle comunità scientifiche internazionali. Per le notizie e deduzioni contrastanti dovrebbe far fede la sorgente dell’informazione, ossia la bibliografia citata, ma non sappiamo se la traduzione in italiano e le eventuali deduzioni di chi inserisce l’informazione siano conformi. Quindi, bisognerebbe leggere l’articolo originale ed avere una certa competenza per interpretarlo, la cosa più semplice rimane il fidarsi degli esperti in materia, senza andare a cercare a tutti i costi informazioni che soddisfino la nostra convinzione, scartando tutti quelli con parere avverso al nostro.

I nuovi orientamenti anticovid, oltre agli anticorpi monoclonali il cui uso è limitato alla fase iniziale di infezione o comunque ad infezioni leggero-moderate (Taylor et al. 2021), prevedono l’uso di vaccini con base proteica (Dolging, 2021). Inoltre si stanno sperimentando farmaci che riducano la virulenza del SARS-Cov-2 (Ledford 2021) e i primi dati sono positivi, con buone speranze di aumentarne l’efficienza.

Per concludere, il timore di incorrere negli effetti indesiderati dei vaccini dovrebbe essere inferiore a quello che corriamo ogni giorno assumendo farmaci di ogni genere. Certo in favore di questi ultimi depone il lungo collaudo nel tempo ma, come detto prima, le tecniche con acidi nucleici sono stati anch’essi collaudati da diversi anni, anche se non contro il virus in questione. Aggiungo un’ultima osservazione valida anche per me: quasi mai chiediamo al medico se il farmaco prescritto per noi stessi o per i nostri figli, pur se di nuova acquisizione, possa avere importanti effetti indesiderati, eppure il rischio c’è con le sue riscontrate probabilità. Quindi, conosciamo bene la formula del rapporto costo-beneficio, ma spesso siamo spinti da forze istintive rinunciando alla razionalità della scienza che ci offre attraverso continui studi per i quali paghiamo un pedaggio e magari senza saperne ricavare i vantaggi. Ma questo rientra nel nostro essere umani, per gli evoluzionisti è “un Bias cognitivo dell’Homo sapiens”.

Con il dovuto rispetto per le persone e le loro opinioni eventualmente divergenti dalle quelle riportate, auguro buone cose a tutti i lettori.

Referenze

Dolging E., 2021. How protein-based COVID vaccines could change the pandemic. Nature, 599: 359-360.

Kazachenka A.,  Kassiotis G., 2021. SARS-CoV-2-Host chimeric RNA-sequencing reads do not necessarily arise from virus integration into the host DNA. Front. Microbiol. https://doi.org/10.3389/fmicb.2021.676693. Kamps B.S., Hoffmann C. 2021. Covid reference: Variants. Ed. Steinhauser, Verlag.

Ledford H., 2021. Do vaccines protect against long COVID? What the data say. Nature, 599: 546-548.

Ledford H., 2021. COVID antiviral pills: what scientists still want to know. Nature, 599: 358-359.

Parry R., Gifford R. J., Lytras S., Ray S. C., Coin L.J.M., 2021. No evidence of SARS-CoV-2 reverse transcription and integration as the origin of chimeric transcripts in patient tissues. PNAS, 118 (33).

 Racimo F., Sankararaman S.,  Nielsen R.,  Huerta-Sánchez E. 2015. Evidence for archaic adaptive introgression in humans. Nat. Rev. Genet., 16 (6): 359-371.

 Sayour E. J.,  Mendez-Gomez H.R., Mitchell D.A., 2018. Cancer vaccine immunotherapy with RNA-loaded liposomes. Int. J. Mol. Sci., 19(10): 2890.

Smits N., Rasmussen J., Bodea G.O., Amarilla A.A., Gerdes P., Sanchez-Luque F.J., Ajjikuttira P., Modhiran N., Liang B., Faivre J., Deveson I. W., Khromykh A.A., Watterson D., Ewing A.D., Faulkner G.J., 2021. No evidence of human genome integration of SARS-CoV-2 found by long-read DNA sequencing. Cell Reports, 36 (7).

Taylor P. C.,  Adams A.C.,  Hufford M.M., de la Torre I., Winthrop K.,  Gottlieb R. L., 2021. Neutralizing monoclonal antibodies for treatment of COVID-19. Nature Reviews Immunology, 21: 382–393.

Zhang L., Richards A., Barrasa M.I., Hughes S.H.,  Richard A., Young R.A., Jaenisch R., 2021. Reverse-transcribed SARS-CoV-2 RNA can integrate into the genome of cultured human cells and can be expressed in patient-derived tissues.  PNAS, 118: 21.

Zeberg H., Paabo S., 2020. The major genetic risk factor for severe COVID-19 is inherited from Neanderthals. Nature, 587: 610-612.

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