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Si dice e si racconta che.... LA CHIESA DI SANTA MARIA DE CRYPTIS A CHIETI

23 Giugno 2024

di ANTONIO MEZZANOTTE.

La strada vecchia per Francavilla prende avvio dal Tricalle, custodito dal tempietto ottogonale dedicato alla Madonna e dalla moderna parrocchiale di San Francesco Caracciolo, e arranca verso il colle del Crocifisso. È una bella strada panoramica: l'acropoli cittadina con la cuspide di San Giustino, la cupola di San Francesco della scarpa e la torretta di Palazzo Mezzanotte, più oltre la Majella verso sud, poi ampi squarci sulla sottostante vallata della Pescara con Chieti Scalo, buona parte delle colline vestine fino alla linea montuosa che da Rocca Tagliata, passando per Forca di Penne, prosegue per il Cappucciata, il Voltigno, il Camicia e Monte Corno che appare in lontananza. Questa è la visuale perlomeno fino alla celebre "vutate de lu vente" (curva del vento), così chiamata perché quando il garbino fischia gagliardo è necessario fare attenzione alla guida della vettura, oggi come ieri, quando, si dice e si racconta, un tale con calesse e cavallo fu trascinato nello sbalanco dalla forza compulsiva di una improvvisa folata.

Oltrepassata con ogni cautela la "vutate de lu vente", la strada prosegue verso il mare, sul crinale di un pianoro da cui prendono avvio altre strade per raggiungere il mitico Colle San Paolo (intorno all'anno Mille sede di un castello, in seguito distrutto e incorporato a Chieti da Carlo I d'Angiò, che ne trasferì gli abitanti nel quartiere Trivigliano), il San Salvatore, il Carminello, De Laurentiis, fino a toccare i confini di Pescara a San Silvestro.

Questa porzione del territorio di Chieti è quasi del tutto sconosciuta ai più per via dell'anonimato o scarso interesse che può suscitare un paesaggio agricolo. Invece, tra vigneti, uliveti, orti, querce secolari, pini marittimi, frutteti, macchie di rosmarino e tamerici, calanchi e cespugli di ginestre (già da questo sommario elenco si denota la ricchezza del territorio in termini di biodiversità e di saperi, perché lì dove vi sono terre coltivate la vita fiorisce e non muore mai) si celano antiche dimore signorili circondate da parchi di ampio riguardo e chiese rurali dalla storia secolare, come, ad esempio, "Santa Maria de cryptis".

Si dice e si racconta che la chiesa sia stata edificata nel luogo, chiamato "Fonte del Tronco", presso il quale fu ritrovato un miracoloso quadro della Beata Vergine Maria. Fu elevata a parrocchia nel 1568 dall'arcivescovo Giovanni Oliva con giurisdizione su un vasto territorio che a metà del 1700 comprendeva Villa Reale (cioè villaggio regio, ossia terra del demanio regio), Torre Gentile di Toppi, Torre Gentile Valignani, Torre Gentile Lanuti (tre partizioni della medesima località a seconda delle famiglie nobili proprietarie), Vallelonga, Villa Fontechiara, Primavilla, La Foresta, Colle San Paolo, Le Piane di Henrici (oggi parte di Fontanelle a Pescara), Forcabobolina (ossia S. Giovanni Teatino), Sambuceto, Torrevecchia, Castelferrato, Torremontanara. Si tratta di territori da sempre coltivati a vite, olivo e frutteti, taluni costituiti in feudo, altri con organizzazione autonoma (ad esempio l’antica Università poi Comune di San Silvestro, oggi unito a Pescara), altri aggregati alla città di Chieti già in epoca angioina, storicamente a densità abitativa molto bassa, alcuni dei quali nel corso del XV sec. vennero ripopolati, all'esito di epidemie e guerre (rammentiamo, a mo di esempio, il passaggio del famigerato Conte Lando o di Fra Moriale d'Albarno, che avevano semidistrutto Francavilla), con colonie di schiavoni o di albanesi.

La giurisdizione parrocchiale abbraccia ancora un ampio territorio su due comuni: Chieti e San Giovanni Teatino, su quest'ultimo con le due chiese suffraganee della Mater Popoli Teatini, a valle verso la Dragonara, e della Immacolata Concezione, detta anche De Laurentiis per via dell'antico giuspatronato laicale di quella potente famiglia teatina, a Fontechiaro da capo, ai confini di San Silvestro e Francavilla.

Anche la Madonna del Carminello, bella chiesa settecentesca nel luogo detto un tempo Villa Foresta (poco prima del complesso di Villa Pini), fa riferimento a questa unità parrocchiale.

La chiesa di Santa Maria de cryptis è sita a mezza costa tra Villa Obletter e il fosso di Fonte Reale, contornata da pini centenari. Il nome, tralasciando suggestivi ma erronei richiami all'omonimo eremo morronese di memoria celestiniana, che appunto si trova sulla montagna sopra Sulmona (AQ), deriva dalla presenza di ambienti preposti alle sepolture al di sotto dell'edificio, come accadeva in tutte le chiese prima della riforma napoleonica del 1808 (l'Editto di Saint Cloud, che vietò le sepolture in chiesa per motivi igienici e di sanità pubblica).

La struttura si caratterizza per la facciata neoclassica scandita da paraste, spessa trabeazione con finestrone centrale e timpano triangolare. Il portale è stato rifatto nel 1930, come indica una iscrizione, e per l'occasione fu probabilmente intonacata l'intera facciata, mentre le fiancate laterali conservano l'originario impianto in laterizio a vista. L'interno è a navata unica in stile barocco.

La torre campanaria, risalente al 1700 con base quadrata, è a quattro livelli con cupola in stile napoletano a cipolla. Si dice e si racconta che un tempo la cupola fosse rivestita da placche metalliche, che riflettevano la luce del sole al tramonto, facendo sì che la chiesetta fosse vista e riconoscibile da un'ampia porzione della val Pescara e dalle colline fino a Pianella e Spoltore.

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