Santa Margherita "Acquarola" a Pettorano sul Gizio (Aq)

Antonio Mezzanotte / Lun 25 aprile, 2022 /

Si dice e si racconta che Margherita, orfana di madre, fu affidata ad una balia che la crebbe nell’amore verso Cristo ed il prossimo. Quando il padre, però, scoprì che la figlia ormai adolescente era cristiana, la scacciò di casa e la ragazza venne accolta di nuovo dalla vecchia nutrice. Un giorno, mentre pascolava le pecore, fu notata dal prefetto romano di Antiochia di Pisidia (odierna Yalvaç, in Turchia), che se ne innamorò per la straordinaria bellezza e la chiese in sposa a patto che abiurasse la sua fede. La ragazza rispose con un secco: "No, grazie".

Allora il prefetto la rinchiuse in una prigione e lì apparve il diavolo sotto forma di un drago che la divorò intera, ma grazie alla croce che la giovane portava sempre con sé riuscì a sventrare il mostro e a liberarsi. Altri prodigi furono compiuti da Margherita, che non solo usciva sempre illesa dalle sevizie e resisteva alle lusinghe del romano, ma mentre accadevano tutti questi fatti con il suo esempio convertiva migliaia di persone. Alla fine, ormai vinto, il prefetto la fece decapitare il 20 luglio del 290 d.C.; aveva 15 anni.

Immensa fu per tutta la cristianità la fama di santità di Margherita e, com’è e come non è, la ritroviamo patrona di Pettorano sul Gizio (AQ), ai confini meridionali della Valle Peligna. Lungo il sentiero che dal paese porta verso il Monte Genzana, immersa tra i boschi a circa un chilometro e mezzo dal cavalcavia ferroviario, ecco che nei pressi delle sorgenti del fiume Gizio e della Fonte Frevana troviamo una chiesetta, detta S. Margherita della Valle, che si ritiene essere stata fondata da Margherita di Courbain, la quale portò in dote il feudo di Pettorano a Restaino Cantelmo agli inizi del 1300.
La devozione per la santa di Antiochia di certo è però più risalente ed il suo culto è da leggersi come prosecuzione di antichi rituali, forse dedicati a Cerere, afferenti alle acque di queste sorgenti, ritenute sacre perché donano, allora come oggi, vita e prosperità. Ecco, quindi, perché a Pettorano la Santa viene chiamata "Acquarola", ossia colei che favorisce e benedice le fresche acque del Gizio (ma è anche la protettrice delle partorienti, per via del drago dalle cui viscere uscì illesa).

L'immagine della Santa che regge una croce con la mano destra e con l'altra mano una riproduzione del paese (risalente probabilmente al 1656), con il drago del racconto agiografico ai suoi piedi, è dipinta su una delle antiche porte del centro abitato, che però è dedicata a San Nicola e si trova nel lato del colle che guarda verso Sulmona, all'opposto di Porta Santa Margherita, che invece è sita all'altro capo del paese, lì dove inizia la strada che conduce verso la Valle Frevana.

Viva Santa Margherita Acquarola, allora, santa d’Oriente ma anche santa abruzzese, Signora di Pettorano e delle acque sacre peligne!

(Nelle foto: la chiesetta di Santa Margherita della Valle, l'affresco di Santa Margherita collocato al di sopra della Porta San Nicola ed il castello dei Cantelmo a Pettorano sul Gizio).

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