RENATO MINORE – OGNI COSA È IN PRESTITO

18 Febbraio 2022

MARCO TABELLIONE.

Con il titolo Ogni cosa è in prestito (La nave di Teseo, 19 euro, 304 pagine), Renato Minore, fra i maggiori letterati nazionali e vanto dell’Abruzzo, ha voluto pubblicare la sua ultima produzione in versi, scritta in pieno periodo pandemico, unendola con precedenti sillogi, prove poetiche di grande respiro edite nel passato.

Ogni cosa è in prestito, corredato da una prefazione di Giulio Ferroni e da una post-fazione di Simone Gambacorta, raccoglie infatti le poesie pubblicate nelle sillogi “I nuovi giorni”, “Non ne so più di prima”, “Le bugie dei poeti”, “Nella notte impenetrabile”, “I profitti del cuore”, e l’ultimo “O caro pensiero”, più gli ultimi versi scritti in pieno periodo pandemico, tutti ora presenti e disponibili in un’unica e comoda edizione. Un’occasione imperdibile dunque per confrontare, alla luce della produzione in versi di Minore, affermato narratore e saggista ma fondamentalmente poeta, due periodi emotivamente interessanti per la poesia, pre e post corona virus. Un passaggio cruciale, quasi epocale, attraverso il quale rilevare i cambiamenti prodotti anche nell’immaginario letterario da un evento di tale globalità come la diffusione del corona virus.

Come perciò non curiosare tra i versi brevi e lirici di “Leggendo Dante nei giorni del Coronavirus” sezione sita nella parte finale del libro, per scoprire quanto sia rimasto dell’ispirazione lirica e neoromantica di “O caro pensiero”, la penultima e acclamata fatica poetica di Minore. In effetti molto del lirismo apprezzato nella precedente e quasi leopardiana silloge è sopravvissuto, ma molto si è anche quasi diluito in un umorismo e in un’ironia che paiono come una inevitabile difesa, anche personale ma non solo, alla nuova condizione umana pandemica.

Molte poesie, soprattutto quelle iniziali di “Non ne so più di prima”, danno vita quasi ad un canzoniere amoroso, nel quale le liriche si presentano sentite, spontanee, con ritmi semplici e graziosi, piene di un sincero realismo che testimonia le tappe e gli apici di un affetto profondo, le vicissitudini quotidiane attraversate dall’esperienza delle relazioni, e dal tentativo di essere un “noi”, avvertito anche come un compito, una cura. In questa prima raccolta un discorso a parte merita la sezione “Il Convento francescano”, nella quale Minore, fra citazioni, grovigli linguistici e acrobazie ritmiche, si confronta con l’idea di una nuova umanità insita nell’esempio francescano.

Più vicine alla tradizione dell’ermetismo sono invece le poesie della sezione “Le bugie dei poeti”, in cui enigmi e lirismi criptici si alternano in un tentativo di spiegare il mistero del tempo e della vita, o forse, semplicemente, continuare a formulare su di essi domande e interrogazioni. Infine vanno ricordate le poesie di “O caro pensiero”, con la loro tendenza a sposare intimità e realismo, come chiave di lettura del mondo. La poesia di Minore però non può essere ridotta a spiegazioni tematiche, essa si dà per agglutinazione, ammasso e accumulo di visioni, eventi, storicità ed altro, effetti che si amalgamo spesso in metafore ironiche sull’uomo e sulle sue velleità, nelle quali è possibile rinvenire frammenti di verità.

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