Quando i nostri operai emigravano, per lavoro, anche verso la Bosnia Erzegovina. La triste storia di un ragazzo di Farindola: Paolo Lombardi.

GEREMIA MANCINI.

Anche la storia che sto per raccontare è legata alla nostra emigrazione. Questa volta non verso gli Stati Uniti o il Sud America ma verso la Bosnia Erzegovina. Siamo nel 1900 e a Trebinje (Требиње) si sta costruendo un importante tracciato ferroviario. L’appalto viene aggiudicato da una impresa italiana che decide di portare con se suo personale capace. Tra gli operai scelti uno è abruzzese. Si tratta di Paolo Lombardi nato a Farindola, in contrada Macchie, il 6 giugno del 1872 dal ventiseienne Raffaele (di Alessandro e Maria Domenica Di Francesco) e dalla ventiduenne Massimina Iezzi (di Sabatino e Lucia Delli Castelli).

I genitori di Paolo si erano sposati, a Farindola, il 18 luglio del 1869 dinanzi all’allora Sindaco Nicola Cirone. I due oltre a Paolo ebbero altri 8 figli Alessandro (1870), Spinalba (1875), Maria Concetta (1877), Maria Palma (1880), Antonio (1883-1883), Antonia (1885), Antonio (1888) ed Elisabetta (1891). Il giovane di Farindola partì per la Serbia orgoglioso di essere stato scelto e felice di poter dare una concreta mano all’economia famigliare. In quell’angolo di mondo oltre al lavoro Paolo trovò una realtà a lui sconosciuta fatta di esperienze tutte nuove ed entusiasmanti. Il 1 luglio del 1900, era una domenica, decise di fare insieme ad altri amici un bagno nel fiume che scorre vicino a Trebinje. Mentre era intento a divertirsi un gorgo improvvisamente lo inghiottì. Gli amici tentarono in ogni modo di salvarlo ma, purtroppo, non ci fu nulla da fare. Il funerale fu celebrato dal parroco Angelo Gravinie decano della chiesa parrocchiale cattolica di Trebinje. A Farindola la notizia arrivò diverso tempo dopo. L’atto di morte fu trascritto sul registro del comune solo il 27 luglio del 1901.

Foto: da dove era partito e dove conobbe la morte.

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