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PICCOLA STORIA PIANELLESE. Il casato De Felici salvato dal casato Del Giudice

ELSO SIMONE SERPENTINI.

Si può ben dire che in un momento particolarmente difficile per le finanze e per il patrimonio della famigia De Felici, ramo dei Baroni di Poggioragone, il matrimonio di Tommaso con Paola Francesca Del Giudice, marchesa di Casalincontrada, porta non solo un nuovo titolo nobiliare, il marchesato, ma un apporto economico risolutivo che risolve per il momento grandi problemi, estingue diversi debiti e rimpingua un patrimonio.

Il 7 luglio 1836 comparvero davanti al dott. Filippo Pignatari notaio in Pianella il Barone TOMMASO DE FELICI (figlio Vincenzo De Felici (nato nel 1794, morto il 29 agosto 1796) e della Marchesa Barbara Vincentini, e sua moglie Francesca Paola Del Giudice (figlia di Concezio, Marchese di Casalincontrada Concezio), autorizzata a comparire dal marito. I due coniugi attestano che con le Tavole Nuziali stipulate presso il notaio Giustino Villanti di Chieti il 17 maggio 1816, registrato il 20 maggio, il Marchese Camillo Del Giudice, fratello di Francesca Paola, ha costituito alla sorella una dote di 4.000 ducati, impegnandosi a versarla parte in cessione di beni e fondi parte in contanti. Ma egli non è mai riuscito a consegnare tutta la somma e Francesca Paola non ha potuto che avere delle somme parziali, a più riprese, l’ultima in data recentissima.

Sempre nelle citate Tavole Nuziali si è convenuto che, versata tutta la dote, questa sarebbe stata ipotecata sopra i fondi dello sposo, Tommaso De Felici, del valore di un quarto di più. “Con il presente pubblico atto” scrive il notaio Pignatari “il Don Tommaso Defelici si è determinato di esaurire tale obbligo”. Tommaso De Felici dichiara pure che la moglie gli ha finora versato della sua dote in diverse rate la somma complessiva di ducati 982,76 e ha inoltre estinto vari suoi debiti per un ammontare complessivo di ducati 5.615,99, sì che la somma interamente da lei versata risulta essere di ducati 6.598,75.

Nell’atto notarile vengono elencati tutti i debiti di Tommaso estinti dalla moglie Francesca Paola: - a Valentino Sannoner per valuta di tomola 36 di grano ducati 49,32 - al Capitolo di Chieti per valuta di salme 5 di grano ducati 20,55 - all’usciere Capone per conto di Barbara Vincentini madre di Tommaso ducati 300,00 - pagamenti in varie epoche a Barbara Vincentini ducati 700,00 - depositi presso Valentino Sannoner per conto di Francesca Paola e introitati da Tommaso ducati 1.000,00 - presso il Barone Romignani per conto di Francesca Paola e quindi fatti e introitati da Tommaso ducati 200.00 - per pagati al notaio De Deo negli anni 1830-31-32 per prezzo di salme 101 di grano a ragione di ducati 4,80 per salma ducati 484,00 - restituiti al Sig. De Horatiis di conto di Tommaso ducati 800.00 - a Sebastiano Rima per conto di Tommaso ducati 331,00 - a Valentino Sannoner per conto di Tommaso ducati 176,87 - a Raffaele Olivieri ducati 106,00 - al Sig. De Giove ducati 100,00 - al Sig. Don Ignazio Mariotti ducati 76,00 - al dott. Scorpione ducati 163,50 - al Sig. De Gioved ducati 552,09 - al Sig. Muzio Muzii ducati 283,58 - a Don Eugenio Petroni ducati 272,28 Totale ducati 5.615,99 Tommaso riconosce che è giusto assicurare alla moglie Francesca Paola l’integrità e il recupero del credito da lei vantato sopra di lui e “per soddisfare tale sacro dovere”, sottoscrive con la moglie un contratto notarile, nel quale innanzitutto riconosce di aver ricevuto da Camillo Del Giudice ducati 4.000, “in argento effettivo contante” e ne fa “ampia quietanza”, quale dote da lui costituita per sua sorella Francesca Paola, alla quale egli concede la facoltà di “prendere iscrizione ipotecaria” per la somma di 5.000 ducati, “atteso l’aumento di un quarto dippiù”, rinunciando ad ogni diritto ed azione per strumento di pasaggio, dichiarando di non avere altro a pretendere per causa dotale.

Nell’atto notarile sono elencati i beni che restano ipotecati: - terreno in Contrada Fosso del Lupo, coltivata attualmente da Liborio Chiappino, dalla estensione di tom. 20, parte seminatorio, parte incolto, confinante da un lato con i beni di Don Pietro Babore, col Fosso del Lupo, con i terreni della detta masseria di don Tommaso denominato Casonetto e con quelli della Mensa Arcivescovile di Chieti e propriamente quello stesso che nel Catasto provvisorio del Comune di Pianella viene riportato nell’art. 900 sotto i N. dal 105 al 107 inclusivi della Sezione G; - masseria da campo detto il Casonetto a cui è annesso l’altro podere denominato Mevj, coltivati attualmente da Camillo del fu Silvestro D’Agostino, dell’estensione complessiva di tom. 302,31, di diversa natura, con casa rurale di abitazione, confinante a mezzogiorno con i terreni di Don Andrea Babore e con le strade, a settentrione con i terreni del sig. Defelici e con la strada, a levante con i terreni del Beneficio della Famiglia Defelici sotto il titolo della Santissima Trinità e con la strada, a ponente con i terreni di Clemente d’Aloisio ed altri degli eredi del fu Don Pasquale Martirani e propriamente quello stesso che nel citato catasto provvisorio viene riportato nel citato art. 900 sotto i N. dal 110 al 127 inclusivo della Sezione G; - masseria da Campo detto il Casone della estensione di tom. 186 di diversa natura, con casino di sei membri coltivata attualmente da Silvestro Pignoli, per la parte indicata nel Catasto provvisorio al N. 118 e da Camillo del fu Michele D’Agostino per la parte indicata dalN. 27 al N. 30 inclusivi della Seione H, confinante a mezzogiorno con la strada e i beni di Partenza e dello stesso Tommaso De Felici, a settentrione con i beni della Mensa Arcivescovile di Chieti e della vedova Pelati, a levante con quelli di Francesco Luigi Serafini di Scanno e a ponente con quelli di Tullio Egizi e colle strade; - terreno in contrada Pusciana della estensione di tom. 720, coltivato ad uliveto, confinante a mezzogiorno con i beni del Sig. Camillo Cantelmi, a levante e a settentrione con le strade e a ponente con i beni del notaio Pignatari; - terreno in contrada S. Lucia della estensione di tom. 1424 coltivato in parte uliveto e in parte a seminato da Gennaro Morelli, con casa rurale di abitazione, confinante a mezzogiorno con i beni di Francesco Di Mineo, a levante con quelli del notaio Pignatari, a settentrione con la strada e a ponente con i beni di Vinceno Di Nicolantonio, indicata nel Catasto provvisorio all’art.900 con il N. 602 e dal N. 610 al 612 inclusivo della Sezione H. - terreno in contrada Astignano ceduto al tomolo per tomolo al fu Michele D’Agostino che fa parte dell’intero territorio, ossia masseria demominata il Casone, confinante con i beni dello stesso Tommaso e Felici, riportato nel Tomolario all’art. 12 con il N. 37. Con l’atto notarile Tommaso De Felici “attesa la ricompra fatta dalla D.a Francesca Paola Del Giudice de’ sopra descritti crediti contro di lui, e dell’impronto come sopra dettagliato, si dichiara vero e liquido debitore” della somma di ducati 6.598,75, per cui rimangono “nulli e di niun valore tutti i titoli esistenti e relativi ad essi crediti che erano presso la .a Francesca Paola Del Giudice, la quale in questo atto li restituisce e consegna ad esso D. Tommaso, il quale dopo di avere osservati e verificati, li ha, alla presenza di noi Notaro e testimoni a se ritirati e richiamati e ricevuti facendone quietanza”. Nell’atto notarile viene anche scritto che Tommaso “assoggetta a particolare ipoteca li stessi beni sopra descritti e dettagliati”, per cui dà a sua moglie Francesca Paola Del Giudice “la plenaria facoltà di inserirlo nella Conservazione delle Ipoteche”, sì che la stessa “resta espressamente facoltata di prendere a suo favore sopra i designati beni l’iscrizione ipotecaria per ducati 5.000 per sicurezza della sua dote e per Ducati 6.598,75 dell’espresso credito”.

Viene anche scritto che i contraenti, Tommaso De Felici e sua moglie Paola Francesca Del Giudice, “non intendono per nulla derogare quanto convenuto coll’Istrumento stipulato” dallo stesso notaio Pignatari il 29 luglio 1834, che pertanto resta pienamente e integralmente valido e “il credito in esso spiegato” resta confermato e “indipendente da quello cennato nel presente atto”, il quale ci conclude con l’annotazione che i due contraenti eleggono il loro domicilio di rito presso la propria abitazione.

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