
di Paride Mariotti
Nel primo Ottocento la transumanza tra l'Abruzzo e la Puglia costituiva una degli elementi fondamentali dell'economia dell'Italia centro-meridionale. Questo sistema di mobilità pastorale, basato sullo spostamento stagionale degli armenti dai pascoli montani estivi alle pianure invernali del Tavoliere pugliese, garantiva un uso razionale delle risorse naturali e assicurava la sopravvivenza economica di vaste comunità rurali. La transumanza non rappresentava soltanto un'attività produttiva, ma un complesso fenomeno sociale e giuridico, regolato da norme precise e controllato dalle autorità statali.

La rete dei tratturi regi costituiva l'infrastruttura essenziale di questo sistema. Queste ampie vie erbose, tutelate come beni demaniali, permettevano il passaggio ordinato di milioni di capi di bestiame lungo itinerari consolidati nel tempo. Tra esse, il Tratturo Magno rivestiva un ruolo di primaria importanza:lungo circa 244 chilometri, collegava l'Aquila a Foggia, attraversando l'altopiano delle Rocche, il Molise è il Tavoliere pugliese. Foggia, sede della Regia Dogana, rappresentava il centro amministrativo della transumanza, regolando i diritti di pascolo e le modalità di transito.
In questo contesto si colloca la vicenda documentata di Domenico Palitto, allevatore originario di Roio (allepoca Rojo) e domiciliato all'Aquila. Nel maggio del 1818, a seguito di una comunicazione ricevuta dal Sindaco, Palitto si rivolse all'Intendete provinciale per contestare l'anticipato scioglimento di un contratto di affitto stipulato nel 1817 per durata di tre anni. L'oggetto della controversia era la cosiddetta "montagna di Rocca delle Vene", pascolo di fondamentale importanza per l'accoglienza del suo armento di vacche di ritorno dalla Puglia lungo le vie della transumanza.

La documentazione mette in evidenza come la disponibilità di pascoli montani fosse strettamente legata ai tempi e alle esigenze della mobilità pastorale. Qualsiasi interruzione nell'uso di tali risorse avrebbe compromesso l'intero ciclo produttivo, arrecando gravi danni economici agli allevatori.
IL caso di Palitto testimonia, inoltre, la frequente conflittualità tra interessi locali e diritti contrattuali, in un sistema nel quale la gestione del territorio era profondamente intrecciata con le esigenze della pastorizia transumante. La "montagna di Rocca delle Vene" è storicamente riferibile a un'area nei pressi dell'attuale Campotosto, oggi riconducibile all'Altopiano delle Rocche,territorio che rientra nel Parco naturale regionale Sirente-Velino.
Questo paesaggio, apparentemente naturale, è in realtà il risultato di una lunga interazione tra ambiente e attività umane. Prati altipiani e percorsi tratturali costituiscono le tracce materiali di un sistema economico e culturale che, per secoli, ha modellato il territorio appenninico e ne ha definito l'identità storica.




















