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IL BRIGANTAGGIO NEL TERAMANO. L'assalto a Villa Roiano, nel territorio di Campli

ELSO SIMONE SERPENTINI.

La sera inoltrata di venerdì 23 novembre 1860 circa trecento briganti piombarono su Villa Roiano, nel territorio di Campli e si diedero al saccheggio, soprattutto nelle abitazioni più ricche. Giuseppe Ciaffoni dovette assistere impotente a tutte le ruberie, vide e sentì che a un certo punto taluni di loro si misero a battere il tamburo e poco dopo capì che si trattava di un richiamo per altri briganti, che infatti poco dopo arrivarono anche loro, ciascuno con due fucili in spalla. Dopo aver tutto saccheggiato e distrutto, si allontanarono da Villa Roiano, incamminandosi verso Collicelli, dove ripresero il loro indiscriminato saccheggio. Verso l'alba arrivarono a Battaglia e poi a Villa Ripa di Civitella, dove per circa tre ore si sentirono scariche continue di fucile.

Il sindaco di Campli facente funzione di commissario di guerra scrisse al Governatore di essere consapevole che ciò che doveva ripetere rischiava di venire a nausea, perché da lui già scritto tante volte, ma a Campli c'era assolutamente bisogno della forza pubblica, coraggiosa e sempre pronta a combattere i nemici della Patria e dell'attuale governo. Non si poteva ignorare che le guardie mobilizzate erano prive di armi, che erano solo venti e quindi del tutto inadeguati a far fronte all'assalto di trecento briganti. Perciò il capo compagnia aveva deciso che, se ci fosse stato un altro assalto di briganti, avrebbe dato l'ordine di salvare le armi e la vita e di darsi alla fuga. Tutti i camplesi temevano di perdere la vita, perciò si erano allontanati, abbandonando in balia della sorte le loro abitazioni e le loro sostanze. Lo scrivente concludeva dicendo che sarebbe convenuto anche a lui e agli altri impiegati della cancelleria comunale seguire l'esempio di quanti avevano abbandonato il paese, lasciando l'amministrazione alla discrezione dei ribelli. "Il fuggire salva ognor la vita" terminava la lettera del sindaco.

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