N. 9 Ricordi e aneddoti bandistici tra storia, fede e tradizioni popolari. Serramonacesca, Festa di Sant'Antonio di Padova nel solco della tradizione bandistica.

REMO DI LEONARDO

Serramonacesca è un comune italiano di 539 abitanti della provincia di Pescara in Abruzzo. Si trova su una collina a 280 m s.l.m. nel versante settentrionale del massiccio della Majella. Nel suo territorio scorre il fiume Alento che si dirige verso est per sfociare nell'Adriatico.

Storia

I primi residenti risalgono al periodo barbarico ma il nucleo del paese ebbe origine attorno ad una "fara" (raggruppamento di famiglie) longobarda. Intorno all'856 si fa risalire la costruzione dell'Abbazia di San Liberatore a Majella alla quale è legato il nome Serramonacesca, serra dei monaci.

Il toponimo Monacesca compare per la prima volta nell'XI secolo ad indicare l'abitato rappresentato sulla porta bronzea dell'Abbazia di Montecassino, fatta realizzare nel 1065 dall'Abate Desiderio insieme ad altri importanti presidi territoriali cassinensi dell'Italia centrale.

Al centro abitato si affiancavano delle contrade tra le quali Castrum Polegrae sviluppatasi attorno ad un fortilizio circolare ma alla fine del Quattrocento, la peste colpì la popolazione delle contrade che si concentrò a Serramonacesca. Il feudo appartenne in maniera istituzionale al Monastero di Montecassino, in merito alla Badia. Il borgo di Serramonacesca (chiamato così dal popolino in base alla posizione dell'abbazia), farà parte dal XIII secolo del contado di Manoppello. Vi sorgono anche eremi, come quello di San Giovanni, frequentati da pellegrini e seguaci di Pietro da Morrone.

Nel XVII secolo entra a far parte del dominio dei Valignani, mentre l'abbazia rimane a Montecassino.

Serramonacesca non è soltanto sede della celebre Abbazia di San Liberatore a Majella, dove si ergono imponenti i ruderi di Castel Menardo e della Torre di Polegra o ancora dove mani misteriose scolpirono sapientemente la roccia delle Tombe Rupestri e dell'Eremo di Sant'Onofrio, è anche un paese dalla forte tradizione bandistica, un patrimonio ed una memoria storica da lasciare in eredità alle nuove generazioni dei serresi.

Il ricordo

Era l'inizio degli anni '80 quando, con la appena ricostituita Banda dell'Ass. Musicanti Pianellesi, mi recai a suonare a Serramonacesca, in provincia di Pescara, in occasione della Festa di S. Antonio di Padova detto in paese Sant'Antoniucce(13 giugno) grazie all'interessamento del Maestro Antonino Tatone, (1) nato a Serramonacesca , allora Presidente Nazionale dell'ANBIMA (Associazione Nazionale Bande Italiane Musicali Autonome); a lui e a tutti i maestri di Serramonacesca come Silvio Mancini, Vincenzo Colasante, Gino Mancini, Centurione Ettore, ecc. è stato dedicato Il Museo della Musica.

Era la prima volta che assistevo da musicante, fuori dal mio paese, alla festa del Santo di Padova e alle tradizioni popolari ad essa legate.

Infatti, la prima sorpresa si presentò quando seppi che dovevamo iniziare a suonare nelle ore pomeridiane. Fu così che partendo dalla casa canonica, dove vi era il fondaco di Sant' Antonio in cui erano stati portati molti cesti di pane, suonando a passo di marce brillanti e sinfoniche ci dirigemmo verso la chiesa parrocchiale dov'è la statua del Santo con a capo tredici ragazze vestite con abiti tipici abruzzesi e disposte in doppia fila, ognuna portando sul capo questi cesti, precedute da tredici ragazzi vestiti da paggetti.

Qui il pane venne deposto davanti l'altare insieme alle gerle portate da altre fanciulle e, durante la celebrazione, benedetto. Terminata la funzione le ragazze uscirono in processione per compiere il giro del paese, accompagnate dal suono della banda e da spari pirotecnici, mentre i componenti del comitato festa distribuivano il pane ai presenti e, casa per casa a tutte le famiglie, affinché ognuno potesse mangiarlo facendo delle offerte.

Arrivò così la sera. Dopo la processione, durante la pausa prima del concerto bandistico, mi sedetti davanti un bar della piazza cittadina per rifocillarmi e poco dopo mi si avvicinò un signore appassionato di banda che cortesemente iniziò a parlarmi e domandarmi sulla ricostituente Banda di Pianella, ricordando la famosa Banda Diavoli Rossi di Pianella.

Fu in quella occasione che il vecchio signore, sollecitato dalle mie curiosità da appassionato floklorista mi raccontò come a settembre, con le feste chiamate degli "Omaggi" in onore di Sant' Antonio e di San Liberatore, in passato avveniva la raccolta dei fondi per finanziare le feste:

"Oggi passiamo per le case e chiediamo soldi per fare la festa a S. Antonio e la gente ci dà i soldima 5O - 60 anni fa i soldi scarseggiavano e allora si chiedeva quello che uno aveva in casa in quel momento... e quello che uno aveva allora era il grano...si andava a chiedere il grano a Roccamontepiano: una coppia in una contrada, una coppia in un'altra contrada. Tutto il grano raccolto veniva messo in un punto di raccolta; per evitare che qualche malintenzionato potesse prenderlo o distruggerlo si metteva un'asticella con l'immagine di Sant' Antonio e non lo toccava nessuno poi il grano veniva portato in paese e trebbiato e con il ricavato si pagavano luminarie, banda, spari.

Oggi I fondi raccolti provengono oltre che dalle offerte fatte durante la distribuzione del pane anche da quelle versate da chi si ristora con biscotti locali, vino ed altre bevande in un locale detto "la tassa" e che per questa ospitalità elargisce un contributo. Anche il ricavato della vendita del formaggio viene utilizzato per sostenere le spese delle feste. La pastorizia era l'attività fondamentale di Serramonacesca 50 anni fa ed anche di più. Oggi i pastori anche dei paesi vicini possono accedere ai terreni di Serramonacesca a far pascolare il gregge e per ringraziare S. Antonio offrono il formaggio".

NOTE 1.

Nato a Serramonacesca nel 1926, il Maestro Antonino Tatone, fu avviato agli studi musicali all'età di otto anni presso il Conservatorio di Pescara "Luisa D'Annunzio" e in seguito all'Accademia della Farnesina a Roma, dove conseguì dapprima il "Diploma in Tromba" e successivamente il "Diploma in Composizione e Strumentazione per Banda".

Fu direttore di successo di varie bande, da quella di Castel di Sangro a quella di Mottola (TA) e Biella.

Con l'iscrizione all'Albo dei maestri direttori di banda (1951), aumentarono i suoi incarichi: dal 1976 al 1981, fu nominato Presidente del Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Torino e nello stesso periodo, direttore del Corpo musicale dell'A.T.M.,

dagli anni '70 fino al 1997 fu presidente storico e innovativo delle Bande Musicali del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta e vice presidente nazionale.

Nel 1997 decise per diversi motivi, di lasciare l'allora Associazione Nazionale delle quali il Piemonte faceva parte, e di creare un'altra associazione di Bande Musicali piemontesi. Una parte delle Bande e delle Formazioni Musicali lo seguì in questa nuova realtà, che tutt'oggi prosegue con impegno ed entusiasmo l'opera al servizio della Musica.

Il 23 maggio del 1982 a Torino in Piazza San Carlo, fu il primo maestro a dirigere 7200 strumentisti in occasione del Concerto per la pace, dopo questo grandioso evento, l'Unesco gli attribuì, l'anno successivo, il premio Internazionale per la pace.

Nel Museo, oltre alle significative immagini che lo ritraggono in occasione del Concerto per la pace con Papa Giovanni Paolo II e con l'allora Presidente della Repubblica Scalfaro, del Maestro sono visibili, vari spartiti originali e lo strumento che amava suonare solitamente, il "Filicornino", della famiglia dei fiati.

Il Maestro Antonino Tatone, scompare a Torino in data 8 marzo 2001.

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