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Lettera del barone Zopito De Felici ai figli Vincenzo, Leone e Silvestro che stanno a Napoli a studiare.

ELSO SIMONE SERPENTINI.

Il barone ZOPITO DE FELICI il 26 ottobre 1760 invia una lettera da Pianella ai figli VINCENZO, LEONE e SILVESTRO che stanno a Napoli a studiare.

“Figli miei carissimi” scrive “Dite bene che il vostro vivere di non compiuta salute mi aggrava oltre modo, ma nella parte inferiore di mia umanità. Giustissi.mo Si,re Iddio. Voi che prevedete il futuro, e con un ordine naturale di vostra divina provvidenza, disponete sì bene le cose di noi mortali, condonate, vi prego, il trascorso di mia debolezza, e della mia Umanità, giacchè rientrando nella parte superiroe di me stesso venero, adoro i vostri divini e segreti giudizi, e tutto uniformato a vostri voleri di buon animo tolero quelle agitazioni che provo per il poco ben fare de miei figli, anzicchè se elle sono di questa Croce, che posate sulle mie spalle, per avermi vostro seguace.”

Il barone Zopito è preoccupato per la cattiva salute dei suoi figli, che raffigura come una Croce che il signore ha voluto posargli sulle spalle, ma lui per devozione la porta volentieri, scrive. Rivolto ai figli, dice loro che bisogna comportarsi in modo che il Signore Iddio darà la sua consolazione, perché, assicura, non mentisce mai nelle sue promesse, per sua stessa essenza, così se ci si rimette ai suoi divini voleri. Si è certi di avere da lui tutto il bene promesso.

“Animo, dunque, rimettiamoci a Dio” scrive Zopito. “ ed in cui cooperate al ricupero di vostra salute con quei rimedi umani, che lo stesso Iddio ha creato nel mondo all’uopo dell’Uomo, e lasciamo a Lui la cura del resto. E badate bene a non affliggervi, perché saria lo stesso, che non essere uniformato ai suoi divini Voleri. Mi direte forse che trovandosi il corpo oppresso non può l’animo essere allegro. Sì questo saria vero vivendosi al corpo, ma vivendosi collo Spirito a Dio, sempre lo Spirito sarà allegro, non ostante il corpo sia tribolato a somiglianza de Penitenti, i quali vivono contentissimi, non ostante che i corpi le siano fin anche estenuati per lunghe penitenze.”

Zopito continua dicendosi contento di sapere che il figlio Leone è fuori dai primi tre giorni di febbre, anche se fa ancora fatica a salire e scendere le scale, ma si augura che il tempo e la dieta possano avere benefici effetti. Bisogna considerare che l’uomo con il passare dell’età vedere mutare la sua “complessione” e poi nella famiglia De Felici si registra “un incomodo ereditario nello stomaco”, che però, se trattato, “con regola” passa e si supera.

Perciò, consiglia, “regola ne vitto” e lo stato di salute migliorerà. “Io nei giorni passati per diciotto giorni ho sofferto una grande emissione d’acormonie dal sedere, dopo di avermi patito una grande emissione di sangue per più mesi, ed adesso sto bene e mi son conosciuto esente dalla generale influenza fersanaria. Badate a digerir bene. Nelle mattine mangiate complessivamente bene, nella sera (parte della lettera mancante). Fa giorni astenersi dal vitto…”

Zopito da altri consigli ai figli: astenersi da ogni applicazione immediatamente dopo aver mangiato, riservando il fare al mattino, al giorno e alla sera prima di cena, “osservate come vi conferisca l‘aria”.

Hanno fatto bene, ci compiace, a spendere poco per i loro “Bastoni”, perché se gli daranno tempo e si comporteranno bene, come “figliuoli timorati di Dio”, comprerà lui per loro dei bastoni col pomo d’oro, perché lui può fare più di quel che finora ha fatto. Zopito annuncia che probabilmente partirà il 28 ottobre insieme con Don Nicola (probabilmente Nicola e Felici, appartenente all’altro ramo della famiglia De Delici, quello dei Baroni di Poggiorangone), e questo gli provoca “qualche incomodo” riguardo “agli interessi di casa”, ma è costretto ad uniformarsi al dovere del sangue (si riferisce quasi certamente alla parentela con Don Nicola) e spera di trarre un beneficio nella sua salute dal moto, di cui la sua complessione ha bisogno.

Zopito conclude chiedendo ai figli di tenerlo “raccomandato al Signore Iddio”, affinché lo assista e lo stesso farà lui per i figli. “Amate e temete Iddio, attendete allo studio, mentre vi benedico”.

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