LE CONSEGUENZE DELLA GUERRA

ANTONIO MEZZANOTTE.

27 feb. 2022 - Cultura - News -

Quando Rubens dipinse "Le conseguenze della guerra", olio su tela oggi esposto nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze, era il 1638 e l'Europa si trovava al culmine della Guerra dei Trent'anni, un immane conflitto che falcidiò 12 milioni di vite in tutto il continente ed in Germania in particolare. L'artista fiammingo esprime sia il proprio disappunto verso quei tristi eventi sia il senso di desolazione che permeava l'Europa del tempo, ricorrendo a personaggi della mitologia classica, impressi sulla tela con vividi contrasti di colore, in un turbinio di gesti ed espressioni dal messaggio inequivocabile.

Partendo da sinistra, subito dopo il tempio di Giano con le porte spalancate, che nell'antica Roma alludevano alla guerra in corso, una donna in abito scuro, lacerato, le mani protese verso il cielo in segno di disperazione: una raffigurazione dell'Europa sconvolta dalla guerra.A seguire Venere, dea dell'amore, della bellezza e della vita, contornata da amorini o bambini angosciati che cercano un conforto: tra questi Cupido, che ha ormai gettato a terra l'arco con le frecce degli innamorati. Venere scarmigliata implora di fermarsi ad un truce Marte, dio della guerra, al centro dell'insieme con la spada sguainata ed insanguinata, nell'atto di calpestare dei libri, simbolo della cultura e della saggezza.

Il bellicoso Marte è trascinato per un braccio da Aletto, la furia devastatrice della discordia, con la fiaccola in mano, simbolo di terribile devastazione, che travolge inarrestabile una umanità sgomenta ed impotente, rappresentata sulla destra da Carità (la madre che cerca di proteggere il figlioletto), da Armonia (la donna con il liuto rotto) e dalle Arti (l'uomo con in mano il compasso, un costruttore, schiacciato a terra, simbolo delle distruzioni materiali della guerra), mentre all'orizzonte, tra il fumo e le nuvole tempestose si confondono mostri appena delineati ed ancora sfumati, quali Peste e Carestia. Una potente, allegorica e dolente narrazione di circa 400 anni fa, adattabile ad ogni tempo, purtroppo anche al nostro e, pertanto, di straordinaria e drammatica attualità.

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